Bucci candidato del cdx in Liguria: una storia che commuove…

venerdì, 13 Settembre 2024
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Marco Bucci, sindaco di Genova, 65 anni, è da mercoledì 11 settembre il candidato del centrodestra in Liguria per il dopo Toti. La vera notizia non è tanto nel fatto che la coalizione sia riuscita a trovare la “quadra” superando le sue divisioni interne, quanto nella straordinaria testimonianza umana offerta dal candidato: Bucci è malato, seriamente. E nonostante ciò ha deciso di correre per la sua Regione.

L’esempio che ci offre il primo cittadino della città della Lanterna sembra fatto apposta per farci riconciliare con la dimensione della politica, permettendoci di riacquistare un po’ di quella fiducia  che le grottesche vicende di questi giorni (ogni riferimento al caso Boccia-Sangiuliano non è affatto casuale) hanno in qualche modo intaccato.

Insomma, la politica odierna non è solo gossip, spregiudicatezza e ricatto. È ancora attaccamento alla propria gente. È spirito di servizio. È coraggio. «Se mi rimangono tre anni di vita -dice Bucci in una bellissima intervista pubblicata dal “Corriere della Sera”- , li spenderò così (governando la Liguria n.d.r.). Se ne ho cinque, riesco a fare il presidente fino al termine del mandato». Il candidato del centrodestra riesce anche a scherzare sulla sua speranza di vita: «Se poi me ne restano altri dieci, me li faccio tutti in barca a vela».

Il candidato governatore parla con naturalezza della sua malattia: «Cancro metastatico alle ghiandole linfatiche del collo. Me lo hanno diagnosticato il 30 maggio. Operato il 3 giugno. Mi hanno levato una trentina di linfonodi». Ora Bucci sta combattendo il male con l’immunoterapia. «Iniezioni di anticorpi monoclonali per i cosiddetti tumori sensibili, una ogni ventuno giorni. Ho mandato alcune mie cellule a un laboratorio in Germania per vedere come reagiscono al farmaco: pare che siano reattive».

Chiunque, nelle sue condizioni, non penserebbe ad altro che a sconfiggere la malattia. Si concentrerebbe solo su questa primaria battaglia per la vita. Bucci no. Pensa anche alla sua Liguria, assediata da tanti corvi svolazzanti e da tanti incapaci che si ritengono geni: «Diventa ogni giorno più evidente che qui in Liguria c’è un problema grosso. Non voglio lasciare la mia regione ai signori del No. Magari sanno finanziare le opere con un decreto, ma poi le rallentano con le loro contraddizioni interne».

Il candidato del centrodestra vuole zittire e smentire i pessimisti per vocazione e professione. «Nelle ultime settimane, mi hanno molto infastidito le notizie false e disfattiste messe in giro dal centrosinistra. Trovo che sia un insulto verso gli elettori. Allora, ripeto quel che dissi dopo la tragedia del ponte Morandi: Genova e la Liguria non sono in ginocchio, questa è una descrizione falsa della realtà. Dobbiamo guardare al futuro». Già, guardare al futuro: detta da chi sta combattendo contro il cancro, è una frase che incoraggia e commuove.

Certo, Bucci non ha preso alla leggera la decisione di candidarsi per la Regione. È stata una scelta sofferta, come si può facilmente immaginare. All’inizio non voleva. Be’, sapete chi lo ha convinto? Giorgia Meloni. Sono bastati quaranta minuti di colloquio con la premier. Sono bellissime le parole che il candidato governatore dedica a Giorgia. «Mi ha veramente impressionato per come ha descritto la situazione. E per le motivazioni che la portano a pensare che io sia la persona giusta per questo lavoro. “Io ti dico qual è la scelta politica e professionale” mi ha detto. “Ma su quella personale devi decidere solo tu”. Ci ho pensato sopra una notte, e poi ho sciolto la riserva».

Le parole più belle che Bucci dedica alla sua candidatura sono nel suo definirla «un segno di speranza, comunque la si guardi». Ecco, la speranza. È questo l’elemento che manca di più, oggi, alla politica. E dire che ce ne sarebbe tanto bisogno. È solo la speranza che può vincere lo scetticismo, la delusione, il disincanto. Dopo le amare sghignazzate dei giorni passati, una lacrimuccia oggi ci sta proprio bene. È un fatto che conforta. Grazie a Marco Bucci per avercela suscitata.

 

 

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