Dalla telefonata tra Putin e Trump, durata due ore e mezza, si evince, al di là degli accordi, chiaramente una cosa: entrambi hanno scaricato Zalensky. Così l’Ucraina appare oggi il classico vaso di coccio tra due vasi di ferro. Infatti, il colloquio telefonico ha confermato la solidità dell’asse tra le due superpotenze e la conseguente fragilità degli ucraini trattati dall’alleato americano come un peso. L’intesa di massima comunque c’è stata e i due leader si sono detti sufficientemente soddisfatti, ma i due testi che hanno diffuso divergono in qualche punto. Il comunicato della Casa Bianca parla di un cessate il fuoco su energia e infrastrutture facendo intendere che non verranno colpiti né centrali e reti energetiche né strutture come ponti e strade. Invece il comunicato russo parla di una pausa che riguarda solo le infrastrutture energetiche.
Tuttavia, Trump esulta: «La mia conversazione telefonica di oggi con il presidente russo Putin – ha scritto su Truth – è stata molto buona e produttiva. Abbiamo concordato un immediato cessate il fuoco su tutta l’energia e le infrastrutture, con l’intesa che lavoreremo rapidamente per avere un cessate il fuoco completo e, in definitiva, la fine di questa orribile guerra tra Russia e Ucraina».
Potrebbe essere un primo, timido, passo verso l’interruzione di una guerra che ha sconvolto il quadro geopolitico mondiale, ma il percorso sarà lungo e accidentato. Infatti, Mosca ha avanzato alcune propone che Zalensky ritiene irricevibili. Alla fine di un colloquio definito “franco e dettagliato”, il Cremlino ha delineato una serie di punti essenziali riguardanti il controllo efficace di un possibile cessate il fuoco lungo l’intera linea di contatto e la necessità di fermare sia la mobilitazione forzata in Ucraina sia il riarmo delle forze ucraine, nonché la fornitura di intelligence straniera».
Quindi stop all’arruolamento, al riarmo e all’assistenza militare di Kiev, oltre a paletti non meglio definiti per garantire la tregua lungo un confine di 2000 km, con Mosca che finora si è opposta al dispiegamento di truppe europee. Putin ha inoltre informato Trump di uno scambio di 175 prigionieri per parte con l’Ucraina, a suo dire in programma domani. Nessun riferimento per ora dalle due parti a eventuali concessioni, dai territori alla Nato.
L’obiettivo strategico russo sarebbe quello di fare dell’Ucraina un Paese neutralizzato e quasi smilitarizzato, con un esercito ridotto a 80mila uomini dal milione attuale, privo di missili e con pochi aerei e carri armati. Il leader russo ha posto come condizione chiave per interrompere l’escalation del conflitto una completa cessazione degli aiuti stranieri, sia militari sia di intelligence – a Kiev. Da capire se la intenda come condizione alla tregua di 30 giorni o all’accordo di pace definitivo. In ogni caso è un punto decisivo. Non a caso, il capo negoziatore ucraino Andrei Yermak è fermo: «Noi non accettiamo di discutere il nostro status e la riduzione delle nostre forze armate come vorrebbe Putin».
L’Unione europea sul punto non è però intenzionata a mollare e, stando alle bozze del documento, chiederà “solide e credibili garanzie di sicurezza per scoraggiare future aggressioni russe”. Inoltre, nel testo che sarà sul tavolo dei leader Ue si ribadirà ancora una volta il “continuo e incrollabile sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina”. La strategia del “porcospino d’acciaio” prevede di rafforzare militarmente l’Ucraina fino a renderla difendibile a qualunque assalitore, integrandola quanto più possibile nel sistema di appalti europeo allo studio dell’esecutivo di Bruxelles.



