/

Nella Lega c’è voglia di sinistra. Avanza il “Carroccio laburista” di Zaia

2 minuti di lettura

La Lega Nord costola della sinistra? Fu Massimo D’Alema a coniare questa dicitura quando nel 1995 la Lega, allora saldamente nella mani di Umberto Bossi, aveva mandato a casa il primo governo Berlusconi.

A distanza di trent’ anni circa, è oggi il governatore del Veneto Luca Zaia a riproporre l’idea di un partito del Nord che guardi a sinistra, ovvero al mondo degli operai e del lavoro. Un partito laburista lo ha definito Zaia, sul modello di Tony Blair, un “labour party”, degli operai, dei giovani e dei lavoratori. Un partito di sinistra nel sociale e liberale in politica, oltre che progressista sui diritti civili e naturalmente federalista e autonomista (ma in Veneto c’è chi rimpiange pure la stagione secessionista).

A Treviso si è svolta un’assemblea di oltre 500 militanti dove il governatore ha fatto la parte del leone e ha lanciato messaggi chiari in direzione del leader nazionale, anche se Salvini è stato soltanto un convitato di pietra. C’è voglia di cambiamento in Veneto, nel Trevigiano in particolare, e a leggere le cronache c’è voglia soprattutto di superare il salvinismo.

I militanti riuniti a Treviso intorno al presidente veneto parlano espressamente di un ritorno alla Lega Nord, bocciano la candidatura del generale Roberto Vannacci ritenuta dannosa e controproducente, ma soprattutto guardano al dopo europee e fanno sentire il loro peso nei confronti dei lombardi. Non vogliono più che sia Milano a scegliere i segretari federali.

Una guerra su più fronti quella contro Salvini, che sembra giocarsi sia sul piano della linea politica che su quello del potere territoriale. Ha fatto molto discutere una frase pronunciata dalla stesso Zaia in cui dichiara di rimpiangere la vecchia Lega Nord e ancora di più la Liga Veneta. Sembra che con Salvini ci sia stato poi un chiarimento e che il governatore abbia spiegato di aver fatto soltanto una battuta decontestualizzata dai media.

Per Salvini si rende sempre più necessario puntare i piedi per blindare Zaia e favorire una sua ricandidatura alle regionali del 2025, invisa a Fratelli d’Italia ma soprattutto a Forza Italia che punta a candidare Flavio Tosi. La sconfitta in Sardegna sembra offrigli il pretesto per rilanciare sulla riconferma del governatore che per ben tre volte consecutive ha vinto con percentuali quasi bulgare.

Ma probabilmente tutto questo non basterà se le elezioni europee segneranno un calo del Carroccio e il sorpasso da parte degli azzurri. Sembra che il post Salvini, nelle intenzioni di chi era riunito a Treviso, si chiami Massimiliano Fedriga; sarebbe proprio il governatore del Friuli il candidato più accreditato alla successione se le elezioni europee dovessero andare male.

Certo è che il partito profetizzato da Zaia è molto lontano da quello di Salvini, e del resto è noto a tutti come il presidente del Veneto si sia spostato su posizioni sempre più progressiste e laiciste, in antitesi al partito sovranista e conservatore del segretario. Lo si è visto sui temi etici che vedono Zaia sempre più vicino al mondo LGBT e al laicismo radicale (vedi la battaglia sul fine vita).

Come si può conciliare l’idea di un partito laburista alla Tony Blair con le alleanze portate avanti da Salvini in Europa con le formazioni di estrema destra ed euroscettiche?

Misteri della politica che presto o tardi dovranno essere chiariti.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Fedez e la depressione: operazione tenerezza?

Articolo successivo

Calcio: Bologna. Fabbian “Motta un maestro, Europa e Nazionale un sogno”

0  0,00