Francia. Oltre al caos politico. è l’anticamera di uno scontro di civiltà

lunedì, 8 Luglio 2024
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Vedremo questa settimana come evolverà il quadro politico francese; se alla fine Macron dimostrerà la lungimiranza della sua operazione “sfascio tutto” (avendo fiutato la sua irrecuperabile impopolarità), per continuare a puntellarsi in vista della scadenza del suo mandato, gestendo dall’alto l’ingovernabilità dell’Assemblea con un esecutivo liberale di coalizione o di minoranza, sfaldando quel cartello elettorale, il Fronte popolare, anche grazie alla vera ripartizione dei seggi e reale formazione dei singoli gruppi parlamentari. Una sorta di “maggioranza-Ursula” transalpina (centro più sinistra moderata e repubblicani non schierati col Rassemblement).

Una fase concitata e lacerante dai mille risvolti con due effetti sicuri: il voto per la maggioranza-Ursula doc a Bruxelles che sicuramente dividerà i partiti francesi (e pure italiani), e il ruolo della Le Pen, alla quale non resta, in vista degli appuntamenti elettorali futuri, di imitare la strategia della Meloni adottata prima di andare a Palazzo Chigi: un’opposizione dura contro le alleanze innaturali. Destinate, quindi, a implodere strada facendo.

Ma, in attesa della pregevole e intelligente penna di Aldo Di Lello che seguirà le cose francesi, ci resta un tema non da poco.
Si profila in Europa e non solo, nessuno può negarlo, uno scontro di civiltà. E’ relativo limitarsi a semplici considerazioni politiche. In tal caso potremmo parlare di mero avvicendamento “destra-sinistra”, sulla base della regola che ogni governo prepara il successivo. Specialmente quando si assiste a una radicalizzazione della dialettica democratica contro ogni tipo di casta, troppo a lungo al potere. Tradotto, un eterno inutile duello tra opposte tifoserie.

Non possiamo più nasconderci dietro un dito circa la gravità della partita. Basta decodificare le parole d’ordine e l’antropologia accorsa in piazza per festeggiare la vittoria del Fronte popolare contro il fascismo redivivo e le prime scelte del governo laburista inglese di Keir Starmer (l’immediata abrogazione del provvedimento circa l’esodo dei migranti irregolari in Ruanda).
Medesima solfa italiana. Non a caso la Schlein ha apprezzato ideologicamente l’esito del ballottaggio e anche la formula escogitata, simile al suo campo largo.

I temi sono, infatti, il termometro del suddetto scontro di civiltà.
Cosa hanno enfatizzato in piazza i dirigenti dl Fronte? “In Francia non c’è nessuna unica religione, ci sono le religioni, anzi c’è anche chi non ha nessuna religione. Ci sono gli amori, ognuno ama come vuole. E ci sono i francesi a 360°: di tutte le etnie. Questa è la nostra Repubblica”. E’ un segnale chiarissimo.

Badate bene, la “nostra” Repubblica, concetto che esclude per definizione chi ha un’altra idea di Repubblica (la destra); esclude chi crede non nel passato, ma in un’altra modernità, basata sulla vita, il diritto naturale, la famiglia naturale, le identità storiche, culturali e religiose dei popoli. Insomma, globalismo, laicismo, apolidi, fritto misto, contro le patrie, la storia, le tradizioni.
Una Repubblica fondata sul giacobinismo (nato proprio in Francia), che rappresenta il virus della democrazia e il vulnus totalitario della sinistra (la ghigliottina, il primo genocidio di massa a spese dei vandeani, nel nome di Liberté-Egalité-Fraternité).
Una patria ideologica, antirazzista e tollerante, ma razzista e intollerante contro la destra. Altro che valori comuni, memoria condivisa, sovranità popolare.

Ce ne accorgeremo presto, quando non ci sarà più la libertà di dissentire as esempio, sull’aborto (messo in Costituzione da Macron), o quando chi si opporrà al pensiero unico, al politicamente corretto, sarà punito in base al reato di discriminazione (proposta della sinistra nostrana), o di negazionismo sanitario, climatico, green etc. Si sta preparando ovunque questo scenario totalitario alla Orwell.

E allora, premier in Francia e altrove, non sarà più un Jean-Luc Mélenchon, ma un Robespierre.

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