Conclave. Il gabbiano star del primo giorno. Il pericolo di una religione mediatica

giovedì, 8 Maggio 2025
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Quasi seimila giornalisti accreditati, folle di fedeli, turisti e curiosi che sono accorse a San Pietro per assistere al rituale “verdetto” quotidiano, sperando che già al primo giorno si potesse assistere alla famosa fumata bianca.

Non c’è panel tv che non affronti questo “epocale evento”, con tanto di commentatori “esperti” o improvvisati. D’altra parte, la morte di papa Francesco, il funerale e il Giubileo, uno dopo l’altro a ritmo furente, sembrano essere stati tutti figli di una “superiore regia”. E sembrano fatti apposta per aumentare in prospettiva l’audience nazionale e mondiale.

Ma in primis lui, il gabbiano, diventato il vero artefice di ieri. Dopo le cornacchie e i corvi che in passato hanno divorato le colombe bianche, non poteva mancare un riferimento ornitologico alto. Appollaiato sul camino, dandosi forse il cambio con i suoi simili, ha attirato, catalizzato l’attenzione dei tantissimi visi proiettati all’insù. Per qualcuno è stato il segno simbolico di un destino celeste; per qualcun altro una spia con tanto di registratore per raccontare urbi et orbi quello che stava avvenendo nel segreto del Conclave.

Un Conclave irrimediabilmente diviso tra “progressisti” e “conservatori” (categorie banalmente politiche e non ascrivibili alla geografia della Chiesa, ma che usiamo per dovere di semplificazione), e che se non prevarrà oggi un candidato di bandiera, potrebbe vedere in seguito l’affermazione di un inaspettato outsider.

Tornando al Conclave, la prima cosa da dire è che se c’è tanta attenzione a questo momento, è per l’assoluta mancanza di punti di riferimento veri. Traspare dal dato emotivo, dalla forte partecipazione e della massiccia presenta di umanità, un terribile bisogno di certezze da parte dei popoli. Stiamo vivendo un periodo molto difficile, lacerante, tra guerre, crisi economiche, migratorie, ambientali, sanitarie. E delegittimata la politica, ridimensionati molti leader mondiali, la religione sembra restare l’unica agenzia di senso degna di nota.

Emblematico il consenso trasversale tributato ad esempio, a re Carlo, durante il suo discorso in Parlamento a Camere riunite. Dovevamo trovare da un monarca quella dignità, quella sacralità e credibilità delle istituzioni che non abbiamo più?
La seconda cosa da dire, purtroppo attiene al circo mediatico. Il “toto-papa” cui assistiamo quotidianamente sembra più l’Isola dei Famosi che una sacrosanta e normale attesa. Fa male l’ufficio stampa vaticano a esultare.

E un motivo c’è. Papa Francesco è stato un pontefice prevalentemente mediatico e quindi, pure il funerale e il Conclave sono l’espressione della medesima linea. Chi semina raccoglie.

Non a caso si parla e si è parlato del “funerale del papa” (le centinaia di migliaia di persone lungo le strade di Roma col cellulare per immortalare solo un evento, uno spettacolo, non un episodio di una storia millenaria); non a caso, poi, si parla di “successore del Francesco” (non di Cristo). O per quanto riguarda il Conclave, di “continuità sempre con Francesco”.

È vero che viviamo nell’era della mediaticità, dei social, della personalizzazione, e la modernità o si gestisce o si subisce. Ma la Chiesa agli annunci deve far seguire i fatti. La Chiesa è “contenuto”, è messaggio, speranza. Ricordo sommessamente che si viene amati, accolti, accettati in virtù degli annunci, ma se poi a questi non seguono i fatti, si va dalle stelle alle stalle. È sui fatti che il mondo, gli elettori, i fedeli, i cittadini giudicano.

Bergoglio ha fatto tanti, forse troppi, annunci, dando l’impressione a livello di percezione collettiva, di essere un pontefice progressista, di rottura. Creando di fatto una scissione, una separazione estetica e non solo, tra la figura del papa e la stessa Chiesa. Se prima Chiesa e Papa erano, come devono essere, indivisibili; ora per gran parte dell’opinione pubblica “Chiesa e Papa” sono quasi due entità diverse, quasi in contrasto (come dire, il Papa ha tentato di cambiare, la Curia, invece, è rimasta aggrappata ai privilegi, al potere). Speriamo che ciò cambi presto. Anche perché se il prossimo pontefice non andrà a vivere a Santa Marta, significherà che è un papa reazionario?

Quando, infatti, si chiede cosa sia piaciuto di papa Bergoglio, tutti a dire che è stato vicino alla gente, ai poveri, agli ultimi, all’ambiente e alla pace.

Domanda: ci può essere un papa che possa dire e auspicare il contrario? È stato solo questo che ha connotato, caratterizzato il suo pontificato? Se sì, viene tristemente confermato il mero dato mediatico.

Entrando nel merito, a conti fatti, la pastorale, sebbene bombardata dai suoi innumerevoli annunci “rivoluzionari”, non è mutata di una virgola. Il famoso documento è stato bocciato e andrà riscritto.

Sulla dottrina, papa Bergoglio è stato molto più conservatore di parecchi suoi predecessori. Basti ricordare alcuni passaggi: sull’aborto (“un omicidio, i medici che lo fanno, sicari con i guanti bianchi”), sul gender (“un errore della mente”), sulla famiglia naturale (“il disegno di Dio sulla terra”), e per finire, la tanto strumentalizzata frase sui gay: “Chi sono io per giudicare, se cercano il Cielo, si comportano bene e non fanno lobby massoniche”: tre pre-condizioni non da poco.

Infine, e lo vedremo, un pontificato si giudica dai numeri e dagli effetti. Vorremmo vedere proprio i risultati della Chiesa in uscita, dell’ospedale da campo, in termini di conversioni, ritorni all’ovile, recupero dei sacramenti.

Piacere al mondo non è la priorità del cattolicesimo (San Giovanni disse: “Siamo nel mondo, ma non del mondo”); il cattolicesimo nasce scandalizzando, contrapponendosi al mondo (altrimenti Cristo, i Santi, gli Apostoli, i Profeti, non sarebbero morti o non sarebbero stati perseguitati).

La Chiesa (dal Papa ai Cardinali fino ai Sacerdoti), non è una Onlus, non è un partito, o una cittadella popolata da soli assistenti sociali. Va bene accompagnare, accogliere, ascoltare, ma poi bisogna evangelizzare, garantire un percorso. Costoro, nessuno escluso, sono educatori, e devono dire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, nel segno del motto di Edith Stein: “Non c’è verità senza amore, ma nemmeno amore senza verità”.

Ecco, la sensazione è che papa Francesco abbia puntato esclusivamente sull’amore.
Da qui l’appello di molti Cardinali e di figure luminose della Chiesa a ricondurre il mondo alla Chiesa e non viceversa.

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