Il viceministro Leo fa il punto ad Atreju sui risultati del concordato fiscale, respinge le accuse di fallimento e rilancia sull’obiettivo di un nuovo rapporto tra Fisco e contribuenti. Spazio anche alle risposte sulle polemiche riguardo ai salari dei ministri e alle critiche di Ruffini.
Prima di tutto, quali sono le risorse recuperate con il concordato fiscale e con quanto chiuderete?
Stiamo ancora facendo i conti. Dobbiamo sommare quanto raccolto fino al 12 dicembre con quanto ottenuto prima. Tuttavia, un dato interessante è che una buona parte dei contribuenti che hanno aderito si trovava nella fascia sotto il “Lotto”, cioè dichiarava redditi molto bassi. Questo significa che stiamo assistendo a una parziale emersione del sommerso.
L’obiettivo di usare le risorse del concordato per il taglio dell’aliquota è stato fallito?
Non direi che è stato un flop. Il 31 ottobre era la data fissata per mettere a disposizione queste risorse, ma poi c’è stata la riapertura dei termini. È vero che i tempi sono più stretti e non basterà per il taglio dell’aliquota, ma non possiamo parlare di fallimento. Il meccanismo ha consentito di far emergere una parte del sommerso, specialmente tra chi aveva redditi bassi.
Quindi, l’obiettivo principale non è stato raggiunto?
No, non esattamente. L’obiettivo principale era portare i soggetti sotto il “Lotto” a dichiarare di più, e da questo punto di vista il risultato è positivo. Dobbiamo ancora verificare i numeri definitivi, ma mi pare che il segnale sia incoraggiante.
Cosa ne pensa delle parole di Ruffini?
Ruffini è un funzionario dello Stato e ha fatto le sue scelte. Non posso commentare le sue parole.
Oggi in Italia è più conveniente fare il ministro o rimanere nel ceto medio, considerando il recente aumento degli stipendi dei ministri e la mancata riduzione delle tasse per il ceto medio?
Bisogna tener presente che i ministri senza indennità parlamentare hanno una retribuzione più bassa rispetto ai parlamentari. Parliamo di circa 9.000 euro al mese. La decisione sull’aumento è stata presa in Parlamento, non dal governo.
Quando sarà nominato il sostituto di Ruffini?
Ci stiamo lavorando insieme al ministro Giorgetti e a Palazzo Chigi. L’obiettivo è fare la nomina in tempi rapidi per rasserenare l’amministrazione finanziaria e proseguire con la riforma fiscale.
Chi si trova nella fascia media del fisco, con redditi tra 28.000 e 50.000 euro, non vedrà il taglio dell’aliquota a gennaio. Cosa dovrà aspettarsi?
Il nostro obiettivo è ridurre la tassazione sul ceto medio. Se non ci saranno interventi subito, la manovra del prossimo anno potrebbe includere misure in questa direzione. Dobbiamo vedere le risorse che si recupereranno.
A Natale regalerà una calcolatrice a Giorgia Meloni?
Meloni è una persona competente, preparata e capace di governare bene anche le questioni economiche. Sa gestire autonomamente le situazioni, ma, se ha bisogno, chiama.
Non sarebbe stato più efficace fare una sanatoria tombale sul passato e una flat tax veramente conveniente?
Lo scopo non era tanto “chiudere” il passato quanto far emergere chi dichiarava poco. Il risultato è stato buono perché molti di quelli sotto il “Lotto” sono passati a dichiarare di più. È un passo avanti. Il prossimo anno potremmo riproporre il meccanismo per rafforzare questo cambio di rapporto tra Fisco e contribuenti, puntando sui piccoli e medi soggetti.
Si è parlato di cancellare le sanzioni no vax per le nuove sanatorie fiscali. Che ne pensa?
Queste decisioni le prende il Parlamento. Io mi occupo di temi fiscali, ma le scelte sulle sanzioni spettano al legislatore.
La video intervista a Leo ad Atreju



