Cavo d’acciaio, Bruzzone: “Generazione Z a rischio. Ecco le cause e come intervenire”

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Non si placano le polemiche seguite alla vicenda di Milano dove alcuni giovani hanno teso un cavo d’acciaio ad altezza d’uomo lungo una via molto trafficata, mettendo in serio pericolo la vita di automobilisti, motociclisti, ciclisti. I giovani individuati e arrestati si sono giustificati sostenendo di non essersi resi conto delle conseguenze che il loro gesto rischiava di provocare, hanno chiesto scusa, dicendo che non era loro intenzione uccidere nessuno.

“Quello che è accaduto a Milano è di una gravità inaudita –è il commento della criminologa Roberta Bruzzone che abbiamo intervistato  – soprattutto perché ci mette davanti ad una serie di problematiche che facciamo tutti finta di non vedere ma che riguardano l’esplosione delle problematiche di disagio mentale soprattutto a carico dei giovanissimi appartenenti alla cosiddetta generazione Z”.

A cosa si riferisce in particolare?

“La maggior parte di questi ragazzi ha problematiche molto serie legate al disagio psicologico di matrice depressiva ed ansiosa associata a consumo di alcol, stupefacenti e psicofarmaci. Quello che è accaduto a Milano in qualche modo è una rappresentazione purtroppo realistica dei rischi che corriamo tutti i giorni, perché questo tipo di soggetti pur di assopire anche per poco tempo quel senso di profondo vuoto e di angoscia che hanno dentro e che nessuno evidentemente è riuscito a gestire e a placare, sono in grado di mettere in atto qualsiasi tipo di comportamento. Questo perché, il dolore che riescono a provocare agli altri probabilmente per loro diventa più potente di qualsiasi psicofarmaco”.

Come si può intervenire?

“Naturalmente il grosso problema di questi giovani è legato alle famiglie visto che data la loro età, e non avendo lavoro, gravitano ancora nel perimetro familiare con i genitori che nella maggior parte dei casi provvedono al loro sostentamento. Famiglie che sono non soltanto del tutte impreparate a gestire la gravità dei frutti che hanno in casa, ma sono totalmente incapaci di arginarne la pericolosità che i loro figli possono esercitare nei confronti degli altri. Si tratta di un problema molto grave che è arrivato il momento di affrontare in maniera molto seria ”,

Come?

“Ripristinando i luoghi di ricovero a medio e lungo termine. Nessuno sia chiaro sta invocando il ritorno ai manicomi di antica memoria le cui condizioni di vivibilità non erano accettabili, ma dobbiamo ripristinare la possibilità di ricoverare le persona a medio e lungo termine anche contro la loro volontà, quando ci rendiamo conto che la loro mente non è nelle condizioni di garantire sicurezza per se stessi, ma soprattutto per gli altri”.

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