Raffaele Fitto è la nuova bandiera dell’Italia in Europa. E la sinistra, con il Pd in testa, “rosica” (come si dice in dialetto romanesco per indicare chi si fa venire il mal di fegato per la rabbia). Di qui il tentativo di politici e media fiancheggiatori di sminuire l’importanza delle deleghe che gli sono state attribuite. Ma è un tentativo destinato al fallimento perché il commissario gestirà materie molto importanti per il nostro Paese.
Prima di entrare nel merito specifico delle competenze di Fitto, proviamo a ricostruire brevemente i passaggi della stizzita reazione della sinistra. Che Elly Schlein & compagni si stessero rodendo il fegato lo si è capito subito, fin da martedì (giorno della presentazione della squadra di Ursula von der Leyen). Se il Pd, con Nicola Zingaretti, l’ha buttata sul fatto che la Commissione si era spostata a destra, Avs e M5s hanno subito caricato a testa bassa: i sodali di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, hanno criticato il modo in cui il rappresentante italiano ha gestito i fondi del Pnrr, mentre i pentastellati hanno affermato che l’Italia è rimasta con un «pugno di mosche in mano». L’Italia, secondo l’europarlamentare contiano Pasquale Tridico, «ottiene deleghe che nel precedente mandato di Ursula Von der Leyen erano state assegnate a un Paese piccolo e non fondatore dell’Ue come il Portogallo». Ricordiamo che Fitto, oltre ad aver ricevuto l’investitura di vicepresidente esecutivo, ha ottenuto le deleghe ai fondi della Coesione e alle Riforme.
Il colmo del livore è stato raggiunto nella serata, sempre di martedì, quando nel talk show di Giovanni Floris e in quello di Bianca Berlinguer non è stato allestito neanche uno straccio di dibattito a commento della nuova Commissione di Bruxelles. Solo a “Dimartedì” c’è stato un fugace accenno a quanto era accaduto in mattinata con Pier Luigi Bersani e Lucia Annunziata che ridacchiavano per l’esultanza espressa dalla maggioranza per la posizione conquistata da Fitto all’interno dell’Ue. Da sottolineare il fatto che subito dopo, su Raiuno, Bruno Vespa ha invece dedicato l’intera prima parte di “Porta a porta” proprio al successo ottenuto dal governo italiano nella nuova Commissione Ue.
Il versamento di bile da parte della sinistra è proseguito nei giorni successivi con gli europarlamentari Pd Antonio Decaro e Dario Nardella i quali hanno parlato entrambi di «deleghe senza peso». E qui ci fermiamo perché tanto basta a illustrare lo sconcerto che pervade in questi giorni il partito della Schlein e i suoi alleati.
Al dunque perché tanto astio? I motivi non sono difficili da capire se consideriamo la costante pulsione della sinistra a delegittimare la destra in Europa. Il riconoscimento ottenuto dal nostro Paese smentisce ora (e clamorosamente) la “leggenda nera” propagandata dal Pd, la leggenda secondo cui l’Italia governata da Giorgia Meloni sarebbe destinata all’isolamento all’interno delle istituzioni Ue. La sinistra nostrana si aspettava (e si augurava) che attorno al governo di «estrema destra» venisse allestito un «cordone sanitario» da parte del mainstream europeo. Ma così non è stato. Anzi, l’Italia non ha mai conquistato una posizione così rilevante all’interno dell’Ue come oggi (a parte naturalmente la presidenza della Commissione europea ottenuta a suo tempo da Romano Prodi). Ad aumentare lo sconcerto è stata anche la circostanza che il governo Meloni ha raggiunto un simile risultato nonostante il voto contrario degli europarlamentari di FdI alla von der Leyen: per tutta quest’estate la stampa di sinistra non ha fatto altro che riproporre il tormentone del «passo falso» di Giorgia in Europa.
Venendo ai poteri di Fitto, va subito rilevato che si tratta in realtà di deleghe pesanti, molto pesanti. E soprattutto di competenze assai propizie per gli interessi italiani. Il nostro vicepresidente, con la delega alla coesione, gestirà i fondi europei per lo sviluppo dei territori: all’Italia spetterà una bella fetta di questa massa di risorse, una ricchezza quanto mai necessaria per la crescita economica dei prossimi anni. A tutto ciò si aggiungerà il coordinamento dei fondi Pnrr, altra materia per noi sensibilissima. Alcuni hanno scritto, per sminuire anche quest’ultima competenza, che Fitto «se la dovrà vedere» con il “falco” Valdis Dombrovskis. In realtà sarà quest’ultimo che «se la dovrà vedere» con Fitto, dal momento che il commissario italiano è vicepresidente esecutivo e quello lettone no.
Complessivamente, per Raffaele Fitto passeranno quasi mille miliardi di euro di fondi europei. E scusate se è poco, tenuto conto che una parte di queste risorse ci spetta di diritto e che dovrà essere impedita ogni sorta di trabocchetto o di ritardo. Il senso della sfida del commissario italiano è ben sintetizzato da queste parole che egli stesso in più occasioni tende a ripetere: «Rischiamo di annegare in un mare di debiti, seduti su una montagna di soldi».
Il rodimento di fegato del Pd è destinato ad aumentare. E raggiungerà probabilmente il massimo quando, tra poche settimane, gli europarlamentari della sinistra dovranno ascoltare Fitto nelle audizioni e poi votare per l’intera commissione. Che faranno, voteranno contro gli interessi dell’Italia?



