Dazi per Cina, Canada e Messico: Trump scende in guerra (commerciale)

martedì, 11 Febbraio 2025
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Dazi al 25 per cento su acciaio e alluminio. Donald Trump non si ferma e firma le ultime sanzioni che entreranno in vigore tra un mese. La guerra commerciale scatenata dall’inquilino della Casa Bianca è appena cominciata, mentre in patria continua smantellare l’architettura dell’amministrazione federale ritenuta troppo costosa. Il provvedimento cancella tra l’altro eccezioni ed esenzioni delle tariffe che egli stesso aveva già imposto nel 2018. Secondo il decreto, i dazi saranno operativi a partire dal 12 marzo. «Ho stabilito che le importazioni di articoli in acciaio rappresentano un rischio per la sicurezza nazionale – ha detto Trump – siamo stati presi a pugni sia dagli amici sia dai nemici. È tempo che le nostre grandi industrie tornino in America», e prefigura l’imposizione di tariffe aggiuntive anche su automobili, prodotti farmaceutici e chip per computer. 

La misura colpirà in particolare il Canada, principale esportatore di acciaio e alluminio in Usa, con una quota del 25%, il Messico (12%), il Brasile, la Corea del Sud, ma non l’Australia, il cui premier Anthony Albanese ha annunciato un’esenzione accordata da Trump dopo un colloquio telefonico.

Anche i dazi contro la Cina sono andati avanti e da questa settimana i prodotti che entrano negli Stati Uniti sono sottoposti a prelievi aggiuntivi del 10 per cento. Pechino ha risposto con tariffe mirate su alcuni prodotti statunitensi come il carbone e il gas naturale liquefatto, che sono entrati in vigore il 10 febbraio. Secondo Goldman Sachs, i nuovi dazi cinesi riguardano 14 miliardi di dollari di merci statunitensi, mentre quelli annunciati da Trump riguardano 525 miliardi di dollari di merci cinesi. Trump ha anche promesso di imporre tariffe all’Unione europea e ha detto che presto annuncerà non meglio precisate tariffe reciproche.

In un’intervista a Fox News il presidente statunitense ha continuato a teorizzare un sensibile cambiamento geopolitico del planisfero planetario. Dopo le minacciate acquisizioni di Groenlandia e del Canale di Panama, e il controllo “in comodato d’uso” della Striscia di Gaza per trasformarla in una riviera turistica, ecco che il magnate non esclude che in un futuro più o meno prossimo l’Ucraina potrebbe tornare a esser parte della Russia.

«Potrebbero fare un accordo e potrebbero non farlo – ha detto – potrebbero essere russi un giorno o potrebbero non esserlo». Il tycoon, inoltre, ha detto che vuole che in qualche modo Kiev ripaghi gli aiuti americani, che a suo avviso ammontano a 300-350 miliardi. «Ho detto loro che voglio l’equivalente di 500 miliardi di dollari di terre rare, e hanno sostanzialmente accettato». Ieri sera un nuovo attacco russo agli impianti del sistema energetico ha costretto il governo a predisporre restrizioni all’approvvigionamento di elettricità. Donald Trump ha confermato che il suo inviato speciale per la guerra russo-ucraina Keith Kellogg visiterà presto Kiev. «La mia amministrazione ha fatto enormi progressi per porre fine al conflitto in Ucraina. Abbiamo a che fare con i russi, abbiamo a che fare con gli ucraini. Penso che succederà qualcosa».

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