Narducci: «A Parigi l’Italia si è difesa bene, ma troppe aspettative»

lunedì, 12 Agosto 2024
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Fausto Narducci, per quarant’anni giornalista della Gazzetta dello Sport, per trent’anni caporedattore, nove Olimpiadi da inviato e ora direttore della rivista di Federatletica, ha accettato l’invito de lospecialegiornale.it di commentare le Olimpiadi di Parigi appena concluse.

Il medagliere indica inequivocabilmente la globalizzazione delle Olimpiadi: non più solo l’egemonia di Stati Uniti e Cina, ma anche la crescita potente di Paesi come Giappone, Australia, Gran Bretagna e Francia, padrona di casa. Concorda?

«L’effetto della globalizzazione è evidente nonostante l’assenza di Russia e Bielorussia. È un fenomeno in atto perché il quadro delle nazionali partecipanti, alcune fino a qualche anno fa non esistevano, si è allargato per cui non esistono più le rendite di posizioni di alcuni Paesi in determinate discipline. Oggi l’Egitto è una potenza della scherma, la Svezia contende il primato del tennis tavolo ai cinesi, americani ed europei si fanno avanti nel mezzo fondo un tempo terreno di caccia degli africani, giamaicani e keniani cominciano a eccellere nei lanci o nella velocità».

L’Italia ha migliorato il medagliere di Tokyo, e non era semplice, ma secondo alcuni è rimasta un po’ al sotto delle sbandierate aspettative della vigilia: non è controproducente per gli atleti elaborare tabelle e previsioni di medaglia gravide di speranza?

«Nel complesso il bilancio dell’Italia è più che positivo anche se portiamo a casa molte delusioni. Si è allargato il ventaglio delle discipline che competono ad alti livelli. Le novità positive sono senz’altro vela e canoa. Per quel che concerne le aspettative, preconizzare il numero di medaglie è molto controproducente. Gli atleti subiscono la pressione delle federazioni, che si sa, vivono di contributi ed elevano le aspettative. Mettiamoci pure gli auspici, per così dire, degli addetti ai lavori più disparati e dei giornali e il clima si fa elettrizzante».

A proposito di piazzamenti, l’Italia ha raggranellato un bel po’ di medaglie di legno, tra il quarto o quinto posto: sfortuna o casualità?

«E’ un gioco che appassiona di più gli statistici e i giornali. Dal quarto posto in giù per me non cambia niente, però possiamo dire che per l’Italia non è stata una Olimpiade fortunata».

Come valuta l’apporto di nuoto, scherma e atletica?

«Soddisfacente quello di nuoto e scherma, nei quali ci hanno salvato i successi delle punte, Ceccon e Paltrinieri in acqua, le squadre di fioretto e spada in pedana. Insufficiente l’atletica dopo l’exploit di Tokyo. Qui va fatto un ragionamento sui recenti campionati europei di Roma che abbiamo dominato, ma che hanno fatalmente logorato la condizione psicofisica di molti azzurri giunti in non perfette condizioni a Parigi. Dal punto di vista psicologico gli Europei sono stati fuorvianti perché gli azzurri hanno creduto di poter dominare anche alle Olimpiadi. In più bisogna aggiungere che alcuni dei grandi paesi europei hanno inviato a Roma rappresentative incomplete ritenendo di non stressare i loro atleti. Un’altra riflessione va fatta sulla programmazione atletica dei nostri ragazzi. In tutte e tre le discipline, comunque, dopo le punte di diamante si avverte una pericolosa carenza di rincalzi».

Gli arbitri hanno condizionato negativamente alcune gare di atleti e rappresentative italiane, pensiamo al judo, al pugilato e soprattutto alla pallanuoto: casualità, scarso peso della nostra federazione o l’atteggiamento di certi arbitri rientra in un fenomeno fisiologico dei Giochi?

«Non amo le proteste e non mi piacciono gli alibi perché ho sempre ammirato correttezza e lealtà dei Giochi, purtroppo social e mass media hanno trasformato anche le Olimpiadi in stadi di calcio con opposte tifoserie. Non è facile giudicare. Direi che nella scherma abbiano subito qualche decisione dubbia, nella pallanuoto quanto commesso ai danni della nostra nazionale è scandaloso, mentre nel pugilato bisogna fare una premessa. Il Cio ha esautorato la federazione pugilistica internazionale per l’organizzazione dei tornei olimpici. È successo che sia stato costretto a imbarcare anche arbitri oggettivamente inadeguati, ma alcuni dei nostri pugili si sono messi nelle condizioni di rischiare arrivando al verdetto a punti, mentre avrebbero duvuto tentare di vincere prima l’incontro. Nello specifico partivano bene, ma al terzo round sembravano sulle gambe. Comunque non siamo a livello dello scandalo di Roberto Cammarelle scippato dell’oro ai Giochi di Londra».

Come esce Angela Carini dal caso-Khelif?

«Decisamente male, ma è un giudizio personale. Premetto una cosa: alla Khelif non andava permesso di partecipare, come a tutti gli atleti intersex perché inevitabilmente creano condizioni di squilibrio nelle gare. Riconosco tutti i diritti del mondo a queste atlete, ma le condizioni di ingaggio nello sport sono un’altra cosa. Ricordo il caso della sudafricana Caster Semenya, i dieci anni di carriera ha letteralmente fatto razzia di titoli negli 800 metri stroncando le carriere di atlete talentuose, ma non al punto di superarla. Appena la Semenya si è ritirata c’è stato un nuovo rifiorire di specialiste in quella distanza. Quanto alla Carini, aveva due modi per uscire elegantemente da un vicolo cieco: non combattere oppure combattere fine alla fine. Ha scelto la terza strada, la più scenografica, ma sbagliata. Che significa dire: mi ha fatto male? Il pugilato è sofferenza e dolore. In questo modo ha penalizzato se stessa e l’immagine del movimento pugilistico nazionale».

Cerimonia autoreferenziale e assai retorica, organizzazione carente, cibo scarso e di scarsa qualità e l’inquinamento della Senna: qual è il suo giudizio complessivo, Narducci?

«Sarebbe stata la cerimonia perfetta per l’inaugurazione di un’Expo universale. Le Olimpiadi hanno la loro ritualità, che non può essere strappata alla pista, in questo modo è stato svilito anche il ruolo dei portabandiera. I francesi hanno ecceduto per rimarcare una grandeur ormai offuscata. Credo che gli atleti serberanno un ricordo alquanto negativo di Parigi 2024. Unica nota positiva, il riscontro di pubblico».

Nello foto: Fausto Narducci

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