25 aprile, Mattarella smentito dalla piazza. Ecco perché

venerdì, 26 Aprile 2024
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25 aprile, la ricorrenza del 2024 verrà ricordata, tra le altre cose, per una clamorosa smentita in diretta, da parte delle piazze italiane, delle parole pronunciate del presidente Mattarella.

E sì, perché proprio mentre i siti e i tg riportavano le parole del capo dello Stato sulla «doverosa unità popolare intorno all’antifascismo», proprio mentre il Quirinale tentava di diffondere il senso dell’identità comune in nome dei valori resistenziali, proprio allora, volavano insulti, urla e improperi tra centri sociali, antagonisti e filopalestinesi vari, da una parte, e Brigata ebraica, dall’altra. Al corteo di Milano sono anche spuntati i coltelli. In quello di Roma, a Porta San Paolo, sono invece scoppiate bombe carta e, dal gruppo dei filoisraeliani, sono partite invettive shock all’indirizzo delle donne presenti nel gruppo dei filopalestinesi: «Meritate di essere violentate come è successo il 7 ottobre». Dalla parte degli antagonisti si ripeteva invece che «Israele è uno Stato fascista». Solo i robusti cordoni di polizia hanno impedito, sia a Roma sia a Milano, che le schiere contrapposte venissero a contatto. Nel quale, malaugurato caso non osiamo pensare a cosa sarebbe accaduto: questo 25 aprile poteva anche finire in tragedia, vista la corrente d’odio che percorreva le schiere contrapposte. Bella prova di unità popolare in nome dell’antifascismo…

Si può certo dire che in fondo non è la prima volta che accade. Che già in altre occasioni, nei cortei del 25 aprile, sono partite contestazioni alla Brigata ebraica da parte degli antagonisti. E si può anche rilevare che questi atteggiamenti estremi riguardano in fondo due “minoranze”. Si può dire quello che vogliamo, ma sta di fatto che non si era mai arrivati in passato a tanta animosità, al punto da far temere il peggio. Né era mai accaduto, come è successo quest’anno, che emergesse una distanza così enorme tra il tono delle istituzioni e l’atmosfera che si respira nelle piazze e nei cortei.

Alla fine, di questo 25 aprile 2024, rimarranno in mente, nell’opinione pubblica, non le parole di Mattarella e le immagini del suo incontro con la gente, ma le sequenze degli scontri verbali, della polizia che fatica a separare i contendenti, dell’inimicizia che tracima dai volti contratti dall’ira. Rimarrà anche un’idea inquietante: l’antifascismo non tende a unire ma a dividere.  Divide le piazze e divide la politica.

Si può d’altra parte obiettare che la ricorrenza resistenziale per eccellenza è venuta quest’anno nei giorni caldi della guerra a Gaza e mentre un’ondata filopalestinese e anti-israeliana investe le università, non solo in Europa ma anche in America. Anzi,  proprio tra i giovani statunitensi trova il suo epicentro, tanto da creare serie preoccupazione tra i democratici per le possibili defezioni di una parte dell’elettorato di Joe Biden.

Ma proprio qui sta il punto. Il punto è che i fattori internazionali non sono più marginali nel dibattito pubblico. Il punto è che i conflitti del mondo entrano con prepotenza a casa nostra, modificando mentalità, creando nuove ansie, determinando inedite contrapposizioni.

Quello che sia a Mattarella sia a tutti i sostenitori dell’antifascismo dovrebbe apparire chiaro è che la società e la politica dell’Italia non possono più trovare i loro punti di coesione nei miti e nei racconti del’900, come appunto quello della resistenza e della lotta fascismo e antifascismo, ma che devono reinventare l’identità italiana nella conflittualità globale di questi primi decenni del XXI secolo. Opera non facile, perché si tratta di diffondere l’idea di un valore geopolitico italiano, di una nuova “missione” dell’Italia in un mondo in ebollizione e in destabilizzante cambiamento, dove non è più tanto facile distinguere tra “amici” e “nemici”, tra potenziali alleati e potenziali avversari. Di certo, in questa operazione, l’antifascismo non ci aiuta.

P.S. Questo 25 aprile è stato caratterizzato anche dall’ossessiva richiesta a Giorgia Meloni di richiesta di proclamarsi antifascista. La premier ha risposto affermando che la «fine del fascismo pose le basi per il ritorno della democrazia». Per i suoi critici intransigenti si tratta di un passo ancora insufficiente. Tra questi c’è l’editorialista del “Corriere” Aldo Cazzullo, secondo il quale la leader di FdI ha sprecato quest’anno un’occasione preziosa per porre fine alla querelle. «Bastava un gesto», ha scritto. Il fine giornalista non ha però tenuto conto del fatto che tra un mese e mezzo si voterà per le Europee e che quindi questo è il periodo meno adatto per compiere gesti destinati a rimanere nella storia. Anche in un mondo che esplode la politica italiana preferisce pensare alle percentuali, piccole o grandi che siano.

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