Sembrava praticamente un caso chiuso, quello del delitto di Garlasco, per il quale Alberto Stasi era stato condannato ormai dieci anni fa. L’assassinio di Chiara Poggi è stata una delle pagine più tragiche della recente storia italiana. La morte della ventiseienne è sempre stata piena di punti di domanda, a partire dal perché avesse aperto spontaneamente la porta al suo assassino fino all’arma del delitto, tutt’ora mancante.
Ora, ben diciotto anni dopo, una nuova svolta ha portato alla scoperta di nuove tracce di DNA intorno alle dita della giovane. In questo caso, una cosa è certa: il DNA non è di Alberto Stasi, allora fidanzato della donna. Tutta l’attenzione è ora rivolta su Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, oggi 37enne, che potrebbe essere il nuovo indiziato numero uno, se non addirittura sospettato di aver collaborato con Stasi.
Un’indagine aperta dalla Procura di Pavia con i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano potrebbe riscrivere la storia di uno dei delitti più controversi degli ultimi decenni: l’assassinio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007. Un omicidio per il quale è stato condannato in via definitiva nel 2015 il fidanzato Alberto Stasi, in carcere a Bollate da dieci anni, ma che oggi potrebbe sperare in una futura revisione del processo. Perché la nuova ipotesi degli inquirenti è che chi ha ucciso la 26enne Chiara Poggi abbia lasciato la sua traccia sulla scena del crimine.
Sempio risulterebbe ora nella lista degli indagati della Procura di Pavia per concorso in omicidio con Stasi (in quanto unico condannato) o con una persona rimasta ignota. Per questo motivo, domani il 37enne dovrebbe presentarsi dai carabinieri di Milano per essere sottoposto all’esame salivare e verificare se, davvero, il DNA ritrovato su Chiara è il suo.



