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Meloni tra Le Pen e Von der Leyen: ecco chi sceglierà

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Meloni e il grande dilemma europeo: le conviene insistere a coltivare l’amicizia con la presidente Ue, Ursula Von der Leyen, oppure non è forse il caso, per lei, di cambiare strategia di 180 gradi? Come? Stabilendo una inedita intesa con la leader del Rassemblement National, Marine Le Pen, in modo da costituire un blocco conservatore-sovranista in seno al Parlamento di Strasburgo. Va da sé che, dal tipo di risposta che Giorgia elaborerà dopo il 10 giugno, dipenderà il futuro della destra italiana in Europa.

Che farà la Meloni? Fino a pochi mesi fa, una simile domanda non ce la saremmo neanche posta perché i rapporti tra la premier italiana e la Von der Leyen sembravano andare a gonfie vele, mentre era invece gelo totale con la Le Pen. Basterà dire che Marine attaccò apertamente Giorgia durante la convention sovranista di febbraio organizzata da Matteo Salvini a Firenze e che la Meloni, per tutta risposta, aprì le porte dell’Ecr a Eric Zemmour, irriducibile rivale a destra della Le Pen.

In questo ultimo fine settimana è però successo qualcosa e le due leader delle destre europee appaiono in riavvicinamento. Marine ha partecipato alla convention conservatrice organizzata a Madrid dal sodale spagnolo della Meloni, Santiago Abascal. Vale la pena ricordare che il Rassemblement National fa parte di Id (Identità e democrazia), il gruppo europeo dei sovranisti puri e duri cui appartengono anche la Lega e i tedeschi di AfD. Allo stesso evento ha partecipato con un videomessaggio anche la leader italiana e tanto è bastato per eccitare la fantasia dei retroscenisti su un possibile “asse” prossimo venturo tra FdI e Rn. C’è chi intravede cabine di regia “nere” in allestimento, se non addirittura la formazione di un gruppone conservatore-sovranista a Strasburgo, cosa che avverrebbe attraverso un’ipotetica fusione di Ecr e Id.

Quello che si può dire, rimanendo con i piedi ben piantati a terra, è che Meloni, da una parte, e Le Pen, dall’altra, si sono solo scambiate prudenti segnali di riavvicinamento.  La premier italiana ha bocciato la politica della Commissione europea (e quindi la gestione Von der Leyen) affermando che «la legislatura europea 2019-2024 è stata contrassegnata da priorità e strategie sbagliate». Altro segnale di possibile convergenza con la Le Pen è l’indisponibilità manifestata dalla Meloni a «maggioranze innaturali e controproducenti con le sinistre». Da parte sua, la leader francese ha auspicato un lavoro delle forze di destra  (Ecr e Id) su «punti in comune» al fine di «riorientare l’Ue». La Le Pen ha anche invitato indirettamente la Meloni a non dare ascolto alle sirene “moderate”. E ciò è avvenuto quando ha affermato che «molte persone dell’Ecr non sono affatto pronte, a mio avviso, a stringere un’alleanza con la signora Von Der Leyen».

Ma come stanno realmente le cose? Diciamo che, per quanto concerne Meloni, la leader italiana è alla ricerca di una soluzione B dopo l’appannamento dell’immagine di Ursula avvenuto negli ultimi mesi. Una parte del Ppe non sarebbe più disponibile a una riconferma della Von der Leyen alla presidenza della Commissione di Bruxelles e avrebbe anche dimostrato contrarietà alle aperture di Ursula verso la premier italiana. Contro la Von Der Leyen si sono mossi anche Emmanuel Macron, Olaf Scholz e Donald Tusk, che avrebbero costituito una sorta di “direttorio” per decidere il nome del prossimo capo di Bruxelles. E tra i nomi prescelti non ci sarebbe, appunto, quello della attuale presidente della Commissione Ue.

In una tale situazione conviene alla Meloni tenersi aperte tutte le strade, compresa quella di una possibile intesa con la leader sovranista francese. E ciò al fine di svolgere una eventuale pressione esterna sul vertice di Bruxelles prossimo venturo, vertice  che potrebbe non essere più molto amico. Quando c’è di mezzo Macron, la Meloni non può mai stare realmente tranquilla…

A sua volta, la Le Pen ragiona essenzialmente nella prospettiva delle presidenziali francesi del 2027. Se vuole conquistare realmente l’Eliseo (anche considerando che non se la dovrà più vedere con l’odiato Emmanuel), è bene per lei uscire dall’isolamento in cui attualmente si trova in Europa e quindi cambiare toni e, soprattutto, amicizie. In questo senso potrebbe realmente tornarle utile un avvicinamento alla Meloni e all’Ecr.

Tutto alla fine dipenderà dai numeri che regneranno al Parlamento di Strasburgo dopo il 10 giugno. La quasi certa avanzata delle destre europee (sia quelle conservatrici sia quelle sovraniste) potrà cambiare il clima che si respira in Europa, soprattutto in relazione a temi spinosi come la transizione green, l’immigrazione, i cosiddetti “diritti civili”. Ci potrebbe essere la possibilità di contrastare più efficacemente le derive ideologiche degli ultimi anni. Ed è questo che alla fine conta, Von der Leyen o non  Von der Leyen.

 

 

 

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