Siete preoccupati perché la benzina alla pompa sotto casa ha superato i due euro al litro? Sappiate che probabilmente nei prossimi mesi andrà peggio. In questi giorni i giornali e i servizi dei tg erano pieni di commenti seguiti all’ultimo sondaggio di Quotidiano Energia, secondo il quale il prezzo medio della benzina aveva già raggiunto a marzo i 2,048 euro al litro, arrivando oltre i 2,1 euro al litro presso le stazioni con addetto alla pompa. Dati rilanciati da Assoutenti, che già denuncia rincari fino a 2,5 euro al litro presso le stazioni di rifornimento in autostrada.
La risposta del governo
L’attenzione di camionisti, tassisti e semplici automobilisti è andata subito al governo, dato che in Italia il carico fiscale sui carburanti è tra i più elevanti al mondo. Secondo i dati ufficiali dello stesso Ministero dell’Economia, le accise e l’IVA rappresentano oggi ben il 57% del prezzo finale della benzina e il 52% del gasolio. Ma le speranze sono state subito gelate dal titolare di via XX Settembre Giancarlo Giorgetti, secondo il quale “Esiste già una disposizione che in relazione a modifiche dei prezzi fa scattare un adeguamento; se si verificano le circostanze previste, partirà. È evidente a tutti che il prezzo della benzina non dipende dalle decisioni del governo”. In altre parole, per ora non se ne parla. Come confermato dal numero due del Ministero Maurizio Leo, che durante la presentazione del Documento di Economia e Finanza ai giornalisti ha detto chiaro e tondo che “Il provvedimento attuale non prende in considerazione l’aumento dei prezzi dei carburanti”.
Ma perché i prezzi salgono?
La prima ragione è legata all’aumento dei prezzi delle materie prime, con il greggio che ha superato i 90 dollari al barile nelle quotazioni di Londra, addirittura il 20% in più rispetto ai minimi di inizio dicembre.
Anche i fattori geopolitici giocano un ruolo significativo; i conflitti in corso sono tutti concentrati in aree – la Russia, l’Ucraina e il Medio Oriente – dove si concentra la produzione di greggio destinata all’export. I recenti attacchi di Kiev alle raffinerie russe avrebbero causato la distruzione di 900.000 barili di capacità di raffinazione.
Le incertezze sull’andamento di questi e altri conflitti rendono quindi sempre più incerti mercati, che tra l’altro sono rimasti spiazzati dall’aumento della domanda di carburante nei mercati occidentali nonostante gli impegni a ridurre l’impatto sull’ambiente con le tanto decantate politiche green.
Comincia poi a farsi sentire anche sul mercato del greggio il problema del difficile transito, per le navi portacontainer, per il Mar Rosso e il Canale di Suez. Molte imbarcazioni provenienti dall’Asia e dirette in Europa preferiscono doppiare, come i brigantini di una volta, il Capo di Buona Speranza in Sudafrica, aumentando di molto i tempi di percorrenza e quindi il consumo di carburante. Secondo gli analisti questo problema da solo sta aggiungendo 2 dollari all’attuale prezzo del barile di greggio.
Cosa ci aspetta quest’estate?
Considerando che quasi nessuno resiste alla tentazione di ritoccare i prezzi quando la domanda è più alta, ovvero in estate, e che gli altri fattori che stanno portando i prezzi verso l’alto difficilmente verranno neutralizzati nei prossimi mesi, è possibile che nei prossimi mesi il costo della benzina possa continuare ad aumentare arrivando a nuovi record. A meno che il governo non decida di intervenire sulle accise, che essendo applicate su base percentuale diventano più vantaggiose per lo Stato quanto più il prezzo finale si alza. Vedremo se la Meloni riuscirà a convincere Giorgetti a fare agli italiani un regalo per le prossime vacanze.



