Discorso Trump. Il nuovo manifesto globale del sovranismo. Sinistra uguale declino

lunedì, 20 Gennaio 2025
2 minuti di lettura

 

Hanno tentato fino alla fine di fermarlo, bloccarlo, ucciderlo; a livello politico, giudiziario, fisico. Non ci sono riusciti. Hanno cercato pure di normalizzarlo, sperando che il suo discorso di insediamento potesse essere “istituzionalmente convenzionale”; tradotto, in continuità con gli “uscenti”. Sono stati tutti delusi. E la frustrazione di Joe Biden (dopo il sermone sulla tecno-oligarchia un tempo sua alleata), e di Kamala Harris è stata evidente, palpabile: non hanno mai applaudito, non si sono mai alzati in piedi, salvo quando il tycoon ha parlato della liberazione degli ostaggi israeliani.
Ormai è chiaro: siamo di fronte a due visioni incompatibili, inconciliabili della società, della democrazia e della vita. Siamo di fronte a uno scontro di civiltà: la “modernità laicista” e la “modernità identitaria e antropologica”. Per Trump, il declino dell’America ha coinciso e coincide con la sinistra. Ovviamente per la sinistra è il contrario. Ma è evidente che da oggi negli Usa si vivrà una forte, tosta, irreversibile, inversione di tendenza, destinata ad avere ripercussioni mondiali: “la rivoluzione del buon senso”, come è stata definita.
Una rivoluzione che intende demolire ogni pilastro culturale, sociale, politico radical, liberal (“quell’élite corrotta che ha distrutto il paese”). E che intende rispristinare i veri valori costituzionali americani, basati sulla libertà, l’individuo, la libera impresa, la patria, la leadership militare, la sicurezza, la pace, il benessere e soprattutto Dio. Quei valori che la sinistra ha deviato, drogato, edulcorato nel nome e nel segno del globalismo, dell’umanitarismo astratto, della censura, della “cancel culture”, del politicamente corretto, del pensiero unico progressista, della mistica migratoria e dell’inclusione indifferenziata.
Un bel colpo per i detentori nostrani della morale, dell’etica, dell’antifascismo, della cultura, i quali ritenevano di aver costruito e consolidato un mondo a loro immagine e somiglianza. Da ora in poi, ci dispiace per loro, è iniziato il vero “mondo al contrario”: l’internazionale sovranista. E il discorso di Trump possiamo chiamarlo “il manifesto sovranista globale del futuro”.
I suoi ordini esecutivi annunciati a Capitol Hill sono l’espressione di una democrazia2.0 in atto, una democrazia anti-establishment (il bipolarismo “alto-basso”, popolo contro caste), con le parole classiche dei conservatori-repubblicani e molti spunti nuovi.
Insieme a perimetri classici, come America forte, fiera, libera, sicura (contro le reti criminali), meritocratica, con una giustizia equa e non quella che si è accanita conto di lui; aperta alle comunità che hanno consentito la sua vittoria (afro-americani, ispanici etc), facendo addirittura suo il sogno di Martin Luter King; un’America pronta alla famosa “reimmigrazione” dei milioni di clandestini e con un’economia che ripartirà, grazie anche ai dazi doganali che “renderanno nuovamente ricchi i cittadini”; c’è la distruzione scientifica dello “Stato etico di sinistra”: “l’istruzione sbagliata che fa vergognare i nostri figli”, “il ripristino della libertà di pensiero contro la censura” (si pensi alle piattaforme simil-Facebook-Meta al servizio di Biden), la fine dell’ideologia green, l’ideologico Green New Deal (“da oggi gli americani potranno scegliere le macchine che vogliono”), il ritorno al gas e al petrolio, altro che elettrico, la rivalutazione di tutti gli emarginati a causa del vaccino, e finalmente Dio al centro della vita pubblica; “da oggi negli Usa i generi saranno solo due: maschio e femmina”.
Una rivoluzione che non farà prigionieri. Con due grandi ambizioni: diversi rapporti con l’Europa, pace nel Medioriente e una geopolitica alternativa: a cominciare da Panama e dal golfo del Messico, ora Golfo d’America.
Ci riuscirà? Le regole dell’amministrazione statale si scontreranno col decisionismo imprenditoriale del tycoon? I suoi più stretti collaboratori (Musk, Vance, Bannon), tutte prime donne, andranno d’accordo? Vedremo. Intanto i comandamenti trumpiani sono stati scritti. E come ha concluso il discorso, “l’impossibile è il Dna Usa”.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.