Per raccontare le vicende intricatissime che stanno travolgendo uno dei ministeri più tranquilli della Repubblica italiana (almeno fino a tre mesi fa), bisognerà pur cominciare da qualche spunto. Magari dalle dichiarazioni del professor Vittorio Sgarbi, già sottosegretario alla Cultura, il quale a luglio disse che il vistoso taglio alla testa riportato dal ministro Gennaro Sangiuliano era probabilmente dovuto a «un’impuntatura di sua moglie», dopo aver scoperto la relazione “affettiva” con l’imprenditrice pompeiana Maria Rosaria Boccia. Ma aveva informazioni sbagliate. La profonda e lunga ferita, che segna quasi tutto il cranio dell’ex ministro, era invece frutto della doppia o tripla impuntatura della signora Boccia la quale aveva appena appreso da Sangiuliano l’intenzione di interrompere la relazione. Il solco sarebbe stato procurato da un’unghiata particolarmente efficace della donna durante una lite furiosa. Ora lei e l’ex ministro si parlano solo tramite avvocati.
Report, la trasmissione d’inchiesta che domenica sera ha sbaragliato la concorrenza, gravida com’era di aspettative, comincia da questa foto (peraltro anticipata in serata dal sito Dagospia) la sua narrazione per focalizzarsi successivamente sulla figura enigmatica del neoministro Alessandro Giuli, successore di Sangiuliano al dicastero di via del Collegio Romano. Si parte dalla complessa, per così dire, liaison Sangiuliano-Boccia per giungere ai conflitti d’interessi, presunti o effettivi, all’interno del Maxxi, il Museo delle arti del XXI secolo.
Il racconto del conduttore Sigfrido Ranucci è dedicato in buona parte alla storia personale di Giuli: dal nonno in camicia nera che ha fatto la Marcia su Roma e poi ha portato la famiglia a Salò, al padre sindacalista del Movimento Sociale, fino alle passioni esoteriche che ne influenzerebbero il suo eloquio elegante e misterioso.
Report utilizza la lite tra la Boccia e Sangiuliano come snodo per collegare le attività della fondazione Maxxi, precedentemente guidata da Giuli, a Francesco Spano, che al museo era segretario generale, nominato da Giovanna Melandri, diventato l’uomo ombra di Giuli nei suoi due anni di presidenza, per passare alla funzione di capo di gabinetto del ministero dopo l’allontanamento di Francesco Gilioli, testimone “scomodo” di alcuni episodi della querelle Sangiuliano-Boccia, e messo alla porta, coincidenza, pochi giorni dopo la sua deposizione in Procura.
E poi ci sono i conflitti d’interesse. Nel 2017 Spano è stato al centro di un’inchiesta delle Iene per un finanziamento a una associazione per i diritti dei gay quando era direttore dell’ufficio antidiscriminazione del governo Renzi. Dopo la trasmissione ha querelato alcuni dei giornali che avevano parlato del suo caso. A fargli da avvocato è Marco Carnabuci, poi diventato consulente legale al Maxxi, nonché compagno di Spano, a cui si è unito civilmente e consulente del Maxxi da almeno sei anni.
A Giuli, Report “contesta” anche la gestione del museo durante la sua presidenza. Tutte le risorse finanziarie che il Maxxi ha perso con la diminuzione di biglietti venduti e l’uscita di scena degli sponsor sono state ripianate con i soldi del ministero della Cultura. Quando è arrivato al Maxxi, secondo Report, si è ritrovato in cassa un finanziamento da oltre 2,5 milioni di euro del Ministero delle imprese per un progetto di rigenerazione urbana denominato Cure, che vedeva la collaborazione del museo con l’università Sapienza e il centro di ricerca della Sony. Progetto che però, afferma Vittorio Loreto, direttore di Sony computer Sciences lab – Università La Sapienza, non è mai partito perché il Maxxi a un certo punto ha deciso di non partecipare più al progetto.
Sempre secondo Report, mentre rimandava indietro i soldi già stanziati per un’operazione così innovativa, Giuli decideva di far partecipare il Museo a un altro bando del ministero delle Imprese per le Tecnologie 5g con un progetto basato sulla realtà aumentata che attraverso visori ottici avrebbe consentito ai visitatori del Maxxi, da statuto specializzato esclusivamente sull’arte degli anni 2000, di esplorare da remoto le stanze del Vittoriale e la casa museo di Gabriele D’Annunzio. Si tratta, ricorda Report, del progetto, Connessioni Culturali che ha ricevuto in finanziamento pubblico di 2 milioni di euro ed è stato aperto al pubblico al Maxxi per soli 5 giorni.
Infine, emerge un caso Boccia-bis. Un collaboratore che avrebbe lavorato gratuitamente a una mostra sui futuristi e che sarebbe stato fatto fuori per motivi politici. Si chiama Alberto Dambruoso, insegna Storia dell’arte all’Accademia delle Belle arti di Frosinone, e racconta: «Ho ricevuto anche io un incarico che non è stato poi formalizzato. Nel senso che io non ho avuto il contratto». A lui Sangiuliano avrebbe preferito «quelli della sua parte politica».
Il giorno dopo non mancano reazioni. «Fra inchieste di Report e retroscena totalmente inventati, vedo una pressione mediatica fortissima contro la destra da parte di tv e stampa vicine all’opposizione: si chiamino Rai, La7 o Repubblica, il risultato è sempre lo stesso – spiega in un’intervista a Repubblica Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera ed esponente di FdI, commentando le inchieste di Report sul ministero della Cultura che hanno portato anche alle dimissioni di Francesco Spano, ex capo di Gabinetto del ministro Giuli. Una nomina che aveva creato nervosismo in Fratelli d’Italia. «È normale perché lui ha un altro percorso, un’altra formazione che non è la nostra – prosegue Mollicone – era un tecnico dei governi di centrosinistra. Da questo sono nati i dubbi sulla sua compatibilità».



