Svolta nel processo Becciu, parla l’avvocato Viglione

venerdì, 30 Ottobre 2026
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CARDINALE ANGELO BECCIU

Avvocato Fabio Viglione, lei difende, ormai da anni, il Cardinale Angelo Becciu e ora c’è una svolta nel processo: la Corte d’Appello della Santa Sede ha ribadito la richiesta all’accusa, il Promotore di Giustizia, di fornire alle difese tutti i documenti di cui dispone, pena la nullità del processo di primo grado, che ha visto condannato Becciu.

Intanto, la sentenza di primo grado, oltre a ridimensionare enormemente le accuse iniziali, ha stabilito per noi un fatto significativo che non può essere trascurato: il Cardinale non ha agito per arricchirsi in alcun modo, non c’è stato alcun profitto. Detto in altri termini, non si è appropriato neanche di un centesimo. Questo è ciò che conta di più per lui perché sono state cancellate le mortificazioni più aberranti e più lontane dalla verità.
In secondo luogo, è stata proprio la Corte a riconoscere la nullità della citazione a giudizio per il mancato deposito integrale degli atti. Tutti gli atti ed in forma integrale. Una nullità che avrebbe potuto dar luogo ad una rinnovazione dell’istruttoria, seguendo l’itinerario tracciato dalla Corte, solo attraverso il deposito integrale dei documenti. Ma quell’ordine di deposito non è stato integralmente eseguito, e quella nullità, dunque, non è stata sanata. Chiederemo di trarne le conseguenze: ovvero il rispetto di un principio basilare che la Corte ha già affermato. Non una formalità ma una condizione ineliminabile per un processo giusto.

Tra i colpi di scena del processo ci sono state anche le chat whatsapp – inizialmente omissate – tra persone apparentemente estranee al processo e la deposizione di Mons. Perlasca definito il grande accusatore del Cardinale.

Questa ormai è cronaca. Le chat vennero fuori dopo il controesame in aula di Mons. Perlasca. In un primo tempo fu possibile per noi difensori accedere solo a pochi messaggi perché era stata aperta una nuova indagine proprio alla luce di alcuni contenuti presenti nelle comunicazioni e l’Ufficio del Promotore ritenne di non poterne ostendere tutti i messaggi per tutelare il segreto investigativo.
Ora quelle chat – anche se fuori tempo massimo rispetto alla sentenza di primo grado – sono state prodotte senza omissis dal Promotore in Corte d’Appello e non sono più segrete. La lettura di quelle conversazioni che, come detto, sono venute fuori proprio attraverso l’evoluzione delle testimonianze nel processo, raccontano una genesi delle accuse che ha confermato quanto il Cardinale disse dal primo momento quando si dichiarò vittima di una ‘macchinazione’. Oggi quella espressione si sposa perfettamente con la dolorosa lettura delle chat.

Ma che ruolo aveva il cardinale come numero tre del Vaticano?

E’ un ruolo complesso, non si può sintetizzare senza rischiare eccessi di semplificazione. Certamente sovrintendeva, da Sostituto della Segreteria di Stato Vaticana, oltre quindici uffici, non solo quello che si occupava degli investimenti. Si affidò alle valutazioni degli uffici amministrativi competenti ritenendo sempre di portare a compimento operazioni proficue oltre che assolutamente lecite.

Perché a margine dell’udienza il Cardinale si è detto “nervoso” e il fratello Mario sui social ha parlato di abuso di pazienza?

Il Cardinale partecipa a tutte le udienze. Dopo 6 anni vissuti con sofferenza e logoramento, attendendo una parola di giustizia e di verità sulla correttezza del proprio operato, credo si tratti di una reazione che mostra la sua umanità. Ritengo vada compresa la reazione emotiva di chi attende il momento di liberarsi da un’accusa ingiusta e definire un lungo e tormentato processo. Ma devo dire che dopo l’iniziale sconforto ha prevalso in lui, come ha poi immediatamente tenuto a precisare, il compiacimento per l’attenzione che la Corte sta riservando alle questioni giuridiche di carattere preliminare. Non ho letto il messaggio sui social del fratello Mario ma devo dire che anche i parenti stanno soffrendo tanto e da molti anni ormai. E non voglio neanche fermarmi a ricordare la gogna mediatica che gli venne ingiustamente riservata. In ogni caso, il Cardinale ha compreso esattamente i termini della questione che abbiamo affrontato, che prescinde in questo momento dall’innocenza e si sposta sulle garanzie fondamentali del giusto processo alle quali non si può mai derogare. Approfondire tali aspetti è imprescindibile e la Corte lo sta facendo. Ed è ciò che più conta.

 

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