/

2024, l’anno delle elezioni. Ecco chi si gioca tutto

1 minuto di lettura

Sette dei 10 paesi più popolosi al mondo, 2 miliardi di persone sparse in 50 nazioni partecperanno alle elezioni. Il 2024 sarà forse l’anno più importante nella storia della democrazia moderna. 

Bangladesh, India, Stati Uniti, Indonesia, Pakistan, Russian, Messico ed Unione Europea. Dalle democrazie più forti ai totalitarismi più preoccupanti, le urne diranno ai governi mondiali la direzione dei prossimi anni.

Le prime elezioni si terranno in Bangladesh, ma gli occhi sono puntati su Taiwan dove, dal 13 gennaio, l’Isola rivendicata da Pechino, eleggerà il suo presidente.

I tre candidati alla presidenza sono Lai Ching-te del DPP, noto per essere ancora più orientato all’indipendenza di Tsai, il leader moderato del Kuomintang Hou You-yi e l’ex sindaco di Taipei Ko Wen-je del Taiwan People’s Party. Una vittoria del DPP, molto probabile, porterà a maggiori tensioni tra l’Isola e la Cina, che potrebbero scaturire nel primo conflitto del 2024.

L’India è decisamente il paese più interessante, data la probabile vittoria, per il terzo mandato di fila del leader Narendra Modi che se la dovrà però vedere con una coalizione di 28 partiti chiamata Indian National Developmental Inclusive Alliance (INDIA), guidato da Rahul Gandhi, il cui padre (Rajiv Gandhi), nonna (Indira Gandhi) e bisnonno (Jawaharlal Nehru) sono stati tutti primi ministri.

Modi entra nel 2024 da assoluto dominatore degli exit poll, nonostante l’indice della democrazie sia diminuito drasticamente dalla sua elezione e numerose indagini dimostrano un durissimo controllo del suo governo nei confronti di media e giornalisti.

Ovviamente, la nostra attenzione è tutta verso le elezioni del Parlamento Europeo, che si terranno tra il 6 e il 9 giugno. Anche qui, sembra esserci una coalizione dominante che, probabilmente, vincerà e governerà per il prossimo mandato: quella formata dal PPE, S&D e RE. Eppure, la crescita esponenziale della destra rende queste elezioni più interessanti che mai, data una remota, ma esistente possibilità che i liberali di centrodestra del PPE debbano allearsi con la destra più radicale (ID e ECR) per rimanere al potere.

Infine, ultime ma sicuramente non meno importanti, le elezioni americane. Il 5 novembre, gli Stati Uniti voteranno per il presidente, tutti i seggi della Camera dei rappresentanti e un terzo dei seggi al Senato. La corsa presidenziale di quest’anno sembra ricordare il 2020, quando il democratico Joe Biden, attuale presidente, si è scontrato con il repubblicano Donald Trump, che aveva sconfitto quattro anni fa.

Trump ha un enorme vantaggio sui rivali repubblicani Ron DeSantis e Nikki Haley, nonostante le molteplici incriminazioni contro di lui e la sua assenza da tutti i dibattiti repubblicani finora.

Gli esiti delle elezioni potrebbero fungere da indicatore per il resto del mondo e una vittoria dei repubblicani potrebbe significare un isolazionismo americano che influisce sugli alleati occidentali, soprattutto in questo periodo di guerra.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Tennis: torneo Brisbane, Sabalenka raggiunge Rybakina in finale

Articolo successivo

Fini: “Pozzolo? Un balengo, fu allontanato da Alleanza Nazionale”

0  0,00