Salvini attacca il capo dello Stato nel giorno della festa della Repubblica: si vede proprio che mancano pochi giorni alle elezioni europee… I sondaggi riservati elettrizzano l’atmosfera e incendiano le parole della politica.
L’attacco del leader della Lega al Colle appare come una rodomontata volta a egemonizzare per un giorno le prime pagine dei quotidiani e i titoli di testa dei tg (e scusate se è poco in una settimana incandescente come questa…). Ma non meno iperboliche appaiono le parole dei rappresentanti dell’opposizione. Francesco Boccia parla addirittura di atto «eversivo» da parte di Salvini. «Parole sconclusionate», tuona da parte sua Giuseppe Conte, mentre Elly Schlein chiede a Giorgia Meloni di «prendere le distanze» dal suo vice al governo. Da Angelo Bonelli arriva poi l’immancabile richiesta di dimissioni del vicepremier.
Siamo al solito baraccone preelettorale, con i protagonisti della contesa che puntano a motivare le rispettive legioni di sostenitori e spingerle in massa ai seggi il 9 di giugno. Ci riusciranno? Certo non è con questo tipo di polemiche che si motivano gli elettori.
Cerchiamo di capire perché partendo dalle dichiarazioni dei protagonisti. Queste le parole di Sergio Mattarella che hanno fatto “infuriare” Salvini: «Tra pochi giorni – ha detto il capo dello Stato in occasione del 2 giugno – consacreremo, con l’elezione del Parlamento europeo, la sovranità della Ue». Appena sente la parola “sovranità”, Salvini scatta come una molla. Il primo a scattare è in realtà il senatore leghista Claudio Borghi, che si è in passato distinto come economista no-euro: «Se il presidente pensa davvero che la sovranità sia dell’Ue invece che dell’Italia, per coerenza dovrebbe dimettersi». Le parole di Borghi rimbombano nei palazzi della politica creando animosità (nel centrosinistra) e panico (nel centrodestra). A quel punto Salvini fa sue le parole del parlamentare leghista: «Oggi è la festa degli italiani, non della sovranità europea. Abbiamo un presidente della Repubblica perché c’è una Repubblica». Lapalissiano no? La bufera che s’è già scatenata rischia di fare danni al governo. E il vicepresidente del Consiglio è costretto (ma la mossa era probabilmente già studiata) a dare un colpo di freno. «Nessuna polemica col presidente», dice, confermando però che la sovranità italiana per lui «viene prima di ogni altra appartenenza».
Che dire? Innanzi tutto che non è certo sbagliato porre il problema della sovranità italiana in Europa in una campagna elettorale in cui di questo tema, comunque cruciale, si è parlato poco. Il problema è che Salvini e i leghisti hanno sbagliato modi e toni nel porre la questione. È di tutta evidenza che questa sparata contro Mattarella aveva il solo scopo di conquistare per un giorno o più il centro della scena. E ciò al solo scopo di vellicare gli umori euroscettici di una parte dell’elettorato. Ci viene da pensare che i sondaggi riservati che circolano in questo periodo tra i leader politici (ma proibiti al grande pubblico degli elettorali) non devono essere molto favorevoli alla Lega (ma non si può mai dire). Di qui forse la volontà di Salvini di alzare i decibel per non farsi dimenticare dall’elettorato “sovranista”, che tante soddisfazioni gli aveva dato in passato.
Non sappiamo se questa mossa (della disperazione?) porterà effettivo giovamento al consenso complessivo della Lega. Di certo non serve alla causa della sovranità, che ha bisogno di essere perseguita, non attraverso bravate dell’ultimora, ma attraverso proposte credibili e serie per avviarne un processo di recupero, in qualche modo. Tutto ciò è mancato in questa campagna elettorale.
Eppure, sarebbe stato sufficiente trasmettere all’opinione pubblica più vasta (e mai occasione migliore era proprio quella di una campagna per le Europee) un concetto molto semplice, ancorché generalmente ignorato: sovranità non vuol dire egoismo né becero nazionalismo ma democrazia e diritti sociali, due valori troppo compressi dalla tecnocrazia che domina oggi in Europa. Solo questo conta. Tutto il resto è rumore.



