Conclave. Ecco gli schieramenti in campo e i papabili 

martedì, 29 Aprile 2025
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Dunque il conclave è alle porte e presto conosceremo il nome del nuovo papa. Le votazioni inizieranno ufficialmente nel pomeriggio del 7 maggio. La domanda che tutti si pongono è quante fumate serviranno per eleggere il successore di Francesco. C’è chi dice che saranno poche, non più di quattro considerando che il Giubileo in corso impone di fare in fretta, chi invece che ne potrebbero servire sei o sette, visto l’alto numero di elettori e di voti necessari perché il prescelto ottenga il quorum. Staremo a vedere.

LE FORZE IN CAMPO

Probabilmente, come da tradizione, le prime due votazioni serviranno agli aspiranti papabili, e soprattutto ai blocchi che li sosterranno, per misurare il proprio peso e la forza effettiva che sono in grado di esercitare. Candidati di bandiera dunque che dimostreranno quanto il “partito” di riferimento è realmente consistente e determinante per eleggere il nuovo pontefice. Pare che i conservatori più tradizionalisti alla prima votazione punteranno sull’ungherese Peter Erdo arcivescovo di Budapest, mentre il blocco dei progressisti “radicali” riverserà i propri voti sull’arcivescovo di Lussemburgo Jean Claude Hollerich. Il blocco asiatico dovrebbe sostenere il filippino Louis Tagle insieme ad una larga fetta di cardinali di stretta osservanza bergogliana provenienti dalle cosiddette “periferie del mondo”. Il candidato di maggior peso sarà con ogni probabilità il segretario di stato Pietro Parolin. A lui dovrebbe andare il grosso dei voti, ovviamente non sufficiente a garantirgli la fumata bianca alle battute iniziali. Una volta che ogni fazione si sarà contata e avrà dimostrato quanto realmente potrà incidere numericamente, inizieranno le manovre e gli accordi in favore dei candidati più forti che, stando ai rumors dovrebbero risultare essere proprio Parolin, moderato e Tagle di orientamento progressista.

GLI OUTSIDER

Sullo sfondo restano tuttavia altri candidati ritenuti potenzialmente capaci di unire le varie anime e dare continuità al bergoglismo rafforzando il carattere universale della Chiesa, proseguendo sulla strada di un impegno pastorale sulle grandi tematiche mondiali, (pace, ambiente, lotta alla povertà, accoglienza), e portando avanti il progetto della sinodalita’ sapendo mediare fra il bisogno di innovazione e di apertura al mondo e la fedeltà alla tradizione. Ecco quindi l’africano Fridolin Ambongo Besungu capace di garantire continuità alla politica della Chiesa in favore del terzo Mondo ma mantenendo il rinnovamento all’ interno dei confini della tradizione come dimostra il suo impegno in difesa della famiglia naturale e contro le rivendicazioni LGBT. Altra figura chiave è rappresentata dal patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, grande promotore di pace, uomo del dialogo fra cristiani, ebrei ed islamici nella tormentata Terra Santa ma soprattutto fautore di una nuova evangelizzazione, fondata sulla comprensione della fede. In una recente intervista a Il Foglio, il porporato francescano nato a Cologno al Serio, ha evidenziato l’esigenza di rendere la dottrina e il catechismo sempre più comprensibili e alla portata di tutti perché chiunque, dal teologo più esperto al fedele meno istruito possano capire in egual misura la bellezza e l’originalità della fede. Pizzaballa è sembrato anche criticare tutti quei pastori troppo interessati ai problemi del mondo e poco a professare la fede che dovrebbe invece essere la missione principale della Chiesa.

IL CENTRISTA D’ OLTRALPE

Altro nome che potrebbe alla fine entrare in gioco e sparigliare le carte pare essere quello dell’ arcivescovo di Marsiglia Jean-Marc Noël Aveline considerato un pastore molto attento e sensibile ai temi sociali, ritenuto da più parti un centrista, essendo di sinistra in economia e di destra sui valori, pur non in maniera ossessiva come i conservatori e comunque sostenendo le aperture di papa Francesco ad esempio sulle coppie LGBT.. Ma c’è chi fa notare che la sua nazionalità non gli porti fortuna, visto che i francesi nella storia sono stati fautori di divisioni e di scismi.

DAGLI USA CON FURORE…….ANTI TRUMP

Ma c’è anche chi è pronto a scommettere che il nuovo papa possa alla fine arrivare dagli Stati Uniti per bilanciare il forte ascendente che Donald Trump esercita sui cattolici americani. Due i nomi in campo: l’arcivescovo di Chicago Blase Joseph Cupich e il cardinale Joseph William Tobin, entrambi in linea in questi anni con le critiche di papa Francesco alle politiche trumpiane. Mentre c’è chi è sicuro che il presidente Usa possa esercitare pressioni in favore di Timothy Michael Dolan considerato invece molto vicino si repubblicani e alle strategie della Casa Bianca.

LO ZUPPI NASCOSTO

Dulcis in fondo c’è chi ritiene che il fronte contrario all’ elezione di Parolin in quanto uomo di curia ed espressione della gerarchia vaticana e che sarebbe in cerca di un profilo più prettamente pastorale modello Bergoglio, potrebbero compattarsi sull ‘arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi che potrebbe alla fine raccogliere consensi anche fra i conservatori. Infatti Zuppi è uno dei vescovi consideratI più aperto verso il mondo tradizionalista al punto da aver sempre consentito nella sua arcidiocesi le celebrazioni secondo l’antico rito, senza frapporre impedimenti. Mentre Parolin è da più parti considerato l’ispiratore di Traditionis Custodes il motu proprio con cui Francesco ha riscritto in senso restrittivo e limitativo le regole per concedere le messe in latino. In più Zuppi a Bologna ha saputo conquistare sia l’apprezzamento delle associazioni LGBT che quello del Popolo della Famiglia e delle associazioni pro life a dimostrazione di una capacità di dialogo e di mediazione molto trasversale. E il fatto che il presidente Cei pare mostri un certo fastidio nel sentirsi chiedere se sarà della partita smentendo seccamente di poter diventare papa, lascerebbe presupporre una sospetta cautela.

I giochi dunque sono aperti e ora non resta che sperare che ci metta le mani lo Spirito Santo.

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