Il leader della Lega esce vincitore dal processo a Palermo. La decisione del Tribunale non avrà conseguenze sul governo, come confermato dal ministro Piantedosi.
“Assolto perché il fatto non sussiste”, con questa formula la sentenza del Tribunale di Palermo ha assolto il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini dall’accusa di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio nel processo Open Arms. La sentenza, attesa per la serata, è stata pronunciata nell ‘aula bunker del carcere “Pagliarelli” di Palermo.
Open Arms sentenza per Salvini attesa facendo il turista
Salvini, difeso dall’avvocata e senatrice della Lega Giulia Bongiorno, ha atteso la decisione con calma apparente, trascorrendo la giornata in visita a luoghi simbolici della città. Al suo fianco c’erano anche il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, entrambi esponenti della Lega, oltre alla compagna Francesca Verdini.
In attesa della sentenza, Salvini ha visitato il Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea Regionale Siciliana, intrattenendosi con i deputati del gruppo parlamentare della Lega e il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno. Accompagnato dalla fidanzata Francesca Verdini, il leader leghista ha ammirato le Sale Duca di Montalto, attualmente occupate da una mostra dedicata a Picasso organizzata dalla Fondazione Federico II.
Non è mancata una sosta per il pranzo in un noto bar del centro di Palermo, momento di tranquillità prima del rientro nell’aula bunker per l’attesissimo verdetto.
Il caso Open Arms
Il processo Open Arms ha riguardato i fatti risalenti all’agosto 2019, quando l’allora ministro dell’Interno Salvini bloccò in mare per giorni la nave della Ong spagnola Open Arms, carica di migranti soccorsi nel Mediterraneo. La decisione di non consentire l’attracco dell’imbarcazione nel porto di Lampedusa portò all’apertura di un’inchiesta per sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio.nSecondo l’accusa, Salvini avrebbe agito violando i diritti fondamentali dei migranti a bordo, ma la difesa, guidata dall’avvocata Giulia Bongiorno, ha sempre sostenuto che le decisioni erano state prese per difendere i confini nazionali.



