Eccoci qui, a parlare ancora una volta di Europa, competitività e grandi visioni. Questa volta è il turno di Mario Draghi, l’uomo che ha salvato l’euro (o almeno così ci hanno raccontato) e che ora vorrebbe salvare l’intera Unione Europea dalla sua cronica incompetenza.
Il nostro ex premier ci presenta un rapporto sulla competitività europea che sembra uscito da un romanzo di fantascienza. Innovazione, decarbonizzazione, sicurezza economica: parole altisonanti che risuonano nei corridoi di Bruxelles come un’eco lontana, mentre la realtà bussa alla porta con i suoi problemi concreti.
Draghi ci dice che l’Europa deve colmare il divario d’innovazione. Davvero? Non me ne ero accorto. Forse perché ero troppo occupato a osservare come l’ultimo unicorno tecnologico europeo sia stato probabilmente inventato da Gutenberg nel XV secolo.
E poi c’è la decarbonizzazione. Ah, che bella parola! Peccato che mentre noi ci affanniamo a spegnere le luci per risparmiare energia, la Cina inauguri una nuova centrale a carbone al giorno. Ma non preoccupatevi, ci rassicura Draghi, troveremo un “equilibrio” tra salvare il pianeta e non morire di fame. Geniale!
Non dimentichiamoci della sicurezza economica. L’Europa dipende troppo dalla Cina per le materie prime critiche, ci avverte il nostro profeta della finanza. E la soluzione? Semplice: emettere più debito comune! Perché, si sa, il modo migliore per risolvere i problemi è sempre stato quello di buttarci sopra dei soldi che non abbiamo.
Ma il colpo di genio arriva alla fine: Draghi propone di “semplificare” il bilancio dell’UE. Immagino che per “semplificare” intenda aggiungere altri tre strati di burocrazia e una decina di comitati, giusto per essere sicuri che nessuno capisca davvero dove vanno a finire i soldi.
E come dimenticare il “pilastro della competitività”? Un nome così pomposo che fa quasi dimenticare che l’ultima volta che l’Europa è stata veramente competitiva, Napoleone stava ancora pensando di invadere la Russia.
In conclusione, il rapporto Draghi è un magnifico esempio di quella che io chiamo “economia dell’immaginazione”: bellissima sulla carta, totalmente irrealizzabile nella pratica. Ma non temete, sono sicuro che tra qualche anno avremo un nuovo rapporto, con nuove parole d’ordine e nuove promesse. Nel frattempo, l’Europa continuerà a dibattersi come un pesce fuor d’acqua nel mare burrascoso dell’economia globale.
Ma almeno abbiamo dei bei sogni su cui fantasticare, no?




Il Prof. Pugliese, come al solito ma mai scontato e mai sufficientemente ringraziato, evidenzia quanto “l’esercizio di stile” dell’ex. premier Draghi sia poco utile. Più le condizioni economiche richiedono concretezza, più ci vengono propinati libri dei sogni “pompati” mediaticamente a reti semi-unificate.
Ma le persone sono sempre più informate, e il giochino funziona sempre meno…