Morti in carcere e nei cantieri: le urgenze che accusano la politica

venerdì, 2 Agosto 2024
3 minuti di lettura
carceri

Si muore nelle patrie galere per suicidio e si muore nei cantieri per l’ormai consueta “fatalità”. Qual è il filo rosso che unisce questi due fenomeni sociali oggettivamente lontani? L’assenza della politica. Dopo anni di sottovalutazione del problema e di allarmi mai seriamente presi in considerazione, la classe dirigente di questo paese si è fatta scoppiare i bubboni tra le mani.  

Le carceri scoppiano. Suicidi in prigione: il 30 luglio il numero 58 dall’inizio dell’anno, che consolida la media di uno ogni tre giorni. Una strage. Ma anche proteste, rivolte e aggressioni al personale di polizia penitenziaria. È un’estate ad alta tensione nelle carceri italiane sovraffollate (circa 14mila detenuti in più rispetto ai posti letto regolamentari). Si aggiunga che gli istituti di pena per minori sono una polveriera, senza dimenticare che la piaga dei suicidi sta colpendo anche la polizia penitenziaria. L’indice di sovraffollamento nei primi cinquanta penitenziari italiani oscilla dal 151 per cento di Teramo al 224 per cento di San Vittore (1003 detenuti per 443 posti). Dopo la casa circondariale milanese, seguono i numeri sconvolgenti anche di Brescia, con il 209 per cento, e Foggia con il 195 per cento. L’opposizione, come da copione, attacca, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, respinge le critiche: «Abbiamo fatto tanto e tanto abbiamo ancora da fare. Nel 2024 il budget è più che triplicato, passando da 4,4 a 14,9 milioni di euro. A breve partirà il piano straordinario per l’edilizia penitenziaria. Sin dall’inizio del nostro insediamento, il mondo penitenziario, nel suo complesso, è stato oggetto di altissima priorità. Gli educatori sono passati da 905 a 1.089; i mediatori culturali da 3 a 61; i dirigenti penitenziari da 226 a 260; da ottobre 2022 hanno preso servizio negli istituti 3.333 agenti assistenti di Polizia penitenziaria».

Forza Italia intanto annuncia campagne di ascolto di detenuti, poliziotti e operatori, mentre la Chiesa dona 2200 ventilatori agli istituti di pena. La cronaca continua a segnalare episodi critici. In quello di Rieti due agenti sono stati sequestrati da un detenuto e poi rilasciati. A Biella sette detenuti si sono rifiutati di rientrare in cella. Disordini nell’istituto di Velletri, con telecamere rotte dagli ospiti e altri danneggiamenti prima dell’intervento della Penitenziaria con il rinforzo di carabinieri e polizia, per sedare il tentativo di rivolta. Anche a Terni un gruppo di detenuti si è rifiutato di rientrare in cella. Forze speciali sono intervenute per sedare la protesta: sette detenuti sono stati posti in isolamento prima di essere trasferiti in un’altra struttura. A Cuneo un padiglione è stato devastato. La Conferenza nazionale dei Garanti dei detenuti, che ha chiesto e ottenuto un incontro con il ministro il 7 agosto, pone la questione: «Le carceri sono una polveriera a miccia corta. Chiediamo che le 7.954 persone che hanno un residuo pena al di sotto di un anno siano le prime ad avere un beneficio. Ci siano assunzioni di psicologi, psichiatrici, assistenti sociali, mediatori linguistici, e anche nuovi agenti di polizia penitenziaria – spiega il portavoce Samuele Ciambriello – bisogna fare subito qualcosa anche una liberazione anticipata speciale. La politica si è assuefatta all’inferno delle carceri, eppure siamo in piena emergenza umanitaria. Servono misure alternative al carcere dalla magistratura di sorveglianza, che va potenziata».

Morti bianche. L’ultima vittima, un operaio di 57 anni, è caduta da un’impalcatura a un’altezza di 8 metri, a Giulianova. Non c’è stato nulla da fare. A questo punto è difficile anche tenere il conto dei decessi. Ci pensa l’Inail: nel primo semestre del 2024 sono morte 469 persone, +4,2% rispetto all0 stesso periodo dell’anno scorso. Le storture? Quelle di sempre. La filiera dei subappalti e la carenza di formazione ai lavoratori, mentre la patente a punti non convince i sindacati: «La sicurezza sul lavoro attraverso la patente a punti per le aziende non funziona per due motivi: riguarda solo il settore edile e poi la sospensione può essere annullata con un semplice ricorso in grado di far ripartire l’attività. In Italia c’è un sistema di fare impresa che sfrutta e uccide e la maggioranza degli incidenti sul lavoro riguarda precari o lavoratori in appalto e subappalto».

Le dichiarazioni rese di recente al Mattino di Napoli da Bruno Giordano, magistrato di Cassazione, già direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro, sono più che eloquenti: «Nelle ispezioni nei cantieri dove lavorano piccole imprese si riscontrano irregolarità superiori all’80%. La regola, spesso, è non essere in regola. Difendere la propria incolumità psicofisica è basilare per chiunque lavora in un cantiere edile come in ogni luogo. Il problema è rafforzare la formazione, obbligatoria per i datori. C’è troppa finta formazione, parlo di realtà che attestano corsi di aggiornamento inesistenti, per far risparmiare tempo e denaro agli imprenditori».

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.