Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge sul femminicidio, introducendo per la prima volta nell’ordinamento giuridico italiano il reato di femminicidio come fattispecie autonoma. Una riforma definita “epocale” dall’esecutivo, che rafforza le misure di contrasto alla violenza sulle donne e prevede inasprimenti delle pene, maggiore protezione per le vittime e un coinvolgimento più attivo dei magistrati e delle forze dell’ordine nella gestione di questi reati.
Oltre alla creazione di un nuovo reato, il decreto interviene su più fronti, tra cui la formazione obbligatoria per i magistrati, l’inasprimento delle misure cautelari e una maggiore attenzione alla tutela delle vittime e dei loro familiari.
Di seguito, tutte le novità del provvedimento e le dichiarazioni dei ministri raccolte da Lo Speciale dalla sala stampa di Palazzo Chigi.
Ddl Femminicidio le novità: reato autonomo e più protezione per le vittime
1. Il femminicidio diventa reato autonomo
La principale innovazione del disegno di legge è l’introduzione nel Codice Penale del reato di femminicidio come fattispecie autonoma. Secondo la nuova norma:
“Chiunque cagiona la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di discriminazione o di odio verso la persona offesa in quanto donna, o per reprimere l’esercizio dei suoi diritti o delle sue libertà, o comunque l’espressione della sua personalità, è punito con l’ergastolo.”
Questa modifica permette di superare l’attuale classificazione del femminicidio come aggravante dell’omicidio, rendendolo un crimine a sé stante con una pena specifica e non soggetto al bilanciamento con eventuali attenuanti.
2. Formazione obbligatoria per magistrati e operatori
Il decreto introduce l’obbligo di formazione per i magistrati chiamati a giudicare questi reati, per evitare il fenomeno della vittimizzazione secondaria e garantire maggiore consapevolezza nella gestione dei processi.
3. Maggiore attenzione alle vittime e ai familiari
Una delle innovazioni più significative riguarda il ruolo della vittima e dei suoi familiari nel procedimento giudiziario:
•Il pubblico ministero dovrà ascoltare direttamente la vittima o i suoi parenti in caso di omicidio, senza delegare alla polizia giudiziaria.
•Le vittime avranno voce nei procedimenti di patteggiamento o nelle richieste di misure alternative per il colpevole, e il giudice dovrà motivare specificamente la decisione in caso di diniego.
4. Inasprimento delle misure cautelari
Il provvedimento prevede un inasprimento delle misure cautelari per chi commette violenza sulle donne, rendendo più difficile ottenere benefici come la libertà vigilata o la riduzione della pena.
5. Utilizzo dei braccialetti elettronici
Per garantire maggiore sicurezza alle vittime, si rafforza l’uso dei braccialetti elettronici nei casi di violenza domestica e stalking. Il Ministero dell’Interno ha dichiarato di aver risolto le criticità tecniche che avevano finora rallentato l’applicazione di questa misura.
Ddl Femminicidio, le parole soddisfatte dei ministri
Carlo Nordio, ministro della giustizia, collegato in conferenza stampa da remoto non nasconde la soddisfazione per un provvedimento fortemente voluto: “Possiamo definire questo decreto una svolta epocale perché per la prima volta il femminicidio viene inserito nell’ordinamento penale come fattispecie autonoma. Questo anche da un punto di vista dogmatico, oltre che etico e sociale, è una grande conquista. Fino ad oggi il femminicidio era considerato solo un’aggravante dell’omicidio, mentre ora è un reato autonomo, con una pena specifica e non soggetto al bilanciamento con eventuali attenuanti”.
Una delle misure più innovative riguarda il coinvolgimento diretto delle vittime nel processo giudiziario. Il decreto impone l’obbligo per il pubblico ministero di ascoltare direttamente le vittime di violenza o i familiari delle donne uccise, senza delegare l’interrogatorio alla polizia giudiziaria.
“Un’altra novità molto importante è l’attenzione che abbiamo riservato alla vittima o ai parenti della vittima quando quest’ultima purtroppo è deceduta. Questa attenzione si manifesta in varie fasi del processo: il pubblico ministero dovrà ascoltare direttamente la vittima o i suoi familiari senza delegare alla polizia giudiziaria. Inoltre, la vittima dovrà essere sentita anche nel caso in cui l’imputato chieda il patteggiamento. Non è un parere vincolante, ma il giudice sarà obbligato a motivare la sua decisione in caso di diniego” ha spiegato il Ministro Nordio.
Su questo la Ministra delle Pari Opportunità Eugenia Roccella ha aggiunto: ““Non è solo una questione giuridica è anche un segnale culturale forte. Il femminicidio è un delitto che nasce dalla negazione della libertà e dell’autodeterminazione femminile. Il nostro obiettivo è quello di affermare con chiarezza che lo Stato è dalla parte delle donne che dicono no, che vogliono uscire da relazioni violente, che vogliono essere libere di cambiare la loro vita senza pagare con la morte questa scelta”.
“Abbiamo introdotto strumenti di protezione per le donne vittime di violenza. Con il decreto legge 48 del 2023, abbiamo previsto il pagamento dell’assegno di inclusione per le donne che fuggono da situazioni di violenza, garantendo loro un sostegno economico per potersi ricostruire una vita. Dal 1° gennaio 2024 abbiamo già protetto 3.516 donne attraverso questa misura”, ha aggiunto la Ministra.
La ministra Roccella si fa portatrice del significato di questo importante decreto legge: “Abbiamo sempre detto che la lotta contro i femminicidi e la violenza sulle donne deve essere una lotta anche sul piano della cultura diffusa, del modo di concepire le relazioni uomo-donna. Con questa legge facciamo anche un passo in avanti nel riconoscimento della specificità del femminicidio. Non è solo un’aggravante dell’omicidio, è un delitto con una sua autonomia, perché riflette un’asimmetria profonda che esiste nella società e nelle relazioni di potere tra uomini e donne”.
“Non si possono attribuire a questo governo intenzioni di arretramento rispetto ai diritti delle donne, anzi questa legislatura sarà segnata da molte altre riforme in favore della libertà femminile. Stiamo rompendo il tetto di cristallo: si sentirà il rumore dei vetri infranti tutti i giorni” ha concluso la Ministra Roccella.
La modifica più significativa introdotta dal decreto è il riconoscimento del femminicidio come reato autonomo. In passato, l’omicidio di una donna per motivi legati alla discriminazione di genere veniva inquadrato come omicidio aggravato. Ora, invece, il codice penale prevede una fattispecie specifica, con una pena pari all’ergastolo.
“Il femminicidio è ormai una vera mattanza. Nel 2024 sono già 99 le donne uccise e nel solo mese di gennaio si sono registrati tre casi. Questa riforma è necessaria perché i meccanismi di prevenzione e contrasto esistenti si sono rivelati insufficienti. Il riconoscimento del femminicidio come reato autonomo è un passo storico per garantire giustizia alle vittime” ha sottolineato il Ministro delle Riforme Maria Elisabetta Alberti Casellati a proposito del dl femminicidio.
Il decreto prevede anche un inasprimento delle misure cautelari, rendendo più difficile per i condannati ottenere sconti di pena o misure alternative. In particolare, si rafforza il ricorso ai braccialetti elettronici, uno strumento essenziale per monitorare i movimenti degli aggressori e proteggere le vittime.
“Abbiamo migliorato il servizio dei braccialetti elettronici per garantire una risposta tempestiva delle forze dell’ordine. Il nostro obiettivo è aumentare la protezione delle vittime e prevenire nuove tragedie con strumenti sempre più efficaci”, ha spiegato il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
La Ministra dell’Università e Ricerca Anna Maria Bernini, infine, ha parlato dell’importanza del ruolo dell’università nella sensibilizzazione contro la violenza di genere: “Abbiamo stanziato 8 milioni e mezzo di euro per potenziare i servizi di supporto universitari, creando sportelli anti-violenza e sistemi di protezione per chi subisce molestie o violenza nei contesti accademici”.
La Ministra del Lavoro Elvira Calderone si dice orgogliosa e sottolinea quanto già messo in campo nei provvedimenti passati dal governo: “Già con il decreto legge 48 del 2023, il cosiddetto ‘decreto Primo Maggio’, abbiamo introdotto una previsione di pagamento dell’assegno di inclusione per le donne vittime di violenza. Questo strumento non è solo un aiuto economico, ma un vero e proprio processo di accompagnamento che prevede l’intervento dei servizi sociali, per supportare queste donne verso un percorso di piena inclusione sociale e lavorativa”.
“Proteggere loro significa anche proteggere i loro figli, e per questo è fondamentale offrire un sostegno completo”, ha aggiunto per poi dare alcuni dati “Dal 1° gennaio 2024, grazie a questa misura, abbiamo già dato protezione a 3.516 donne. Un dato significativo che voglio sottolineare, perché dietro questi numeri ci sono 3.516 nuclei familiari, spesso composti anche da bambini e ragazzi. A queste famiglie, oltre all’assegno di inclusione, riconosciamo anche l’assegno unico e il contributo per l’affitto, per aiutarle concretamente a ricostruire una nuova vita lontano dalla violenza.”


