A margine di un panel durante la manifestazione di Atreju, il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli ha rilasciato un’intervista in cui ha affrontato una serie di temi cruciali per il futuro dell’Italia e dell’Europa. Al centro del suo intervento, il ruolo di Giorgia Meloni come leader europea e la necessità di una nuova visione sull’immigrazione, con particolare riferimento al progetto Mattei per l’Africa. Rampelli ha evidenziato il fallimento delle politiche migratorie precedenti, proponendo un approccio fondato sulla cooperazione e sul superamento delle logiche di sfruttamento. Non sono mancati riferimenti alla situazione politica interna e alla sfida del centrodestra nelle grandi città italiane. Di seguito, le dichiarazioni rilasciate da Rampelli.
Onorevole Rampelli, qual è la visione strategica dell’Italia nel contesto europeo e mediterraneo?
“È importante gestire il flusso verso l’Europa attraverso l’Italia e verso l’Occidente, anche perché l’Africa deve diventare un continente alleato dell’Europa. Oggi ne abbiamo parlato qui ad Atreju. Il Mediterraneo era ed è tornato a essere centrale, in particolare dal 2001, quando la Cina è entrata nell’Organizzazione Mondiale del Commercio e i cargo mercantili attraverso il Canale di Suez si sono diretti in Europa. Il Mediterraneo è tornato a essere una fonte di ricchezza e l’Europa torna protagonista. Il Mediterraneo non è un lago chiuso, ma una cerniera che unisce l’Europa del Nord, l’Africa, l’Indo-Pacifico e l’Atlantico”.
Si sarebbe mai immaginato Giorgia Meloni come Presidente del Consiglio quando la conobbe anni fa?
“Non avrei mai pensato di vederla Presidente del Consiglio, ma la speranza c’era. Giorgia Meloni era molto dotata dal punto di vista della dialettica ed era presentabile. È stata la prima donna presidente del Consiglio in Italia e la prima donna a capo di un partito italiano. Non apparteneva alla generazione legata alla Seconda Guerra Mondiale o agli anni di piombo, e questo la rendeva credibile per costruire un futuro sereno, mettendo da parte le vecchie ideologie”.
Oggi Giorgia Meloni può essere considerata il futuro dell’Europa?
“In questo momento, sì. Giorgia Meloni ha trovato soluzioni pragmatiche per un Occidente che ha smesso di credere in sé stesso e ha assunto un ruolo di autocritica permanente. L’Occidente ha comunque avuto un ruolo cruciale nello sviluppo del mondo intero e dovrebbe continuare a essere un faro di civiltà e di emancipazione dall’oppressione e dalle dittature. Giorgia è credibile non solo per le sue capacità, ma anche perché in Italia si è trovata la quadra tra centro e destra, una solidità che altrove in Europa non c’è. L’alternanza tra centrodestra e centrosinistra è fondamentale per la democrazia, e in Italia questo accade ormai da tempo.”.
Sul tema dell’immigrazione, come risponde agli attacchi ricevuti dal Partito Democratico, in particolare da Elly Schlein nelle ultime ore, sul piano con l’Albania?
“Tutto ciò che è stato fatto fino a oggi sull’immigrazione è stato un fallimento. La nostra visione è chiara: cooperazione con l’Africa, sviluppo, infrastrutture e la fine dello sfruttamento neoliberista, che ha rappresentato una nuova forma di colonialismo. Il progetto Mattei è un modello che dialoga alla pari con l’Africa e punta a garantire alle persone la libertà di emigrare, ma senza essere costrette a farlo. Non esiste un diritto all’immigrazione, ma esiste una condanna all’immigrazione per chi vive in condizioni di povertà estrema. L’obiettivo è lavorare con l’Africa per costruire un modello di sviluppo sostenibile e cooperativo. Il progetto Mattei è un modello che dialoga alla pari con l’Africa e cerca di costruire prospettive che consentano alla persona di essere libera anche di emigrare, ma senza esserne costretta. Non c’è un diritto all’immigrazione, ma piuttosto una condanna all’immigrazione per chi vive nei Paesi poveri. Noi vogliamo investire in questo progetto di sviluppo condiviso.”
Ci parli del gruppo dei “Gabbiani” e se mai avrebbe immaginato che oggi sarebbero stati alla guida del Paese.
“Il nome “Gabbiani” non è mai stato una denominazione ufficiale, ma un’evocazione. Ci presentammo alle elezioni con il simbolo di Alleanza Nazionale, che raffigurava un gabbiano, simbolo di libertà e di superamento degli schematismi. Era una comunità umana rivoluzionaria, che cercava di innovare la destra italiana, portandola fuori dallo steccato del neofascismo e del nostalgismo. L’obiettivo era mantenere vivi i valori della destra, ma modernizzarli. Giorgia Meloni è stata la persona più credibile in questo percorso di innovazione.”
Il tema della sovranità energetica è cruciale. Qual è la posizione di Fratelli d’Italia sul nucleare? Si è detto che le è stato negato di partecipare al panel.
“C’è stata una falsa notizia secondo cui avrei voluto partecipare a un panel sul nucleare. Non è vero e l’ho detto anche al giornalista che ha riportato questa fake news. Sul nucleare, la posizione di Fratelli d’Italia è chiara: puntiamo sulla fusione nucleare, non sulla fissione. L’Italia ha una grande capacità di ricerca scientifica, ma non ha centrali nucleari a causa del referendum del 1987. Questo ci permette di essere l’avanguardia mondiale della fusione nucleare. La fissione nucleare non è una prospettiva praticabile, anche perché in Italia non riusciamo neppure a costruire depositi per rifiuti sanitari con un livello di radioattività inferiore a quello delle lenticchie di Castelluccio. Quindi, meglio puntare su una prospettiva ambiziosa e futuristica come la fusione nucleare, che è anche più pulita e sostenibile.”
Si fa spesso il suo nome come possibile candidato sindaco di Roma. Che ne pensa?
“No, io sono vicepresidente della Camera dei Deputati e sto bene dove sto. Tuttavia, ci stiamo interrogando sul motivo per cui il centrodestra non riesca a sfondare nelle grandi città come Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna e Firenze. Nelle province il messaggio passa bene, ma non nelle metropoli. In altre parti del mondo qualcosa sta cambiando: a New York, i repubblicani hanno vinto dopo decenni di dominio democratico. Quindi, con capacità e applicazione, questa tendenza potrebbe affermarsi anche in Italia, e quindi a Roma”.



