/

Pelle, Filca-Cisl: «I subappalti vanno ridotti, le nostre dieci proposte»

3 minuti di lettura
morti bianche

L’auspicio è che la tragedia di Firenze, dove in un cantiere cinque operai sono finiti schiacciati da una gigantesca trave di cemento collassata, sia il punto di non ritorno per fermare la strage di lavoratori, ormai nell’ordine di circa mille perdite all’anno. «Lo speriamo vivamente – osserva Enzo Pelle, il segretario generale della Filca–Cisl – ma occorre cambiare il sistema degli appalti. Tutti sogniamo il rischio zero, purtroppo non è possibile perché si registrano in media tre incidenti al giorno, ma una strage come quella di Firenze è inaccettabile per un Paese come l’Italia che si reputa civile. E’ talmente grave la portata dell’episodio che ha suscitato un’onda emotiva nell’opinione pubblica e anche la politica sembra che si sia assunta le proprie responsabilità».

Il governo infatti ha annunciato una stretta: interdizione dagli appalti da due a cinque anni in caso di “gravi violazioni” o di “accertata responsabilità penale per reati” in materia di salute e sicurezza del lavoro. Sospensione e decadenza dai benefici fiscali e contributivi per le imprese irregolari. Ripenalizzazione delle sanzioni in materia di appalto, subappalto e somministrazione illecita. Inasprimento delle sanzioni in materia di lavoro nero e irregolare. Cosa ne pensate di questi provvedimenti?

«Non li abbiamo ancora approfonditi, cosa che faremo nell’incontro con il governo, ma ci sembrano provvedimenti che vanno nella giusta direzione».

Nel frattempo, segretario Pelle, avete già lanciato e pubblicizzato da qualche giorno le vostre dieci proposte per la sicurezza nei cantieri.

«Sì, proposte concrete che partono dalla base, cioè sull’esperienza dei lavoratori nei cantieri, quindi sperimentate. Proposte chiare che possono davvero contribuire a cambiare il sistema degli appalti stroncando sul nascere pratiche odiose come il taglio dei costi che si riverbera sulla sicurezza. Entrano tutte nel merito della questione, ma alcune sembrano particolarmente qualificanti».

Quali, per esempio?  

«Lo scorporo dal ribasso d’asta dei costi della sicurezza e del lavoro anche nei lavori privati, ad alta intensità di manodopera, per fornire da subito garanzie di qualità e di trasparenza nell’offerta con controllo sulle offerte anormalmente basse; garanzia, anche nei lavori privati, di mantenimento degli stessi standard contrattuali per tutta la catena d’appalto. La formazione obbligatoria quale prerequisito per l’avvio di attività edile in camera di commercio, per garantire che le nuove imprese siano preparate alle sfide che il mercato impone, in modo responsabile. La formazione obbligatoria preventiva sulla sicurezza a tutti coloro che entrano in cantiere e per gli stranieri alfabetizzazione edile propedeutica al corso. Nomina di un Certificatore che attesti la genuinità della formazione svolta che verrà inserita in una piattaforma digitale pubblica. Esecuzione dei lavori più complessi affidata ad imprese specialistiche, non di sola manodopera, con esperienze almeno quinquennali, certificate nella realizzazione di quella specifica lavorazione. Un cartello digitale di cantiere trasparente per tutti gli appalti. Direi che ci sono tutti i presupposti per cambiare la situazione nei luoghi di lavoro».

Intanto come si esce da questa esiziale cascata di subappalti?

«Vanno limitati. La norma va cambiata in modo che la stazione appaltante possa agire diversamente anche modificando la percentuale dei lavori affidati in subappalto. In verità, la legge contempla un efficace monitoraggio dei cantieri pubblici, il problema è il sistema dei subappalti in quelli privati. D’altronde se il Rapporto dell’Ispettorato del lavoro ha certificato irregolarità nell’85% dei cantieri visitati qualche problema evidentemente c’è».

Come si fa, dunque, a invertire la tendenza e creare un circolo virtuoso nei luoghi di lavoro?

«Apportando i giusti correttivi normativi affinché le imprese siano adeguate all’impegno assunto e i lavoratori siano messi nelle condizioni di lavorare in sicurezza. Non dimentichiamo, tra l’altro, che siamo impegnati a rigenerare il Paese attraverso interventi di transizione ecologica e quindi ulteriori farraginosità nella macchina dei cantieri rischiano si sperperare risorse preziose senza determinare miglioramenti alle condizioni dei lavoratori».

Il governo ha promesso un cospicuo aumento delle ispezioni nei cantieri, il problema però è la qualità dei controlli. Spesso, una volta dentro l’ispettore non riesce a orientarsi in questa sorta di sistema di scatole cinesi: chi lavora per chi, se sia in nero e soprattutto con quale contratto.

«Su questo aspetto potremmo parlare per ore. Noi ipotizziamo l’introduzione della figura del Promotore del Sicurezza, consulente per le attività ispettive, al fine di potenziare gli strumenti contemplati dal Testo Unico e limitare il numero di incarichi ai coordinatori della sicurezza, con obbligo di presenza in cantiere almeno settimanale. I promotori sarebbero una figura di esperienza, di garanzia e di supporto dei lavoratori, i capaci di essere vicino a loro in tempo reale. Bisognerebbe inoltre separare la fase della prevenzione da quella repressiva. Una cosa è il lavoro degli ispettori, un’altra è la fase della prevenzione che va preparata con formazione e informazione, destinata sia ai lavoratori sia alle imprese. Di norma i lavoratori sono tenuti a seguire 16 ore di formazione obbligatoria, ma le imprese? Di certo non si inventano aziende specializzate dalla sera alla mattina. I promotori della sicurezza potrebbero anche implementare le attività dell’Inail».

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Pisa, cariche contro corteo studenti. Opposizioni: “Piantedosi chiarisca”

Articolo successivo

Ucraina, Meloni arrivata a Kiev: vede Zelensky e presiede G7

0  0,00