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Luzzi, Mcl: «Lavoro “povero” e famiglia le nostre priorità»

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Alfonso Luzzi è il nuovo presidente del Movimento Cristiano Lavoratori, eletto all’unanimità dal Consiglio generale. Aquilano di Tagliacozzo, 65 anni, sposato, due figli, da quarant’anni nel Mcl, di cui era il vicepresidente vicario e direttore generale del patronato Sias, Luzzi ha accettato l’invito de lospecialegiornale.it ad analizzare il programma del suo mandato.

Presidente, una delle priorità del suo mandato sarà il lavoro povero. Cosa intende per lavoro povero?

«Quando ho affermato che “la priorità è il lavoro povero” nel mio intervento al Consiglio generale del Mcl, non ho fatto altro che prendere atto della situazione drammatica italiana, in cui oltre tre milioni di lavoratori guadagnano meno di mille euro al mese. È un fenomeno che riguarda tutte le economie, anche quelle avanzate, ma colpisce in maniera particolare il nostro Paese. Assistiamo al paradosso che aumenta l’occupazione, ma aumentano anche gli “in-work poor”».

Altro punto qualificante del programma è conciliare occupazione e famiglia, con quali strumenti?

«All’interno di una famiglia gli obiettivi di vita e quelli economici devono convivere senza che gli uni penalizzino gli altri. Ripensare in tempi del lavoro al fine di garantire ambedue gli obiettivi è necessario. Settimane corte, smart working garantito per almeno la metà dell’orario di lavoro, possibilità di variare l’orario di lavoro nel corso della propria giornata lavorativa e poi misure politiche strutturali che diano alla famiglia la stabilità economica di cui ha bisogno. Tra queste certamente il quoziente familiare, ma non solo».

Mcl vanta una struttura solide e radicata, anche all’estero, forte di ben 200mila iscritti e di una storia cinquantennale, come potenzierete i vostri servizi di prossimità in favore delle famiglie e dei soggetti più deboli in un tempo così complicato?

«La nostra rete di servizi all’estero sta subendo una profonda trasformazione. Essa nasce come lo strumento per dare supporto alle comunità italiane all’estero, ma le prestazioni tradizionali, come le pensioni, a favore degli italiani emigrati che oramai stanno sparendo perché le stesse comunità si sono fortemente ridotte. Le nuove frontiere sono pertanto quelle rappresentate dai lavoratori stranieri che dall’Italia rientrano nei loro paesi di origini o nel supporto al Ministero degli interni nella gestione burocratica dei flussi dei lavoratori stranieri che entrano nel nostro Paese».

Come procede il rinnovamento anagrafico dei vostri organismi direttivi?

«Molto bene. Il recente congresso ha rappresentato un punto di svolta. Sui 140 neoconsiglieri ben un terzo è al di sotto dei 35 anni. E’ un dato che mi dà grande soddisfazione, ma che so bene richiederà un forte impegno formativo».

Il lavoro è la dignità della persona sono al centro delle vostre ragioni istitutive. Tuttavia, anche quest’anno i morti sui luoghi di lavoro sono all’ordine del giorno, l’ennesima strage di Suviana è uno choc per un Paese che si definisce civile. Quali sono le vostre proposte di merito?

«Un’altra tragedia, un’altra strage sul lavoro. L’ultima solo in ordine di tempo, purtroppo, non sarà certamente l’ultima. Noi crediamo che sia necessario che tutte le parti coinvolte Governo, Inail, Inl, imprese, sindacati, entrino nell’ottica che quello sulla sicurezza e sulla salute dei lavoratori è un investimento i cui benefici ricadrebbero sull’intero Paese, sia in termini economici che di vite umane. Da qui bisogna partire, considerando pertanto che i relativi costi che ne derivano sono degli investimenti. Gli strumenti sono molti, dalla formazione dei lavoratori al rinnovamento tecnologico delle infrastrutture aziendali, con l’adozione obbligatoria di un modello aziendale di gestione della sicurezza e sostenendo le imprese con finanziamenti a fondo perduto e crediti d’imposta per realizzarlo».

L’Italia è un paese socialmente lacerato, una situazione alla quale contribuisce anche un dibattito politico sempre più litigioso e poco costruttivo. Alla confusione e alla pochezza di argomenti si aggiunge ciclicamente la questione morale che scuote i partiti. Vanno rifondati i soggetti politici, secondo lei, o riviste le procedure di reclutamento degli iscritti?

«E’ una domanda che richiederebbe un lungo discorso. Lo sintetizzo ricorrendo a quello che Papa Francesco scrive nella Fratelli Tutti: “Ognuno è pienamente persona quando appartiene a un popolo. La buona politica cerca vie di costruzione di comunità”. Buona politica si fa costruendo comunità e favorendo la partecipazione. La selezione della buona classe politica non può avvenire solo con l’introduzione di meccanismi tecnici, ma ha bisogno di un’azione comune che coinvolga nuove soggettività politiche, umili e responsabili».

Quanto pesa su tutta questa conflittualità la crisi e la delegittimazione dei corpi intermedi?

«Ho l’onore di essere consigliere nel Cnel, la casa dei corpi intermedi, nella quale tutte le maggiori organizzazioni datoriali e sindacali si confrontano tra di esse e con le istituzioni quotidianamente e assiduamente “trasformando gli interessi in responsabilità e virtù civiche, interagendo con i saperi ed i poteri”. Ho citato una bella frase del presidente, il professor Brunetta. Le confesso che non avverto crisi e che mi sembra che il decennio di delegittimazione abbia finito il suo tempo. Che poi sindacati e associazioni debbano continuamente ripensare i loro modelli organizzativi e partecipativi questo è indubbio, ma oggi nessuno può permettersi di stare fermo su se stesso».

Mcl è dichiaratamente europeista, ma l’Europa in quanto tale stenta ad affermarsi come soggetto politico, anzi è pericolosamente lambita dai venti di guerra. Come si esce da questo pericoloso stallo?

«Mcl è europeista e soprattutto ha il proprio animo fondativo nel cattolicesimo, per cui in questo contesto trova piena identificazione nelle parole di Papa Francesco. “Dobbiamo fare tutti gli sforzi per negoziare e finire la guerra”. La crisi dell’Europa nasce dalla debolezza della propria identità che, invece, era forte nel pensiero politico dei suoi padri fondatori».

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