Tarocchi 3 – Conoscere l’Universo tra carte infauste e carte vincenti

domenica, 29 Dicembre 2024
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Proseguiamo la nostra ricognizione nell’universo molto vituperato ma in realtà poco noto dei Tarocchi. La volta scorsa i medesimi, interpellati, hanno dichiarato di voler innanzitutto essere considerati un poderoso strumento. Uno strumento intelligente e intrepido. E ce l’hanno detto attraverso l’undicesimo arcano maggiore: La Forza.

Procediamo a decifrare la seconda frase del responso. È uscito l’arcano maggiore XII. L’impiccato. O ‘The hanged man’, visto che mi sono servita dell’inglesissimo mazzo Rider Waite.

Esaminiamo la carta. Di primo acchito, non ci piacerà tanto. Il che è comprensibile, specie secondo l’ottica del nostro rampante mondo contemporaneo, dove tanta enfasi è riservata alla parola ‘vincente’. Il nostro Impiccato ne rappresenta l’antitesi. La quintessenza del ‘perdente’. Appeso per  un piede a una trave, le mani legate dietro la schiena, egli ci si presenta in situazione di perfetta impotenza. Il suo impatto sul mondo della materia è nullo. Non può agire, non può prendere iniziative d’alcun genere, non può liberarsi di sua volontà. Egli può, pero’, sentire, sopportare e soprattutto guardare. Dal basso verso l’alto, in una prospettiva rovesciata. Scoprendo quindi nuovi mondi, orizzonti mai esplorati. Privato della materia, egli acquista l’infinito. Tutt’altro che un cattivo affare.

Il numero 12, che lo contrassegna, in astrologia ci riporta alla casa XII, e al mistico segno dei Pesci. La casa dodicesima è detta anche casa ‘delle grandi prove’ e – di conseguenza – ‘casa del Sublime’. Legata com’è ai sacrifici, alla clausura, alle malattie croniche, è anche quella dove si apprendono i metodi per superarle. È legata quindi alla chiaroveggenza, all’introspezione, all’intuizione terapeutica.

Il volto dell’Impiccato non viene mai rappresentato con tratti di deformità da supplizio. Non sembra soffrire, insomma, per l’inconsueta posizione. Semmai, appare incuriosito. È proprio quando l’attività esterna è negata, o sospesa, quando il corpo è in pausa, insomma, che l’uomo, finalmente, trova tempo per l’anima. Ben lo sanno gli asceti indiani, i sufi e i tibetani che si servono dell’immobilità prolungata per permettere all’illuminazione di manifestarsi.

Carta infausta per tutto quanto concerne le acquisizioni materiali, è invece estremamente proficua sul piano spirituale. Comporta sempre un certo sacrificio, un periodo di sospensione, d’incertezza, di frustrazione. Ma per il ricercatore spirituale è carta di ottimo auspicio. I vasti orizzonti celesti che l’Impiccato riesce ora a indagare,  noi, con la nostra superba – e cieca – posizione eretta non riusciamo nemmeno a immaginarli. È la carta quindi del sodalizio con Dio. E dello svelamento.

Nel bel mazzo di Oswald Wirth, l’Impiccato ha addirittura delle monete d’oro che gli scivolano via dalle tasche rovesciate, senza ch’egli minimamente se ne curi. La santità, se autentica, non s’acquisisce certo a suon di dobloni.

Cosa vuol quindi significarci questa carta, in relazione alla domanda posta?

“Tu che maneggerai lo strumento, vedi di farlo in purezza, con sincera attenzione e amoroso ascolto dei travagli detti e non detti di quanti si rivolgeranno a te per un responso. Solo così le nostre pagine cifrate ti forniranno agevoli risposte. Solo così fornirai al consultante soccorrevole luce e non opaco inganno’.

Con questa seconda frase i Tarocchi rivendicano la propria segreta natura di oggetto mistico. Di strumento divinatorio. E mettono in guardia l’operatore – chi li legge agli altri, insomma – contro il pericolo della venalità eccessiva, della manipolazione, dello sfruttamento delittuoso d’un  millantato sapere occulto.

E veniamo alla terza frase della risposta che abbiamo chiesta. Ci si ripresenta, a sorpresa, lo stesso Arcano della prima. La Forza. Che in questo mazzo porta il numero VIII, dovuto a un diverso orientamento di pensiero del signor Waite, circa le precedenze tarologiche. Nella sostanza, comunque, La Forza dei Rider è analoga alla Forza dei Marsiglia. Gli outfit sono diversi, ma la rosa dei significati è la stessa.

Ecco l’arcano estratto.

Come vedete, si tratta sempre d’una serena figura femminile che senza sforzo né paura apre le consenzienti fauci d’un leone. Ma la Forza viene ora a concludere lo stesso discorso che aveva iniziato,  quindi il suo senso varierà. Ora che ci siamo addentrati nella Selva dei Tarocchi col coraggio e il discernimento ch’essa richiede (prima apparizione dell’Arcano Forza)… ora che ci siamo fatti rapire dallo svariato incanto dei suoi innumerevoli frutti, e che, dimentichi del nostro piccolo Io, siamo divenuti al tempo stesso e la foresta e i frutti e le foglie e noi (l’Impiccato)… ora è arrivato il momento di riapprodare sulla terra, la terra di tutti i giorni.

Quali di questi frutti porteremo con noi, perché forniscano alimento alle mense spesso depauperate dello Spirito? Ed ecco intervenire, di nuovo, l’arcano Forza. Occorrerà, di nuovo, soggiogare la Brama. E far intervenire, di nuovo, il ben dell’intelletto, ma questa volta arricchito e illuminato dalla luce mistica che l’Impiccato gli ha fornito.

‘ Tu che vuoi servirti di noi per lacerare il velo, per vedere oltre l’Oggi tenendo conto dell’Ieri irripetibile, tieni ben saldi i  piedi a terra, tuffa la testa in cielo e non temere gli assalti forsennati dell’Ego Universale. La risposta balzerà nitida davanti alle tue pupille, pure e armate a un tempo’.

La risposta dei Tarocchi sul come vogliano essere presentati a nostri lettori è al tempo stesso esauriente e sorprendente. Con un  balzo deciso si sono qualificati come strumento cognitivo e divinatorio, saltando a piè pari tre secoli dal loro primo apparire sulla scena delle corti italiane del Quattrocento. Dove venivano usati come puro mezzo d’intrattenimento, di gioco. Sia pur smaccatamente aristocratico e oltremodo elegante.

Ma come e da chi venne operato questo salto vorticoso. dalla Fatuità al Divino?

Restate con me perché ve lo racconterò nella prossima puntata…

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