Criss, Valemno, Chef, Marco, Thomas Burberry. Questi i nickname dei ragazzi coinvolti nella tragica vicenda di Andrea Prospero, il 19enne morto suicida a Perugia a causa di un mix letale di oppiacei.
Criss era il nickname impiegato proprio da Andrea, che si è tolto la vita incoraggiato, piuttosto che dissuaso, da Valemno. Il ragazzo sotto il nickname di Marco ha spedito l’ossicodone ad Andrea e Chef sembrerebbe essere un amico di Valemno che si è aggiunto alla chat quando Andrea Prospero era in punto di morte, rischiando un’accusa di omissione di soccorso. Su Thomas Burberry le indagini sarebbero ancora in corso.
Ma dietro questa vicenda ci sarebbe molto di più. Ad essere coinvolti, oltre agli appena maggiorenni, sarebbero almeno altri quattro individui, i presunti capi di un organizzazione che si occupa di effettuare truffe e vendite online fittizie. Si tratterebbe di reclutatori di ragazzi insospettabili e vulnerabili con la finalità di orchestrare diversi raggiri. Ai capi adesso è diretta l’inchiesta affidata dalla Procura di Perugia nelle mani della squadra mobile e alla polizia postale. Ma riuscire a rintracciarli non sarà per nulla semplice per due ragioni: in primis, per via della cancellazione automatica dei messaggi impostata nella chat, con lo scopo di non lasciare tracce. In secondo luogo, poiché dal 24 gennaio c’è stato tutto il tempo necessario per far scomparire le prove.
Il sistema si basava sulla irrintracciabilità, come dimostrato dalle 46 schede telefoniche e dai cinque telefoni dati in dotazione ad Andrea Prospero, tramite i quali accedeva con profili diversi.
Non risulta chiaro con quale grado di lucidità il 19enne si sia prestato ad effettuare chiamate e inviare messaggi alle potenziali vittime delle truffe, vendendo loro merce che non avrebbero mai ricevuto.
Ci si domanda chi sia stato a fargli avere le schede telefoniche e le due carte di credito – trovate senza soldi all’interno – e in che maniera venisse pagato. O ancora se Andrea abbia messo da parte anche una piccola cifra, e, se si, dove. Le indagini della polizia non escludono che si possa trattare di Bitcoin.
Le sette dosi di ossicodone che hanno contribuito alla morte del 19enne, in totale 170 milligrammi acquistati a 170 euro, mettono in luce un’altra questione: Prospero avrebbe ricevuto le dosi da Marco che, a sua volta, le avrebbe ottenute da Valemno, figlio di infermieri. Il ragazzo è di recente finito nei guai perché trovato in possesso di sostanze simili, probabilmente ottenute all’insaputa de genitori, sfruttando il loro mestiere. Il gioco di incastri con Marco era un modo per sviarne la provenienza. Ma dalla medesima chat Prospero era riuscito anche ad acquistare Xanax senza essere in possesso di una ricetta. E ancora: Andrea era in ritardo con il pagamento dell’affitto della stanza presa per due mesi a 1.000 euro. Che forse qualcuno dovesse pagarla per lui?. Molte sono le domande che non trovano risposta.
L’attività di phishing veniva condotta da Andrea anche quando era in casa dei suoi genitori, a Lanciano. Nel mese di settembre Andrea si era trasferito a Perugia per studiare informatica. A gennaio, si è spostato nel rifugio segreto. Questa decisione potrebbe essere legata ad un maggiore coinvolgimento del ragazzo nelle attività losche. Ma si è trattato di un passo che lo ha condotto ad un isolamento sempre maggiore, fino al suicidio, avvenuto sotto gli occhi indifferenti dei coetanei.
Ma c’è un ulteriore aspetto nelle indagini da verificare: Prospero potrebbe essersi ripreso mentre poneva fine alla sua vita. Il dubbio è emerso dai messaggi scambiati con l’indagato. Valemno ha domandato a Prospero: “Hai preso oxy?”. “Sì, non lo vedi?”, ha poi replicato Prospero. In seguito, Valemno ha scritto a Marco: “Ha mandato il video”. Ma del filmato, al momento, non c’è traccia.
Suicidio Andrea Prospero, i ragazzi coinvolti e le ultime rivelazioni: caccia a quattro truffatori



