L’assoluzione di Salvini “danneggia” Nordio: ecco perché

lunedì, 23 Dicembre 2024
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Dopo il sospiro di sollievo, il contrattacco. Matteo Salvini, galvanizzato dall’assoluzione nel processo Open Arms, ha rilanciato il tema della separazione delle carriere dei magistrati, che rappresenta uno dei punti qualificanti della riforma della giustizia proposta dal ministro Carlo Nordio.

Ma siamo sicuri che il verdetto del Tribunale di Palermo porti effettivamente acqua al mulino di chi propone concorsi diversi per diventare giudici e, rispettivamente, per intraprendere la carriera del pubblico ministero?

«In Tribunale a Palermo – afferma il vicepremier in una manifestazione a Roma– ho visto una corretta, giusta, sana separazione di chi giudica rispetto a chi indaga. La separazione delle carriere porterebbe quello che si è visto in aula a essere la normalità in tutta Italia».

In realtà, il fatto che i giudici palermitani abbiano letteralmente distrutto la tesi dei pm, questa clamorosa smentita degli accusatori, dimostra, a dispetto di quello che sostiene Salvini, che il sistema, così com’è e pur con tutti i suoi difetti, è perfettamente in grado garantire l’effettiva separazione tra chi accusa e chi giudica.

Che poi, il principio della scissione tra la carriera del giudice e quella del pm contenga in sé  ragioni più che valide e che rappresenti una garanzia di equità della giustizia davanti ai cittadini, è un’idea che mantiene intatta la sua validità. Ma non è stato certo l’esito del processo Open Arms l’occasione giusta per rafforzare e rilanciare tale convinzione.

In tal senso si muovono peraltro diversi commenti seguiti alla sentenza. «…Ma al di là di tutte queste considerazioni – scrive ad esempio Giovanni Bianconi sul “Corriere della Sera” – resta la questione di fondo sottesa alla “madre di tutte le riforme”, la separazione delle carriere, sulla quale il conflitto tra politica e giustizia s’è già nuovamente infiammato: il presunto appiattimento dei giudici sui pubblici ministeri (…). Che non sia questo il principale ostacolo da rimuovere (dopo che le limitazioni già in vigore hanno quasi azzerato il passaggio da una funzione all’altra) sembrano dimostrarlo proprio gli esiti del processo Open (il proscioglimento di Matteo Renzi nd.r.) e Open Arms».

La vera questione che l’assoluzione di Matteo Salvini rilancia prepotentemente è in realtà un’altra, assai spinosa: la responsabilità civile dei pubblici ministeri, i quali, nel sistema attuale, sono onnipotenti e intoccabili. Dal caso Tortora a oggi, gli accusatori non hanno mai pagato per aver promosso inchieste assurde e temerarie. Nessuna toga è stata mai sanzionata per aver distrutto ingiustamente la vita di accusati poi risultati innocenti. Pensiamo soltanto che il processo Open Arms è durato più di tre anni, durante i quali si sono tenute la bellezza di 25 udienze, con un considerevole dispendio di risorse.  Salvini aveva i mezzi per affrontare il processo, ma ci sono poveracci che, in casi simili, sono costretti a vendersi casa. Chi paga per tante, ingiuste sofferenze inflitte a gente perbene da magistrati “irresponsabili” (nel senso che non devono rispondere a nessuno del loro operato) allorquando questi funzionari dello Stato non valutano con la necessaria accortezza le ragioni reali per mettere qualcuno sulla graticola giudiziaria?

Che sia questa la prima e più dolente lacuna della giustizia penale italiana lo dimostra anche il recente e inquietante caso dei pubblici ministeri di Milano, Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, condannati dal Tribunale di Brescia per per aver nascosto prove favorevoli alla difesa nel processo per corruzione internazionale che ha coinvolto i vertici dell’Eni.

Contro la responsabilità civile dei giudici si può legittimamente obiettare che nessuno indosserebbe più la toga se fosse costretto a risarcire personalmente chi poi risultasse innocente. Ma rimane il fatto che l’onnipotenza e l’intoccabilità dei pubblici ministeri devono essere comunque corrette e limitate. Occorrerebbe prevedere sanzioni sulla carriera a quei pm che promuovano azioni giudiziarie palesemente infondate quanto, nello stesso tempo, dannose per reputazione e patrimonio degli accusati. Se mai una simile norma venisse introdotta nel nostro ordinamento, non crediamo proprio che un eventuale referendum vedrebbe una percentuale di consensi alla sanzione dei pm irresponsabili inferiore al novanta per cento…

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