Piazza per l’Europa, tutti uniti nelle divisioni. Le interviste ai leader e segretari | Video

sabato, 15 Marzo 2025
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Una piazza gremita, quella di Piazza del Popolo a Roma, per dire “Sì” all’Europa, tra bandiere dell’Unione Europea, della pace e dell’Ucraina ma con diverse divisioni. Una piazza che, come auspicato dal promotore Michele Serra, voleva essere un momento di unità, pur mostrando tutte le contraddizioni e le differenze profonde che oggi attraversano il campo progressista e democratico europeo.

“Lo Speciale” ha raccolto le voci dei protagonisti: leader politici, sindacali e rappresentanti del mondo culturale. Secondo gli organizzatori, circa 30 mila le persone presenti, a testimonianza di quanto il dibattito sull’Europa, tra sogni e paure, sia oggi più vivo che mai.

Piazza per l’Europa, c’è Schlein e (nonostante le divisioni) molto PD

Tra i più attesi, naturalmente, la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che ha voluto ribadire la visione europeista del PD: “Vogliamo costruire un’Europa federale, unita, che affronta insieme le sue sfide. Un’Europa della giustizia sociale, della solidarietà, della pace giusta. Noi Dem ci siamo, con lo spirito del Manifesto di Ventotene, per superare i nazionalismi e i veti nazionali”.

Al suo fianco anche Dario Nardella, ex sindaco di Firenze e attuale parlamentare europeo, che ha sottolineato l’importanza dell’unità del partito nonostante il recente voto al Parlamento Europeo: “Uniti nella diversità. La parola ‘divisione’ non piace al nostro popolo. Dobbiamo trovare un punto di sintesi. Siamo riusciti a votare insieme la Commissione Merkel, possiamo farlo anche sulla difesa comune”.

In piazza anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che ha voluto rimarcare la sua posizione da indipendente ma in sintonia con l’anima europeista della piazza: “Questa guerra va combattuta per il bene dell’Europa. L’Ucraina non va abbandonata. Io considero l’Europa la mia patria, tanto quanto l’Italia. E oggi non è il giorno delle divisioni, ma dell’unità”.

Bonelli, Fratoianni, Magi e Calenda: tutti in piazza, ma con idee diverse

Tra i leader presenti, anche Nicola Fratoianni, di Sinistra Italiana, che ha espresso un no netto al riarmo europeo: “O si fa l’Europa della pace o l’Europa muore. Il piano da 800 miliardi per il riarmo è sbagliato, pericoloso, persino un suicidio. È il regalo che Trump e Putin aspettano: togliere soldi a scuola, sanità, lavoro, Stato sociale per darli alle armi. Questo aiuta le destre, non l’Europa”.

Più moderato ma determinato Riccardo Magi di +Europa, che ha voluto ribadire l’appello a completare l’Europa politica:“I cittadini oggi chiedono una cosa chiara: fate l’Europa politica che manca, a partire dalla politica estera e dalla difesa. Noi di +Europa saremo in piazza con le associazioni ucraine e lo striscione ‘Resistenza Europea’. Per noi l’Europa è la nostra battaglia, quella vera, contro i nazionalismi”.

Di posizione opposta Carlo Calenda, leader di Azione, che non ha dubbi sulla necessità di una svolta anche militare “Serve un’Europa forte anche militarmente per difendere la democrazia. Negli ultimi 80 anni la pace è stata garantita dagli Stati Uniti. Ora tocca a noi. Il riarmo non è contro i valori europei, ma una difesa della nostra libertà”.

In piazza anche Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde, in linea con la critica al riarmo: “Un segnale forte per un’Europa unita e capace di costruire la pace, non un’Europa che si riempie di armi”.

Bonelli ha criticato duramente il piano da 800 miliardi per il riarmo e ha anche risposto a chi sostiene che “Putin è un imperialista e servono le armi per fermarlo”, ribadendo la necessità di una vera trattativa diplomatica. E sulla proposta di pace di Putin — che prevede la cessione di territori ucraini — ha sottolineato la responsabilità dell’Europa nel promuovere soluzioni negoziate e giuste.

I leader sindacali ci sono tutti, ma divisi

Anche il mondo sindacale ha portato voci importanti, ma non senza differenze. Maurizio Landini, segretario CGIL, ha ribadito la sua contrarietà al piano di riarmo europeo:“Investire nel riarmo è un errore gravissimo. L’Europa deve fondarsi sul lavoro, sulla democrazia, sulla pace. Spendere altri soldi per gli eserciti nazionali non costruisce l’Europa. Serve una discussione vera su lavoro, diritti e investimenti”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Pierpaolo Bombardieri (UIL), che ha sottolineato: “No al piano di Ursula von der Leyen. L’Europa spende già quanto la Russia in difesa. Prima di aggiungere risorse, usiamo meglio quelle già disponibili, per la coesione sociale, la transizione energetica e climatica”.

Diversa invece la posizione della segretaria CISL, Daniela Fumarola, che, pur con cautela, ha espresso sostegno alla necessità di una difesa comune: “L’Europa deve svegliarsi o rischia l’irrilevanza. Serve una difesa comune europea, ma senza toccare le risorse della coesione sociale. Bisogna fare sistema, spendere insieme, non sottrarre fondi ai cittadini”.

Il mondo della cultura sul palco

A dare voce al mondo della cultura, Gianrico Carofiglio, che ha descritto così la giornata a Lo Speciale dopo il suo intervento sul palco: “Una piazza piena, unita sotto le bandiere dell’Europa e della pace. Uniti nella diversità. Questo è il bello di oggi: la comunità non è fatta di persone tutte uguali, ma di diversi che condividono valori comuni”.

Sul controverso piano di riarmo europeo, Carofiglio ha scelto la prudenza: “Sono contento di non avere responsabilità politiche. Non ho un’opinione definita e credo sia sano potersela ancora formare con calma”.

Roberto Vecchioni ha lanciato il suo messaggio: “Serve più Europa”, mentre Antonio Scurati ha definito la manifestazione “una piazza bellissima, un segno forte e importante”.

La “Piazza per l’Europa” si è rivelata una grande manifestazione di partecipazione, con una richiesta forte e condivisa di un’Europa più forte, più politica e più giusta. Ma anche una piazza delle contraddizioni, dove unità e divisione hanno camminato insieme: uniti nel chiedere “più Europa”, ma divisi profondamente su come costruirla e su quale Europa immaginare per il futuro. La divisione più forte è sul piano di riarmo. Dopo la piazza bisognerà ritrovarsi davvero per capire come andare avanti, sono in molti a chiedersi se Elly Schlein può davvero essere la leader dell’opposizione in Italia e ora dovrà dare una risposta ben più concreta delle fugaci dichiarazioni di oggi.

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