Nordio: «Nessun liberi tutti, il Decreto carceri sarà ragionato»

mercoledì, 3 Luglio 2024
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carceri

Un’emergenza nell’emergenza. Sempre più minorenni finiscono dietro le sbarre e la metà sono stranieri non accompagnati.  Attualmente sono 555 giovani reclusi negli istituti penali per minori in Italia e continuano ad aumentare, tanto da incidere significativamente sulle cifre complessive. Il ministro della Giustizia Nordio non esita a parlare di «situazione del tutto nuova ed emergenziale», sottolineando che «la capacità carceraria del nostro Paese è sempre stata costruita e ideata tenendo conto di una minoranza di detenuti minori. Poi improvvisamente – aggiunge – ci siamo trovati di fronte quasi a un’invasione di minorenni che vengono soprattutto da altri Paesi. Molto spesso le organizzazioni criminali inseriscono in queste barche molti minori. Alcuni di questi – aggiunge – vengono accolti, altri vengono lasciati a sé stessi e talvolta sono quasi costretti a delinquere». Il Guardasigilli spinge per una rimodulazione della pena, perché «non tutti i rei e i reati sono uguali».

In proposito annuncia che il decreto “svuotacarceri”, approvato in questi giorni in Consiglio dei ministri, punta a velocizzare il procedimento attuale per lo sconto di pena oltre a stilare un elenco nazionale di comunità esterne che possano garantire un domicilio ai detenuti che non lo hanno per svolgere un periodo di formazione e reinserimento sociale.

«Non sarà sicuramente uno svuota carceri nel senso di aprire le porte per alleggerire la popolazione carceraria, che pure costituisce un problema. L’alternativa che noi proponiamo – osserva Nordio – va in varie direzioni: prima di tutto consentire di scontare le pene per i reati minori e anche per i tossicodipendenti in strutture diverse da quelle carcerarie, soprattutto in comunità. Questa è la nostra grande sfida. Poi – ha aggiunto – quella di far scontare la pena agli stranieri nei loro Paesi di provenienza. Noi abbiamo quasi 20mila reclusi stranieri, se riuscissimo anche solo per la metà a concludere accordi con i Paesi di origine per far scontare lì le pene avremmo già quasi risolto il problema. Infine, la carcerazione preventiva. Abbiamo circa il 20% di persone in attesa di giudizio e molte di queste alla fine statisticamente vengono assolte quindi la loro carcerazione si rivela ingiustificata». Il Dl Nordio, quello dove è compreso l’abuso d’ufficio, comprende anche una rivoluzione sull’ordinanza di custodia cautelare che sarà emessa da un organo collegiale previo interrogatorio di garanzia del deputato. Quindi limiterà molto la carcerazione preventiva e anche questo sarà un modo di alleggerimento. Naturalmente anche qui è illusorio pensare che possa accadere da un momento all’altro però la via è stata tracciata e già da un po’ inizieremo a vedere i benefici».

La questione è indubbiamente seria. Sono ancora vive le scene dei disordini negli istituti minorili, in particolare al Beccaria di Milano, già al centro delle cronache per una serie di abusi documentati sui reclusi. In questi giorni sono state ripristinate le 44 celle messe fuori uso a causa dei danneggiamenti, soprattutto incendi, provocati dagli ospiti delle strutture.

«Sappiamo che esiste un problema di strutture su cui occorre agire situazione per situazione – ammette il viceministro Paolo Sisto, facendo cenno alle pene alternative e parlando della necessità di “decarcerizzare” la pena. Inoltre sono in arrivo duemila nuovi agenti nella polizia penitenziaria, nella consapevolezza che gli agenti spesso sono detenuti insieme ai detenuti, sottoposti a stress davvero gravosi».

Anche il numero di suicidi in cella non è mai stato così alto. Il 2024 è già l’anno buio delle carceri italiane, dove in questi primi sei mesi cinquantuno detenuti si sono tolti la vita: le cifre preoccupano molto visto che in prospettiva il rischio è di superare i numeri del 2022, quando furono accertati 85 casi in 365 giorni. Ma è un dramma che riguarda anche il personale della penitenziaria, tra i quali da gennaio si contano cinque suicidi. Ma per i sindacati, che commentano il suicidio nel carcere di Paola e quello di un agente in quello di Favignana nelle scorse ore, «lo Stato ormai ha ammainato bandiera bianca. I record negativi li accomunano, perché completamente dimenticati», sostiene Aldo Di Giacomo, segretario del Sap.

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