La guerra fredda 2.0, non più tra Usa e Urss (oggi Federazione russa), ma tra Russia e Bruxelles (e quindi, Italia), non si sta appalesando con la sola, ridicola, grottesca neo-lingua, tipo “piano di Riarmo”, diventato ad uso e consumo degli utili idioti del “popolo-bue”, pronto per ogni manipolazione “piano Prontezza”; oppure “contingente di interposizione” (militare) diventato per magia “forza di rassicurazione”, guidato come spera, dal novello Napoleone-Macron.
Ma si tinge anche di giallo. Siamo tristemente tornati agli anni Cinquanta-Sessanta-Settanta?
Andiamo ai fatti: per una settimana a marzo, un drone russo (siamo sicuri?) ha sorvolato (come ha fatto?) una delle zone più sorvegliate d’Italia, il Joint Research Centre della Commissione Ue a Ispra, sul lago Maggiore.
Gli stessi responsabili del centro hanno intercettato ben 5 passaggi del drone con il loro sistema di rilevamento sperimentale di velivoli sconosciuti, segnalandoli ai vertici della nostra sicurezza.
Insomma, è scattato un preoccupante allarme e la Procura di Milano ha aperto un fascicolo affidando le indagini ai Carabinieri del Ros.
A parte le domande che naturalmente resteranno senza risposte (i nostri servizi, i nostri apparati militari, molto solerti ed efficienti quando serve e stranamente silenti e distratti quando serve), resta da capire se il drone sia stato pilotato dalle vicinanze o da remoto. Nei dintorni del centro, inoltre, particolare non da poco, ci sono gli impianti dell’Aeronautica di Leonardo: due più due fa quattro.
C’è un collegamento col suddetto piano di riarmo (Re-Arm Europe)? Se Mosca, ad esempio, ritiene pericolosa la nuova strategia “occidentale”, ogni fine giustificherebbe i mezzi. E le potenze interessate hanno adesso e domani, il diritto-dovere legittimo di monitorare le mosse del nemico. In soldoni, di spiarsi a vicenda.
Il centro in questione, lo ricordiamo, nasce come Euratom, centro europeo sulle ricerche nucleari per l’energia (il governo Meloni, guarda caso, ha ridato nuovo impulso al nucleare). In tutta Europa, considerando le sue varie sedi sparse ovunque, le persone che ci lavorano sono circa 3mila.
Tra i compiti del Jrc, ricorda il Corriere delle Sera, c’è quello di fornire valutazioni indipendenti sulla sicurezza dei confini, sulla sorveglianza marittima e sulla cybersicurezza (parole-chiave usate sia dalla Meloni, sia da Crosetto, a proposito del piano di difesa Europeo).
E colpisce la concomitanza col dibattito sul riarmo europeo scatenato anche dalle recenti posizioni di Trump. A peggiorare le cose c’è appunto, la vicinanza del centro spiato dal drone, con gli stabilimenti della principale società di difesa italiana, la Leonardo, di cui l’attuale ministro degli esteri è stato consulente incassando (dati riportati dal Fatto Quotidiano), circa 1,8 milioni di euro tra il 2018 e il 2021, senza contare gli altri compensi incassati da “Orizzonti sistemi navali”, partecipata sempre da Leonardo e da Fincantieri. Guadagni ovviamente leciti.
Un’ultima tinta inquietante che richiama altri episodi collegati allo spionaggio. Sempre sul lago Maggiore, come noto, abbiamo assistito al misterioso naufragio e alla morte di tre agenti segreti nel 2023, poi concluso con la condanna a 4 anni per omicidio colposo patteggiata dal comandante della barca (sospetto: chi ha coperto?).
C’è un nesso tra i due casi? In attesa della versione istituzionale del ministro Piantedosi, ogni chiave di lettura è possibile. E auspicabile.



