A questo punto il mistero si infittisce. Ed è una cuccagna, un’autentica manna per gli osservatori, i retroscenisti, i complottisti. E soprattutto per i politici intenti unicamente a strumentalizzare la vicenda (si legga la sinistra politica, giornalistica e intellettuale).
Ieri, come noto, Maria Rosaria Boccia ha dato buca a “Carta Bianca”, il programma di Rete4. La presenza era stata confermata da lei stessa nel pomeriggio ma, quando è arrivata al Cptv del Palatino di Roma, secondo quanto hanno riferito i presenti, si sarebbe trincerata in camerino. A meno di un’ora dall’inizio delle riprese, pare abbia avuto alcune remore sulla sua partecipazione e, in particolare, sulle domande che le avrebbero dovuto fare alcuni ospiti in studio.
Sarebbe stata la prima intervista in diretta per lei, dopo quelle registrate e, quindi, controllate e gestite con minore apprensione. La produzione e la redazione hanno a lungo trattato con la Boccia per convincerla a restare. E hanno cominciato ad avvertire i giornalisti: “Non siamo sicuri che interverrà perché ci ha detto che non se la sente, che vuole prendere del tempo e vuole discutere con la nostra redazione. Ci chiede di prendere in considerazione l’ipotesi di spostare l’intervista alla prossima settimana”, spiegando che potrebbe andarsene. E così è stato. Lei stessa ha pure rilanciato. Ha detto: ‘Voglio partecipare al talk e partecipare con gli altri perché non voglio che quello che dico venga commentato senza di me’.
Insomma, un gioco al rialzo e al ribasso, in perfetto stile personaggio mediatico.
L’intervista a “È sempre Cartabianca” sarebbe stata la terza dopo quella concessa a La Stampa e quella concessa a “L’aria che tira”, il programma di La7. Secondo quanto si apprende da LaPresse, l’intervista organizzata dalla Berlinguer prevedeva domande libere e non concordate, come chiesto da Mediaset, e su tale punto Boccia ha ragionato con il suo avvocato e poi ha deciso di rimandare.
Questa la cronaca, resta ora il commento.
Cosa è scattato nella mente della Boccia? Chi sta ancora gestendo la sua immagine?
Certamente non si tratta solo di corretta o pericolosa conduzione della intervista. C’è molto di più. Il terreno che la riguarda (i contenuti della fiction) è molto scivoloso. D’alta parte, non può evitare di essere messa in difficoltà dai giornalisti, o dalla stessa Bianca Berlinguer. Che hanno un preciso dovere rispetto all’opinione pubblica, sia se simpatizzino per lei, sia se le siano ostili.
Ci sono di mezzo la politica, presunti scandali, altri supposti coinvolgimenti altolocati, aspetti privati, prima enfatizzati sui social (il legame con Sangiuliano), poi rinnegati verbalmente. In sostanza, anche l’immagine del governo Meloni, la cui premier si è vista costretta a far fare un passo indietro a un suo ministro.
E c’è una guerra nella guerra. Tra Palazzo Chigi e Mediaset. E’ indubbio che dalla morte di Silvio Berlusconi le cose siano notevolmente cambiate. I figli del Cavaliere, più liberal, è patrimonio condiviso, non amano questo governo ritenuto troppo di destra. E ha certamente pesato nell’incrinarsi dei rapporti la questione degli extraprofitti bancari, che avrebbero colpito gli interessi economici e finanziari dell’azienda.
Da qui una serie di sospetti, segnali e di messaggi nemmeno tanto in codice, come l’uso perfido dei “fuorionda” del compagno della Meloni (Giambruno), colpa attribuita all’intoccabile Ricci. E ora l’intervista alla Boccia, vera e propria bomba di fatto contro la premier.
E’ ovvio che la Meloni era ed è furiosa per questa postura politico-editoriale non proprio amica, che parte da lontano.
E su tutto, pesa pure, a riprova di un allontanamento a 360 gradi, la strana posizione politica di Fi che gioca su due fronti: lealtà al governo ed eccessivi distinguo (in l’Europa, lo ius scholae, la collocazione ambigua tra Fdi e il Pd che lascia prefigurare eventuali futuri governi di diversa fattura, come esecutivi tecnici, centristi, di unità nazionale).
Insomma, una partita nella partita. Che seguirà purtroppo i tempi e i ritmi di una soap opera.
Boccia-Mediaset-Governo. Una guerra nella guerra secondo i tempi di una fiction



