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Taiwan e Usa. Sindrome afghana? Non proprio

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Qualche giorno fa si sono svolte le elezioni nell’isola di Taiwan per l’elezione del presidente. Ha vinto con il 40% dei voti il candidato democratico e indipendentista William Lai, che ha sconfitto il candidato nazionalista del Kuomintang. Il nuovo presidente però non ha la maggioranza nel Parlamento di Taipei.

E’ già prevista la visita di un comitato di politici degli Stati Uniti, non ufficiale ma ufficioso, per le felicitazioni. Le tensioni tra Usa e Cina stanno letteralmente esplodendo ogni giorno di più. Ma, il presidente degli Usa Biden, dopo le elezioni di Taiwan, ha dichiarato: “non sosteniamo l’indipendenza di Taiwan”. Di che si tratta, di una nuova disfatta americana nella regione Asia-Pacifico, come l’ultima disastrosa ritirata dall’Afghanistan? No, semplicemente l’affermazione del presidente Biden non corrisponde al vero. Gli Stati Uniti hanno un disperato bisogno geopolitico e strategico dell’indipendenza di Taiwan. L’isola ribelle è l’ultimo “tappo”, situato nel Mar Cinese Meridionale; l’ultimo muro di contenimento, che possa impedire il dilagare della potenza cinese, non soltanto dal punto di vista militare e politico, ma anche economico. Se la Cina Popolare prendesse Taiwan, metterebbe le mani sull’industria dei semiconduttori. Taiwan infatti è di gran lunga il più importante produttore mondiale dei semiconduttori, ne produce più del 60% a livello globale e più del 90% di quelli avanzati. I semiconduttori, altrimenti noti come chip, sono componenti essenziali di innumerevoli prodotti elettronici, quali smartphone, radio, tv, computer, laptop, videogiochi, automobili, aeroplani e altri mezzi di trasporto. Con il monopolio delle terre rare e dei semiconduttori, la Cina potrebbe bloccare mediante embargo mirati il progresso tecnologico dei paesi a lei sgraditi!

Insomma, la vittoria di William Lai alle elezioni taiwanesi è una bomba esplosa nei rapporti tra Cina e Usa, lo testimonia la piccola ma simbolica Repubblica di Nauru, che ha ritirato il proprio riconoscimento a Taiwan. Per cui sono soltanto dodici ormai i paesi che riconoscono l’esistenza dello stato taiwanese. Questa controversia internazionale può scatenare una nuova guerra tra Cina e Stati Uniti d’America? E’ inutile negarlo, il pericolo c’è e sono anni che l’esercito della Cina Popolare sta conducendo esercitazioni sempre più realistiche, che simulano l’assalto all’isola ribelle. L’Elp è arrivato a costruire una copia a grandezza naturale del palazzo delle istituzioni di Taipei, per simulare l’assalto finale.

C’è da dire però che la Cina Popolare non ha fretta di annettere Taiwan. Il Partito Comunista Cinese si è dato tempo per questo obiettivo fino al 2049. E, conoscendo la proverbiale prudenza e saggezza cinese, c’è da giurarlo, l’esercito della Cina Popolare andrà all’assalto di Taiwan proprio nel momento in cui gli americani non potranno correre in suo soccorso.

 

 

 

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