Sbarchi, calo sorprendente. Ecco i numeri (di cui nessuno parla)

giovedì, 15 Agosto 2024
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Sbarchi, è calo vistoso nel 2024. Sono dati che confermano la linea del governo. Ma il dato incredibile è che la grande stampa li ignora, o li semi-nasconde. Invece lo scorso anno, quando i dati creavano imbarazzo alla Meloni, era tutto un pullulare di editoriali e titoloni sui “giornaloni”, con l’opposizione che lanciava strali incandescenti contro l’esecutivo.

Ma vediamo, nel dettaglio, i numeri. Frontex certifica che nei primi sette mesi del 2024 c’è verificato un crollo del 64% degli sbarchi sulle nostre coste. Tradotto in cifre assolute, significa che, dal 1 gennaio al 12 agosto, gli ingressi sono stati 37.031. Nello stesso periodo dello scorso anno erano invece stati la bellezza di 98.535. Ricorderete come all’epoca le “grandi firme” si scatenarono, (in particolare quelle del “Corriere della Sera” e de “la Repubblica”). Tutti scrivevano gongolanti del «fallimento» della politica migratoria della Meloni, ironizzando sulle missioni della premier (insieme anche con  Ursula von der Leyen) nella Tunisia di Kais Saied per indurlo (a suon di centinaia di milioni di euro) a bloccare le partenze verso  le nostre coste.

Dopo un anno di paziente lavoro, questa politica di accordi con gli Stati rivieraschi del Nord Africa (non solo la Tunisia ma anche la Libia) sta dando evidentemente i suoi frutti. E cosa si legge sulle testate che un anno fa erano così sensibili al tema migranti? Praticamente nulla. Il “Corriere della Sera” riserva al crollo degli sbarchi un colonnino a pagina 9 nell’edizione di ieri 14 agosto. Mentre “la Repubblica” non vi dedica neanche un rigo. Saranno anche giornali autorevoli e “indipendenti”. Ma, di certo, sono quantomeno prevenuti nei confronti del governo Meloni.

Le nuove politiche di contrasto all’immigrazione irregolare adottate dall’Italia e dall’Ue stanno producendo risultati positivi in tutto l’insieme delle frontiere dell’Unione. Riferisce sempre Frontex che, nel complesso dell’Ue, si registra un calo di ingressi di circa il 36%. Discorso a parte, è ovviamente quello della frontiera con l’Ucraina, attraverso cui il flusso di profughi continua a essere consistente.

Dati confortanti arrivano anche dal lato dei rimpatri volontari assistiti attraverso  Libia  e Tunisia. Nei primi sei mesi di quest’anno sono stati in tutto 9.000, dei quali  5.111 in Libia e 3.800 in Tunisia.

Più che comprensibile (e legittima) la soddisfazione espressa dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che parla di una «conferma dell’efficacia degli accordi con i Paesi di partenza dei migranti nell’ambito di una nuova strategia per contrastare l’immigrazione irregolare e ridurre la pressione migratoria su quei Paesi».

Questi dati positivi non devono però portare i governi europei  a cullarsi sugli allori. E questo dal momento che la situazione politica e sociale dell’Africa continua a essere esplosiva, anche perché nella regione del Sahel (in particolare in Niger,  Burkina Faso e Mali) si sono affermati regimi militari ostili all’Occidente. Ed è proprio da lì che passano i flussi più ingenti di migranti in fuga da guerre e povertà.

Per fronteggiare possibili emergenze a medio e a lungo termine può sicuramente contribuire il Piano Mattei (quando comincerà a dare i suoi frutti) unitamente ad altre politiche di aiuto e cooperazione con i Paesi africani attuate nell’ambito dell’Ue .

Ma fondamentale è anche il presidio delle rotte più pericolose, soprattutto dopo il fallimento della politica di intervento attuata dalla Francia di Emmanuel Macron. E anche su questo fronte l’Italia dovrà fare la sua parte.

Va da sé che il felice esito degli accordi con Libia e Tunisia rappresenta un incoraggiamento a  proseguire nella linea di collaborazione con i governi africani, tenendo anche lontane, per quanto possibile, le presenze ostili. Ogni riferimento alla politica di espansione in Africa di Russia e Cina non è per niente casuale.  

 

 

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