Dentro o fuori? Fuori. La Consulta sbarra la strada a Vicenzo De Luca sul terzo mandato. E, forse, anche a Luca Zaia per il quarto. Alle 19,33 di un mercoledì qualunque atteso però per mesi dai partiti di centrosinistra la Corte Costituzionale diffonde la nota con la quale boccia il voto adottato in Consiglio regionale della Campania a novembre che aveva reso tecnicamente possibile la ricandidatura a governatore dello “sceriffo”. «L’articolo 1 della legge della Regione – ricostruisce la Consulta – dopo avere previsto che non è immediatamente rieleggibile alla carica di Presidente della Giunta regionale chi, allo scadere del secondo mandato, ha già ricoperto ininterrottamente tale carica per due mandati consecutivi, ha tuttavia stabilito che, (a)i fini dell’applicazione della presente disposizione, il computo dei mandati decorre da quello in corso di espletamento alla data di entrata in vigore della presente legge. Ma proprio inserendo questo inciso, sottolinea la Corte Costituzionale, la Regione ha reso inapplicabile, per la prossima tornata elettorale, il principio fondamentale del divieto del terzo mandato consecutivo posto dallo Stato con la legge numero 165 del 2004, “così violando l’articolo 122, primo comma, della Costituzione, che attribuisce al legislatore regionale il compito di disciplinare, tra l’altro, le ipotesi di ineleggibilità del presidente della Giunta regionale nel rispetto dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica».
A stretto giro di posta giunge la risposta di De Luca all’insegna del sarcasmo: «Accolta una tesi strampalata, progettata in udienza, che ha fatto inorridire autorevoli costituzionalisti. La buona notizia è che ci sarà molto lavoro per gli imbianchini. Si dovrà infatti cancellare in tutte le sedi giudiziarie del Paese la scritta: la legge è uguale per tutti». In effetti è forte il sospetto che il governo abbia deciso di impugnare quel voto in Consiglio nell’intento, in caso di esito favorevole, di spaccare il centrosinistra e di riconquistare la Campania dopo dieci anni di amministrazione deluchiana.
Quali sono ora gli scenari verosimili? Qualunque previsione sembra prematura, ma qualche considerazione è possibile farla. Negli stessi momenti nei quali si aspettava la decisone della Consulta, Elly Schlein incontrava Roberto Fico, dirigente di peso del Movimento 5 Stelle, per sondare la sua disponibilità a candidarsi a governatore alla guida del campo, il più largo possibile, del centrosinistra. Fico piace a molti, ma non a tutti. I moderati che hanno sostenuto convintamente De Luca, per esempio, storcono il naso: «Con lui non ci stiamo». L’ex presidente della Camera ha un profilo troppo radicale e alcune sue recenti dichiarazioni hanno lasciato basiti più di un dirigente politico: «Il termovalorizzatore di Acerra? Va assolutamente spento». Quindi potrebbe partire presto la caccia a un candidato moderato, quell’identikit corrisponderebbe al sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, già ministro nel governo Conte, che nel frattempo ha già cancellato ogni ipotesi.
E De Luca? Aspetterà che si raffreddino gli animi per decidere cosa fare. Il buonsenso dovrebbe consigliargli di trattare con gli onori la sua uscita di scena e di sostenere con la sua lista, già bella e pronta, “A testa alta”, il candidato del centrosinistra. C’è chi invece è convinto che De Luca sia pronto a sostenere il candidato del centrodestra nella logica del “Muoia Sansone con tutti i filistei”. Potrebbe inoltre tentare la scalata alla segretaria nazionale dopo aver subito per mesi attacchi di ogni genere dagli inquilini del Nazareno. Infine, potrebbe valutare di chiudere in bellezza la sua notevole esperienza politica tornando a fare il sindaco di Salerno dove vincerebbe a mani basse.
La decisione della Consulta chiude forse anche la porta a un ulteriore possibile mandato per il presidente della Regione Veneto Zaia. «Siamo di fronte a un Paese che, in alcune delle proprie norme, vive nell’ipocrisia. La sentenza, di natura tecnica, riguarda la Regione Campania – dice il governatore del Veneto – senza entrare nel merito dei tecnicismi della legge campana la Corte chiarisce che chi ha già ricoperto due mandati consecutivi non può candidarsi per un terzo. Si tratta, appunto, di un rilievo tecnico. La Corte afferma nella nota – prosegue Zaia – che questo principio si applica a tutte le Regioni che si sono dotate di una legge elettorale. A questo punto, la domanda che sorge è: cosa accade nelle Regioni che non l’hanno adottata? Un altro passaggio rilevante è il richiamo della stessa Corte alla distinzione tra Regioni ordinarie e a statuto speciale. Queste ultime, come viene sottolineato, non sono vincolate al limite dei mandati – prosegue -. È emblematico che proprio oggi la Provincia autonoma di Trento abbia giustamente approvato una norma che consente il terzo mandato. Questo apre una riflessione più ampia, di natura politica: siamo di fronte a un sistema che presenta evidenti contraddizioni e disparità. Il blocco dei mandati, infatti, vale solo per alcune Regioni e solo per alcuni sindaci – conclude Zaia – tutte le altre cariche istituzionali nel nostro Paese non sono soggette ad alcun limite di mandato e vige la totale libertà». In soldoni che significa? Il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari è lapidario: «Resta la questione politica per noi, il Veneto deve andare alla Lega». La campagna elettorale può cominciare.



