Da Sanremo all’Eurovision. Arriva lo scontro tra binari, a-binari, non binari e treni (VIDEO)

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Ormai è lapalissiano. L’Eurovision non è che la versione mondialista del nostro “modello Sanremo”: l’esaltazione della nuova umanità, fluida, liquida.

Di seguito, il video del direttore de Lo_Speciale giornale, Fabio Torriero:

Un tempo le rivendicazioni femministe, la lotta di liberazione sessuale miravano a esaltare le differenze e il giusto e legittimo riconoscimento sociale, professionale, culturale del loro valore.
Adesso assistiamo, invece, all’imposizione del mito dell’indifferenziato, del viaggiatore, del provvisorio, dell’uomo in transito, del trans “in trans”.

Ogni giorno subiamo una rivoluzione che da fenomeno di nicchia diventa sempre più di massa (o tenta).
Scopriamo o riscopriamo (parlo ai distratti), a suon di articoli e approfondimenti vari, ad esempio grazie all’artista Nemo, vincente all’Eurovision (beccato dal generale Vannacci, come espressione nauseante del “mondo al contrario”), che infatti, c’è il “non-binario”. In pratica, chi non si percepisce né esclusivamente maschio, né esclusivamente femmina.
Ne scaturisce, per logica conseguenza che il non-binario non sia né solo eterosessuale, né solo omosessuale, ma un fritto misto, oscillante tra l’una e l’altra dimensione.

A questo punto mi chiedo: il non-binario è quindi, bisessuale, nel senso che gradisce tutti e due i sessi, oppure è immobile, statico nella sua indeterminatezza psicologica e fisica? Oppure, decide di volta in volta chi essere e con chi essere?
Domande forse ingenue di chi viene dall’Ottocento.

E ancora: chi in apparenza sembra avere le idee più chiare, complica le cose. Come la cantante Demi Lovato che è passata da non-binaria, ad “a-binaria”, a “plurale”: ha chiesto di rivolgersi a lei col pronome ‘voi’ o ‘loro’. La mia confusione cresce.
Delle due l’una, o è un caos puramente commerciale, o è un indirizzo ideologico.
In qualsiasi caso, con la regola imperante della “società delle pulsioni dell’io”, che si vuole costruire a colpi di mitra, gli effetti vanno immediatamente calcolati, senza chiudere gli occhi.

Allargando la cronaca, abbiamo raccolto l’indignazione e la rabbia di Gigi De Palo circa gli avvenimenti che hanno funestato l’edizione 2024 degli Stati Generali della Natalità. Natalità, una parola che attualmente dà molto fastidio.
E dal suo punto di vista, lo comprendiamo: buttarla in caciara, trasformare l’evento per fini puramente elettoralistici in uno scontro mediatico tra “abortiste scatenate”, che impediscono “fascisticamente” di parlare alla ministra della Famiglia Roccella, e tra “medioevali”, come vengono etichettati oggi i cattolici, rischia di vanificare il suo importante lavoro istituzionale, di rappresentanza del Terzo Settore.

Ma De Palo e molti altri dovrebbero capire che posture “ireniche”, inclusive, mediatrici, conciliatrici, tra mondi così dogmaticamente antagonisti, non porta da nessuna parte. Ormai siamo dentro una deriva irreversibile e inarrestabile.
Parlare, insieme ovviamente ad altro (contenuti emersi durante gli Stati Generali), di sostegno alla famiglia in termini economici, in pieno scontro di civiltà, è acqua fresca.
E ne abbiamo avuto la conferma con lo spettacolo canoro, detto Eurovision, e con l’esercito di giovani manipolati ed eccitati dalla sinistra italiana ed europea, che saranno i futuri cittadini di domani.

Bisogna prenderne definitivamente atto: destra e sinistra, a patto che siano coerenti con la loro storia, identità, missione, sono forze portatrici di visioni opposte, incomunicanti della vita, della famiglia, dell’economia, dello Stato.
Da una parte, la “modernità laicista”, globalista, universalista, incentrata su diritti che certificano in realtà, la morte del nascituro, del disabile, dell’inguaribile ma non incurabile, il diritto a drogarsi, prostituirsi, a morire, a emigrare ovunque; dall’altra, la “modernità antropologica”, incentrata sul primato della vita, della famiglia naturale, delle identità storiche, culturali e religiose dei popoli. In soldoni, è lo scontro di civiltà tra chi ritiene che la società possa basarsi sulla mente e chi ritiene, al contrario, che debba basarsi sulla natura.

Ecco perché il laicismo, l’ideologia gender, vogliono azzerare ogni richiamo alla natura (che implica l’identità biologica, l’essere maschio o femmina, avere un padre e una madre, implica le radici, la tradizione, il Creato, non scindibile dalla Creatura e dal Creatore etc).

Con la mente tutto è possibile. Essere binari, non-binari, singolari, plurali, addirittura percepirsi come treni, vagoni, animali (è accaduto negli Usa). Con tanta musica venduta e visualizzazioni. Al momento.

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