Sardegna: le Domus de Janas candidate a patrimonio Unesco

giovedì, 8 Febbraio 2024
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Sardegna

Alzi la mano chi non ha considerato la Sardegna affascinante, ma sconosciuta e pertanto sottostimata dal punto di vista storico-culturale. I nuraghi, per esempio: cosa sono e quanta identità sarda esprimono? Poi ci sono le precedenti e misteriose Domus de Janas per le quali la commissione nazionale Unesco ha ufficialmente accolto la proposta di candidatura a patrimonio mondiale dell’umanità. E’ un primo successo per il comitato promotore guidato dal Centro Studi Identità e Memoria (Cesim), sostenuto dalla Regione Sardegna e dalla Rete dei comuni delle Domus de Janas, che coinvolge 37 amministrazioni, con Alghero capofila. Il dossier passa ora all’esame degli organismi consultivi del comitato del patrimonio mondiale, con sede a Parigi, per una valutazione sulla conformità dei criteri proposti alle linee guida Unesco.

Le domus sono circa duemila in tutta la Sardegna, sono sepolture scavate nella roccia che la tradizione popolare ha battezzato così (case delle fate o delle streghe): piccole dimore abitate da creature leggendarie di minuscola statura che tessevano splendide stoffe sui loro preziosi telai d’oro mentre cantavano.

L’uso di scavare tombe nelle rocce ha avuto larga diffusione in tutta l’isola e testimonia l’abilità degli artigiani che erano in grado con pochi strumenti di intervenire sulla roccia trachitica (magmatica di tipo effusivo) o arenaria (di tipo sabbioso). Il tipo di sepoltura rivela l’intenzione degli esecutori di riprodurre le abitazioni dei vivi riproponendo nelle pareti in pietra, con la tecnica del rilievo, le zoccolature, le travi lignee dei tetti a doppio spiovente e tutti gli altri elementi architettonici delle case di legno. Evidentemente vi erano particolari motivi religiosi e culturali che innestavano nell’architettura funeraria la riproposizione di quella domestica secondo un filo ideale che doveva unire l’abitazione e il luogo custode delle spoglie mortali. Nelle pareti sono scolpiti diversi simboli religiosi come le false porte, che segnavano il passaggio al mondo ultraterreno, e le corna e le protomi taurine, rappresentazione schematica del dio Toro, che dovevano proteggere il sonno dei morti.

La particolarità del progetto avanzato dal Cesim è quella di un sito seriale formato da 26 componenti, che identifica un’epoca particolarmente importante per la storia dell’isola al centro del Mediterraneo, compresa tra il V e il III millennio avanti Cristo. Le componenti individuate si riferiscono ai monumenti più rappresentativi di questo periodo storico, che va dal Neolitico medio all’Età del rame, e riferibili ai due grandi fenomeni dell’ipogeismo e del megalitismo. Entrambi diffusi nelle coeve civiltà europee, assumono in Sardegna aspetti e connotazioni peculiari, che testimoniano gli scambi con il mondo esterno, ma allo stesso tempo le originali rielaborazioni locali.

Le domus sono il monumento più rappresentativo della Sardegna prenuragica. Se ne contano circa 2400, di cui almeno 25, presentano decorazioni di vario tipo con motivi realizzati a scultura, incisione e pittura. Tra le Domus de Janas più importanti ricordiamo “Angheliu Ruju” di Alghero, “Montessiu” di Villaperucciu; “S’Incantu” di Putigigari; “Sant’Andrea Priu” di Bonorva e “Sas Concas” di Oniferi.

«Sono lieto che la commissione nazionale Unesco abbia accolto la proposta del ministero della Cultura e abbia deciso di presentare le Domus de Janas per l’iscrizione nella lista del patrimonio mondiale – spiega il ministero della cultura Gennaro Sangiuliano – i 26 siti custodiscono una testimonianza storico-culturale di eccezionale valore universale che ben illustra la ricchezza del patrimonio sardo”.

Foto: onuitalia.com

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