Referendum 8-9 giugno, cosa succede se vince il Si

mercoledì, 4 Giugno 2025
1 minuto di lettura

 

Il prossimo week end l’Italia torna alle urne. L’ oggetto della votazione da parte dei cittadini saranno 5 quesiti referendari che si incentrano su: lavoro, precariato, sicurezza del lavoro e immigrazione. Le consultazioni sono state fortemente volute dalle organizzazioni sindacali, in particolare dalla Cgil, e da alcuni movimenti civici e si svolgeranno in concomitanza con le elezioni amministrative in diverse regioni e comuni italiani. Ma vediamo i principali argomenti per cui si tornerà a votare e le proposte di abrogazione.

Primo argomento sul piatto: il contratto di lavoro e la disciplina dei licenziamenti illegittimi. Questo quesito riguarda il Jobs Act e propone l’abrogazione della disciplina sui licenziamenti previsti dal contratto a tutele crescenti. Attualmente, nelle imprese con più di 15 dipendenti infatti un lavoratore licenziato illegittimamente non ha diritto al reintegro. L’abrogazione di questa parte permetterà un reintegro dello stesso.

Sul fronte invece: piccole imprese – licenziamenti e relativa indennità , ci sarà un’ abrogazione parziale. Questo quesito mira a rimuovere il limite all’indennità per i licenziamenti nelle piccole e medie imprese. Oggi, in caso di licenziamento illegittimo, il risarcimento non può superare le sei mensilità. Qualora vincesse il “Si” si possono superare le sei mensilità di indennità.

Per quanto riguarda il terzo quesito ovvero le norme in materia di apposizione di termine al contratto di lavoro subordinato , la proposta è quella di reintrodurre l’obbligo di causale per i contratti di lavoro inferiori a 12 mesi per garantire una maggiore tutela ai lavoratori precari.

E via via con il quarto quesito legato alla sicurezza sul lavoro che intende ampliare la responsabilità dell’azienda che commissiona un appalto. Attualmente, questa responsabilità riguarda solo i rischi generici, mentre la proposta mira a includere anche i rischi specifici legati agli incidenti.

Infine il più discusso dei 5 quesiti è quello legato alla cittadinanza italiana e all’immigrazione . Qui l’abrogazione permetterà di dimezzare da 10 a 5 anni il periodo di residenza legale in Italia necessario per presentare la richiesta di cittadinanza.

Vediamo cosa succederà, sui banchi dell’opposizione si grida alla svolta mentre la maggioranza è accusata di favorire l’assenteismo alle urne.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.