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Ferragni, parla Abbate: “Intervista vuota, oltre la trousse niente!”

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Chiara Ferragni  è stata ospite a “Che tempo che fa”, intervistata da Fabio Fazio, dopo le vicende giudiziarie che l’hanno vista coinvolta e l’allontanamento con il marito Fedez. “Mi sono trovata in mezzo a un’ondata d’odio, è un periodo un po’ tosto, ma la mia storia è piccola così rispetto alle tragedie del mondo”, ha detto. Ha evidenziato come possono essere dannosi i social che prima ti osannano e poi improvvisamente diventano orribili. Con Federico “ci sentiamo, siamo persone adulte che si voglione bene, ma questa crisi è un po’ più forte delle altre”. Una Ferragni realmente provata, oppure è tutta un’operazione di marketing studiata a tavolino? Lo abbiamo chiesto allo scrittore Fulvio Abbate.

Ferragni in tv è apparsa provata, ha parlato di un clima di odio nei suoi confronti, ha ammesso di aver sbagliato nella vicenda del pandoro, ha chiesto scusa per gli errori commessi. Che idea si è fatto?

“Sono orgoglioso di non aver speso una sola parola sulla separazione con Fedez, di questo vado fiero perché si tratta di vicende private che non dovrebbero mai essere oggetto di dibattito. Rispetto invece alla vicenda del pandoro avevo proposto una colletta per dare conforto alla Ferragni, avevo portato anche delle buste in televisione per raccogliere donazioni in grado di dare ristoro emotivo al dramma di questa persona. Ciò premesso, trovo davvero incomprensibile che la vicenda Ferragni diventi una notizia di prima pagina. A Gaza ci sono delle stragi in corso e noi discutiamo delle vicissitudini di questo personaggio. Ma ammesso anche che nel mondo ci fosse la pace e tutto fosse perfetto, troverei comunque assurda l’attenzione mediatica che le si sta dando”.

L’intervista da Fazio le è sembrata sincera?

“Ho avuto la sensazione di trovarmi di fronte una persona priva di espressione. Se dovessi riassumere ciò che ho visto direi ‘oltre la trousse niente!'”.

Pensa che la Ferragni sia giunta al capolinea?

“Sono un pessimista di natura ma in questo caso sono convinto di poter dire che il suo brand è stato tumulato. Nel momento in cui la Coca Cola ti toglie il contratto sei davvero finita, perché nel sistema mercantile capitalistico la Coca Cola equivale a Dio”.

Il tramonto da cosa è stato determinato secondo lei? Insomma, davvero tutto è partito dal pandoro?

“Molti diranno che lei in fondo non ha colpe, si è fidata dei suoi manager che l’hanno messa nei casini. Nella vicenda dei pandori è apparsa inattendibile, e poiché aveva assunto il ruolo di una sorta di icona etica, il suo mito è inevitabilmente crollato. Ma stia tranquillo che di Ferragni ne arriveranno altre”.

Lei è stato sempre critico con la Ferragni e  oggi può dire di aver avuto ragione. E’ soddisfatto?

“Nel 2018 scrissi un articolo in cui evidenziavo che ritenevo la Ferragni un personaggio insignificante. Fui insultato da Fedez per questo, nonostante io non abbia mai avuto una considerazione negativa per lui. Io però non ritengo di aver avuto ragione per tutto ciò che è accaduto, semplicemente perché rilevavo soltanto il dato dell’insignificanza. Non si tratta di aver avuto ragione se lei pensa che persone intellettualmente stimabili sono le prime a mettere i cuoricini e i like alla Ferragni”.

La solita sindrome dell’amichettismo di cui parla spesso?

“In questo caso non c’entra niente l’amichettismo, è tutta suggestione e sottomissione al glamour che produce ricchezza”.

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