Aspides, la credibilità dell’Italia appesa a un avverbio…

mercoledì, 6 Marzo 2024
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Aspides, alla fine il Parlamento ce l’ha fatta ad approvare la missione europea a protezione delle navi mercantili sul Mar Rosso. Ma che fatica. E anche che imbarazzo per l’Italia: siamo stati gli ultimi a dire di sì. E non ci abbiamo fatto un gran bella figura perché il comando unificato di Aspides è affidato proprio a noi.

Dovevamo già essere pronti giovedì 29 febbraio per autorizzare la missione a difesa dei navigli commerciali attaccati dai missili e i droni degli Huthi. Ma il voto parlamentare è stato rimandato a martedì 5 marzo su richiesta delle opposizioni che dovevano “esaminare” più attentamente la questione. Una lungaggine inopportuna. Basterà dire che nella sera di sabato 2 marzo il cacciatorpediniere italiano Caio Duilio (la nave da cui sarà diretta Aspides) ha dovuto abbattere un drone lanciatogli contro dagli Huthi. Non c’è insomma tempo da perdere.

Tutto è bene quel che finisce bene. Però i bizantinismi messi in mostra dall’opposizione ci fanno capire quanto sia in ritardo la politica italiana rispetto alle urgenze internazionali di questa travagliata fase storica.

La situazione s’è potuta sbloccare perché il governo ha accettato di espungere l’avverbio “eminentemente” dal testo di autorizzazione della missione. Nella versione originaria era infatti scritto che Aspides ha una natura “eminentemente difensiva”. La presenza di quell’avverbio ha bloccato il via libera italiano per giorni. Per il M5S bisognava togliere “eminentemente” dalla formulazione perché altrimenti si sarebbe implicitamente ammesso che Aspides potesse assumere anche una natura “offensiva”. Vana la fatica dei parlamentari del centrodestra di spiegare ai pentastellati che “eminentemente” non era da intendere come “soprattutto” ma come un semplice rafforzativo e che quindi la missione non correva il rischio di essere snaturata. L’avverbio compariva peraltro solo nell’introduzione e non nel corpo della risoluzione. Non c’è stato niente da fare.  Il principio del cavillo assoluto l’ha fatta da padrone.

Intendiamoci, la maggioranza aveva certo i numeri per andare avanti e per approvare comunque la missione. Però, quando si tratta di mandare i nostri soldati in missioni all’estero, è sempre opportuno avere il massimo del consenso parlamentare possibile. La soluzione della controversia lessicale ha peraltro tolto dall’imbarazzo il Pd, che era pronto a dire di sì ad Aspides e che correva pertanto il rischio di esporsi alle critiche più aspre da parte del fronte pacifista.

Alla fine, solo l’intervento diretto del ministro Antonio Tajani a Montecitorio ha permesso di superare l’ostacolo. «Aspides – ha dichiarato il capo della Farnesina – agirà con compiti di natura difensiva, la missione non potrà cioè intraprendere azioni di tipo preventivo». «Aspides – ha aggiunto il ministro- non è diretta contro nessuno, ma a difesa di un principio: la libertà e sicurezza della navigazione».

Questa precisazione di Tajani, se ha convinto Giuseppe Conte e i suoi, non ha però smosso Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli dal loro granitico antimilitarismo: AVS ha votato contro la missione europea in Mar Rosso. E qui c’è in realtà una importante notizia politica: il governo è riuscito a portare i 5 Stelle dalla sua parte e a spaccare il fronte pacifista.

I distinguo e i turbamenti continuano però a percorrere tutto il campo della sinistra. E dimostrano, tra le altre cose, l’improbabilità che un qualsiasi “campo largo” possa guidare con autorevolezza il Paese nelle odierne turbolenze mondiali.

Nei prossimi anni non saranno consentite all’Italia troppe ambiguità in campo internazionale. Andiamo verso tempi in cui le missioni come Aspides si potranno moltiplicare. E potrebbero non bastare più, a toglierci dai guai, i bizantinismi lessicali.

 

 

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