2024, l’anno di Giorgia: la qualità di un Capricorno (anomalo)

domenica, 29 Dicembre 2024
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«È fantastica, piena di energia»: il migliore suggello del momento d’oro vissuto oggi da Giorgia Meloni è venuto da Donald Trump in una intervista al “New York Post” uscita subito l’incontro tra i due a Parigi, poche settimane fa, in occasione dell’inaugurazione di Notre Dame. In cinque parole il presidente eletto degli Usa esprime la sua ammirazione per la premier italiana. Una frase fuori dal protocollo, ma una frase sincera, nello stile tipico di “The Donald”.

La stima di Trump, l’amicizia con Elon Musk. Parliamo degli uomini più potenti del mondo. Che vogliamo di più dalla leader della “piccola” Italia che cerca il suo posto tra i grandi della Terra? La Meloni appare spinta da una corrente storica impetuosa, quella tendenza fondamentale del nostro tempo che sta riportando al centro della scena politica i valori della identità, della sovranità, delle nazionalità sull’onda della vittoria repubblicana nelle presidenziali Usa.

Se sarà vera gloria lo scopriremo già dal prossimo anno, allorquando, forte di questa apertura di credito transatlantica, Giorgia sarà chiamata a svolgere un ruolo chiave nella ridefinizione dei rapporti tra un’America in piena autoglorificazione e un’Europa in piena depressione, con le due principali potenze continentali (Francia e Germania) indebolite dalle rispettive (e non semplici) crisi politiche. Rimane comunque il fatto che in pochi mesi la Meloni è riuscita a passare indenne dalla tenera carezza di Joe Biden alla smagliante foto opportunity con Trump. Un capolavoro di riposizionamento strategico che ha provocato travasi di bile nella sinistra nostrana, come dimostra l’acido commento di Romano Prodi, il quale ha accusato la premier di «obbedire» senza fiatare ai leader americani. L’acredine dell’avversario è sempre il segno (capovolto) del proprio successo.

Ma non è stato questo l’unico capolavoro politico compiuto da Giorgia quest’anno. L’altro grande capolavoro, anzi diciamo il capolavoro dei capolavori, la Meloni lo ha realizzato nei mesi scorsi in Europa, quando è riuscita a fare ottenere a Raffaele Fitto la vicepresidenza esecutiva della Commissione europea, pur avendo votato contro l’insediamento di Ursula von der Leyen al vertice di Bruxelles nel luglio scorso. Abbiamo passato l’estate ad ascoltare i soliti gufi preconizzare per la premier italiana l’’”isolamento” in Europa. Tutti a denunciare l’”errore” di Giorgia. Altro che errore, è stata invece la mossa del cavallo, con la premier che s’è fatta apprezzare dai “moderati” Ue senza inimicarsi i Patrioti di Viktor Orban e Marine Le Pen. La bravura della Meloni è stata di giocare sulle debolezze altrui, incuneandosi nelle tensioni tra popolari, da un lato, e socialisti, dall’altro.

E che dire poi, entrando nei fatti italiani, di come Giorgia è riuscita a capovolgere la situazione in Liguria, che tutti, dopo i guai giudiziari di Giovanni Toti,  davano per persa per le forze di governo e che invece ha regalato una insperata soddisfazione al centrodestra? È basta una telefonata della Meloni al sindaco di Genova Marco Bucci per convincerlo a candidarsi (Bucci non voleva farlo per ragioni di salute) e rimettere in pista la coalizione. Ecco come il neogovernatore della Liguria raccontò, all’inizio della sua campagna elettorale, quel momento: «Mi ha veramente impressionato – affermò Bucci in una intervista- per come ha descritto la situazione. E per le motivazioni che la portano a pensare che io sia la persona giusta per questo lavoro. “Io ti dico qual è la scelta politica e professionale” mi ha detto. “Ma su quella personale devi decidere solo tu”. Ci ho pensato sopra una notte, e poi ho sciolto la riserva».

Insomma, c’è qualcosa in Giorgia di davvero speciale, al di là del fatto di trovarsi nella corrente giusta (in questo momento) della storia, cioè nella migliore “congiunzione astrale” possibile. Che cosa può essere? Che cosa può essere, nel caso della Meloni, il famoso “quid” di berlusconiana memoria, cioè a dire l’ineffabile qualità del leader di successo?

Volendo cercare una formula possibile negli “astri” che abbiamo evocato, potremmo dire che Giorgia è un Capricorno anomalo (è nata il 15 gennaio). Del suo segno zodiacale ha tutte le caratteristiche (determinazione, stabilità, grande capacità di lavoro), eccetto una: il distacco emotivo. La Meloni è, come sappiamo, tutto il contrario. È empatica, estroversa, passionale.

Ma non si fa contagiare dalle passioni altrui. A un Matteo Salvini il quale, esaltato dall’assoluzione nel processo Open Arms, s’è messo in testa di tornare al Viminale, ha detto subito di no. Il leader Lega nega di coltivare una simile aspirazione, ma il fatto che sia circolata tale voce qualcosa significa…

L’alchimia vincente di Giorgia nasce dalla fusione tra volontà d’acciaio e cuore straripante. È una che riesce a suscitare feeling e complicità senza alcuna condiscendenza, rimanendo sempre fedele a se stessa e ai suoi princìpi. È duttile e, nello stesso tempo, rigida.  Pragmatica e, insieme, ideologica. Sa essere calda, ma anche gelida. Non sempre i sentimenti che esprime sono infatti di simpatia. Come quando, affrontando le baruffe interne del centrodestra tra Lega e Forza Italia, fa capire ai litigiosi alleati che potrebbe anche perdere la pazienza e mandare tutti alle elezioni anticipate. Non che poi tutte le tensioni, d’incanto, spariscano, però si mantengono entro limiti accettabili, così che il governo possa continuare la sua navigazione in tranquillità.

C’è chi, magari con l’intenzione di compiacerla, dice che potrà essere la nuova Margaret Thatcher o la nuova Angela Merkel. Sono paragoni insensati. Giorgia è Giorgia. È il modello, unico, di se stessa, un modello, unico, di leadership politica. E tanto ci deve bastare.

 

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