Nel giorno in cui l’Europa si riarma, Zelensky abbraccia Trump

mercoledì, 5 Marzo 2025
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Dopo un tira e molla durato giorni e dopo la dura sospensione degli aiuti militari americani a Kiev Zelensky cede e invoca il cessate il fuoco. Mentre l’Europa è pronta alla corsa al riarmo, oggi infatti è la giornata del Consiglio UE straordinario mentre a casa nostra la politica si divide. Unica certezza è stata quella scattata ieri in tarda serata ovvero che Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto di essere pronto a lavorare sotto la guida di Donald Trump per raggiungere una pace duratura in Ucraina. Lo ha dichiarato sul social network X, assicurando di voler risolvere le cose con il suo omologo americano dopo l’acceso confronto di venerdì scorso alla Casa Bianca. Il teatrino che ha fatto il giro del mondo non è andato come previsto ma sottolinea Zelensky: “È tempo di mettere le cose a posto” ed esprime fiducia per una cooperazione e comunicazione costruttiva in futuro. Ma andiamo ad analizzare cosa si metterà sul campo nello specifico e cosa c’è dietro a questo repentino gesto di accoglienza e passo indietro dell’Ucraina. Intanto in primis ci sarà una tregua aerea e marittima e uno scambio di prigionieri con la Russia come primo step per porre fine ad una guerra scatenata dall’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022. Seguirà poi la tregua nei cieli ovvero zero missili, droni a lungo raggio e bombe sulle infrastrutture civili, in particolare quelle energetiche, nonché una tregua in mare. Proposte avanzate dal leader ucraino che attendono una contro partita da Mosca. Ciliegina sulla torta l’accordo quadro ormai annunciato tra Trump e Zelensky e confermato dallo stesso stesso ministro degli esteri americano Vance sullo sfruttamento delle risorse minerarie ucraine, la cui firma è stata ritardata a causa dell’incontro-scontro alla Casa Bianca. E l’Europa? Resta a guardare? Di certo no. Oggi la conferma da parte della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen del rifornimento di 150 miliardi di euro di prestiti agli stati membri per investimenti nella difesa per un totale di 800 miliardi. Cifre importanti che più di pace profumano di riarmo!

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