Medio Oriente. Crimini contro l’umanità. La differenza tra Israele e Hamas

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Apriti cielo. Equiparare Israele ad Hamas. Scandalo, non esiste.

Dietro la richiesta di arresto alla Corte dell’Aja, per “crimini contro l’umanità”, da parte del procuratore della Corte penale internazionale, c’è tutto e il contrario di tutto. C’è in evidenza ogni recente narrazione e strategia che continuano a dividere il mondo in guelfi e ghibellini.

Andiamo per ordine: già dopo la fine della seconda guerra mondiale, la distinzione tra “crimini contro l’umanità” e “crimini di guerra” era debole, opaca; servì solo a marcare la distanza e la differenza morale e ideologica tra “l’esercito del bene” (gli anglo-americani), e “l’esercito del male” (i nazisti). Come se i bombardamenti nucleari in Giappone, o l’arma segreta di Hitler, o i campi di sterminio, potessero essere giudicati diversamente.

E qui bisogna essere estremamente chiari: non c’è guerra giusta, umanitaria, di esportazione della democrazia e guerra sbagliata, nel nome delle autocrazie, dei nazionalismi, delle ingiustizie. La guerra è uguale dappertutto e implica sempre morti, stragi, orrore, vittime innocenti.

Quando sentiamo che in Ucraina i droni russi hanno ucciso dei bambini, ci chiediamo cosa ci sia di strano o inconsueto.
La guerra non è mai morale o etica. O quando assistiamo ai morti di Gaza, come facciamo a discernere, separare, i terroristi dai complici, dai civili innocenti, dagli eccessi e dalla vendetta dei militari con la stella di Davide?

La guerra o è questa o non è. Ridicolo attribuirle definizioni a uso e consumo delle strategie e degli interessi politici, in questo caso, occidentali.

In quanto ai nomi, altri paradossi. Sappiamo benissimo che tutto è relativo. Tornando alla richiesta del procuratore Khan, religiosamente imperativa, ci sono parecchie considerazioni da fare.

Primo, ogni corte non sfugge mai a logiche di realpolitik. Chi ritiene che il diritto sia qualcosa di oggettivo e indipendente dalle parti, commette un grande errore di ingenuità, oppure è in malafede.

Parificare i capi di Hamas al premier Netanyahu e al ministro israeliano Gallant, vuol dire mettere sullo stesso piano la strage dell’7 ottobre e l’azione militare su Gaza, che non sta risparmiando la vita dei civili palestinesi e degli stessi ostaggi, usati dai terroristi come ricatto, possibile negoziazione e scudi umani.

Domanda: e perché non dovrebbe essere così?

Si dice comunemente: ma Israele è l’avamposto orientale della democrazia occidentale. Non ha nulla a che spartire con i terroristi, che sporcano e vanificano la causa palestinese.

Ma c’è un ma: perché chiamarli terroristi? Stanno combattendo, con le armi del terrore, che sicuramente repellono a ogni uomo degno del nome; ma ritengono di combattere violentemente per liberare la loro Palestina dall’occupazione israeliana, imposta a tavolino dagli inglesi nel 1947.

Chi c’era prima? I palestinesi, l’impero turco.

Se dobbiamo risalire di millenni, per legittimare la “casa obbligata degli ebrei”, avrebbero pieno titolo oggi pure i discendenti di Ponzio Pilato. Il criterio da adottare, è e deve essere ovunque, storico, politico o geografico? Se universalizzati e usati come schema fisso, non si salverebbe nessuno Stato nazionale odierno.

Ne consegue che la legittimazione dello Stato di Israele è strettamente di natura etico-religiosa.

Allora che differenza c’è con l’impostazione basica dei cosiddetti regimi medioevali e teocratici, come l’Iran? Quale natura e quale differenza?
E gli stessi termini anche loro sono fungibili e dinamici: Garibaldi era un terrorista, un brigatista per i Borbone e un eroe per i risorgimentali.

Capite la difficoltà di stabilire una superiorità morale o un parametro? Hamas sono un gruppo di terroristi o di patrioti?

E non è solo una questione di effetti bellici, è qualcosa che sta all’origine delle cose. A monte della vicenda mediorientale. Esattamente come la presunta aggressione di uno Stato pseudo-sovrano come l’Ucraina, da parte di Putin, quando la guerra di aggressione alle autonomie russofone del Donbass, è iniziata nel 2014, ad opera di Kiev.

Concludendo: ciò che conta nelle posizioni politiche internazionali è la complessità delle analisi. Le semplificazioni sono sempre al servizio della propaganda e dei più forti.

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