Torna la logica del caminetto, ma la Meloni non ci sta. È stata la stessa premier nel corso delle comunicazioni alla Camera in vista della riunione del Consiglio europeo a contrapporsi a tali logiche: “la logica del consenso su cui si sono sempre basate gran parte delle decisioni europee viene scavalcata dalla logica dei caminetti nei quali alcuni pretendono di decidere per tutti. – ha sottolineato la premier- Una sorta di ‘conventio ad excludendum‘ in salsa europea che a nome del governo italiano ho apertamente contestato e che non intendo condividere”.
Come è noto la Meloni è solita utilizzare dei termini appartenenti alla comunicazione politica e mediatica, basti pensare a quando lei stessa si definì come un underdog.
Anche in questo caso, non è stata la presidente a coniare questo vocabolo, in quanto il termine risale, per quanto ci è noto, agli anni 40.
90 anni fa l’allora presidente degli Stati Uniti Roosvelt, diede inizio ad nuovo format comunicativo, informale, che a sua volta produsse le cosiddette logiche da caminetto.
Nel 1933 Roosvelt si rivolse alla popolazione attraverso la radio per comunicare una importante riforma del sistema bancario, da tempo in forte crisi. Quel discorso letto alla radio sarebbe stato il primo di una lunga serie di comunicazioni informali diventate famose come le “chiacchiere al caminetto”.
In tempi più recenti anche l’esponente di Italia Viva Matteo Renzi, al tempo nella fase conclusiva da segretario del PD, annunciò le dimissioni da segretario de Partito democratico, ma al contempo affermò che lui e il partito non erano affini a “inciuci e a caminetti”.
A dare un accezione diversa al termine è stato il giornalista e scrittore Alberto Leiss : “Ho ascoltato per la prima volta questo termine (caminetto, ndr) ai tempi della svolta del Pci– ha affermato il giornalista- quando la contesa sul cambio del nome del partito stava precipitando nella conta dei Sì e dei No c’erano stati tentativi di comporre un accordo unitario.
E tentativi simili si ripeterono in seguito col proposito di evitare – anche allora – la scissione. Si potrebbe pensare a iniziative positive, o quantomeno animate da buone intenzioni”.



