Che il generale libico Najem Osama Almasri sia un autentico farabutto meritevole della galera è cosa riconosciuta da tutti. Ma il polverone alzato dall’opposizione sul suo arresto e sul suo pressoché immediato rilascio è frutto di cattiva coscienza o, nel migliore dei casi, di memoria corta.
Le anime belle della sinistra gridano “vergogna” e accusano il governo di aver violato i princìpi istitutivi della Corte penale internazionale dell’Aja. Ci si mettono di mezzo, con i loro burbanzosi editoriali, anche quelle due altre anime pie di Luigi Manconi e Ferruccio de Bortoli. L’ex direttore del “Corriere della Sera” scrive in particolare che la fedifraga Italia dovrebbe addirittura uscire dal sistema della Cpi per aver rispedito nel suo Paese un individuo ricercato dalla giustizia cosmopolitica.
Ma sanno lorsignori di cosa stanno parlando? O fingono di ignorarlo? Prima di inveire contro il governo dovrebbero innanzi tutto riconoscere lo strano comportamento sia della Corte dell’Aja sia della polizia tedesca: l’Italia è stata di fatto lasciata con il classico cerino in mano. E sì perché l’aguzzino accusato di aver torturato migranti nei campi di detenzione in Libia se n’è andato in giro indisturbato per l’Europa per circa 13 giorni senza che nessuno lo fermasse. Pensate un po’: il generale libico è stato arrestato il 19 gennaio perché era a Torino per assistere alla partita Juventus-Milan. Si comporta così uno braccato dalla giustizia internazionale?
E questo Almasri deve essere un vero appassionato di calcio, dal momento che nei giorni in cui ha scorrazzato tranquillo in Germania (quattro o cinque) ha assistito a un paio di partite. Ma, guarda caso, la polizia tedesca soltanto il 17 gennaio sente il dovere di informare la Corte dell’Aja che quel pericoloso soggetto circola liberamente in Europa. E, altro caso strano, il Tribunale internazionale aspetta un giorno prima di diramare il mandato di cattura a diversi Paesi europei, tra i quali l’Italia.
Non vi sembra un po’ strano? Perché diffondere l’ordine di arresto proprio quando il ricercato sta per arrivare nel nostro Paese?
Adesso -ed è davvero il colmo- tutti accusano il ministro Carlo Nordio di aver “dormito” sulla richiesta della Corte d’Appello di Roma di convalidare l’arresto, cosa che ha messo i giudici romani nella condizione di rilasciare Almasri per l’”irritualità” della sua detenzione. Se tutti se ne sono lavati le mani in precedenza, perché mai l’Italia avrebbe dovuto sbattere in cella il capo della polizia giudiziaria libica, prendendosi con ciò una brutta gatta da pelare?
Ma ammettiamo pure che l’inerzia del nostro Guardasigilli sia, per così dire, “maliziosa” e che il governo italiano abbia agito in obbedienza a un qualche accordo segreto con Tripoli, magari legato alla partenza dei barconi di poveracci in fuga da guerre e povertà: era davvero il caso che l’opposizione facesse tutto questo baccano accentuando l’imbarazzo italiano di fronte ai giudici internazionali e ai governi Ue? Certo che non era il caso. E questo per il semplicissimo motivo che da più di cinquant’anni è in piedi un sorta di tacito accordo con la Libia di sotterranea collaborazione sulle questioni più spinose del Mediterraneo: ieri era il terrorismo palestinese, oggi è l’emergenza migranti.
Elly Schlein e compagni hanno mai sentito parlare del cosiddetto “lodo Moro”? Parliamo dell’accordo promosso dallo statista democristiano con organizzazioni palestinesi e governi arabi radicali (tra i quali la Libia di Muammar Gheddafi) per tenere l’Italia fuori dai guai: il governo italiano permetteva all’Olp di far transitare sul territorio i più disparati armamenti in cambio dell’impegno di preservare le città italiane da qualsiasi attentato. E all’epoca ne vedemmo davvero delle belle, come quando furono rimpatriati alcuni terroristi palestinesi accusati di preparare un attentato contro un aereo di linea israeliano con un missile terra-aria.
Poi, molti anni dopo, fu un ministro dell’Interno del Pd, Marco Minniti, a siglare un accordo con i capi tribù libici per limitare le partenze dei barconi diretti alle nostre coste in cambio di finanziamenti e varia assistenza. Non fu anche quello un accordo “eticamente” discutibile? Eppure tutti, a partire dalla stampa di centrosinistra, elogiarono il “metodo-Minniti”.
Al dunque, a che gioco giochiamo? O l’opposizione è in malafede oppure ignora capitoli importanti della nostra storia. In entrambi i casi non ci fa comunque una bella figura.



