Lite FI-Lega: che succede se Giorgia perde la pazienza

venerdì, 29 Novembre 2024
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È lite ormai cronica tra Forza Italia e la Lega: tira aria di crisi di governo? Tutti i principali esponenti della maggioranza giurano di no. Dicono che l’esecutivo è solido e che arriverà a fine legislatura. Affermano anche che si tratta di baruffe insignificanti dettate dallo stress per l’impegnativo esame della legge di bilancio e che «ci sono cose più importanti delle quali occuparsi che di qualche battuta», parola di Tommaso Foti, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera.

In realtà, i nervi rimangono a fior di pelle e l’impressione diffusa è che stavolta non si tratti solo di una questione di rivalità tra aspiranti numero due della coalizione (Matteo Salvini e Antonio Tajani), ma di qualcosa di più serio, forse il segnale che qualcosa comincia a scricchiolare nella maggioranza, che lo strappo è più largo di quello che appare.

Cominciano del resto a volare parole grosse e palesemente provocatorie. «Salvini vuole fare il paraculetto», ha detto ieri Raffaele Nervi, portavoce nazionale di Forza Italia. Sembra una battuta scherzosa, ma non lo è. È la classica frase buttata lì per suscitare una reazione pepata e per far scoppiare una nuova rissa. Il leader della Lega però non c’è cascato e ha risposto con uno sdrammatizzante «peace and love». E anche Tajani ha smussato da parte sua i toni: «Apprezzo Salvini, ma ognuno rispetti l’altro».

Si tratta comunque di sorrisi a mascelle serrate e un altro caso potrebbe esplodere da un momento all’altro. A far maggiormente sospettare che qualcosa si stia per rompere (o che si sia già rotto) è anche la circostanza che la volontà di rottura più forte venga da Forza Italia, proprio da chi cioè, in virtù di una ostentata vocazione moderata, dovrebbe invece tendere a smussare gli angoli della polemica. Dallo jus scholae al canone Rai: a smarcarsi, negli ultimi mesi, è stato quasi sempre Tajani, anche se va detto che l’altro giorno non è stato molto elegante da parte della Lega votare contro la Commissione europea di cui è vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto, (ed ha avuto buon gioco Stefano Bonaccini a ironizzare sul fatto che invece il Pd ha votato a favore).

Comunque, rimane il fatto che l’atteggiamento polemico più vistoso sia di FI. Si confrontano in proposito due scuole di pensiero. C’è chi afferma che tutto dipende dalla volontà di Tajani di veder riconosciuto il ruolo di numero due della maggioranza (ma non è ben chiaro in cosa ciò dovrebbe consistere). E chi invece ritiene che Forza Italia si stia addirittura preparando a un riposizionamento politico. Si parla anche di una possibile discesa in campo di Pier Silvio Berlusconi, cosa  che dovrebbe addirittura comportare uno spostamento a sinistra dell’asse del partito.

Tutte illazioni, sia chiaro. Però un fatto è certo: sia Tajani sia Salvini  dovranno fare i conti con Giorgia Meloni, la quale non appare affatto disposta a farsi logorare. Ciò significa che, se la situazione degenererà ulteriormente, sarà lei a provocare la crisi, senza aspettare di farsi impallinare da chicchessia.

Sono giorni che la premier manda segnali di irritazione per la litigiosità dei suoi alleati. «Se Matteo e Antonio continuano, faccio saltare il tavolo e porto tutti al voto», avrebbe detto l’altro giorno ai suoi collaboratori per sfogarsi. In questo quadro rientra anche il pranzo avuto l’altro giorno dalla Meloni con Sergio Mattarella al Quirinale. Doveva rimane riservato, ma, come sempre accade in questi casi, è diventato di dominio pubblico.

Il messaggio comunque chiaro: se scoppia la crisi, nessuno si sogni un governo tecnico, si va alle elezioni anticipate e basta. E i primi rimetterci sarebbero proprio i due alleati tanto litigiosi. Poi si sa che le elezioni anticipate sono sempre un terno al lotto, ma comunque vada, a uscirne rafforzata, dovrebbe essere Giorgia, a differenza sia di Matteo sia di Antonio. Questa possibilità dovrebbe indurre entrambi a più miti consigli. Ma non si sa mai…

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