Italia, Gattuso si presenta da CT: “Con la paura non si va da nessuna parte”. Gravina: “Lui scelta convinta”

giovedì, 19 Giugno 2025
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L’Italia riparte e lo fa da Gennaro “Ringhio” Gattuso, che ora dovrà guidare la Nazionale in una impresa. Un nuovo corso, la cui differenza è tutta nell’immagine. L’ultima conferenza di Luciano Spalletti, lasciato solo con lo sguardo della delusione e il peso del fallimento, è l’istantanea di una fine annunciata. Quella di Gennaro Gattuso al Parco dei Principi di Roma, invece, è il manifesto di una Federazione che vuole ricominciare insieme: tutta la dirigenza al fianco del nuovo CT, volti noti come Prandelli, Viscidi, Bonucci e Zambrotta in prima fila. Un contrasto che racconta molto più delle parole. Eppure, c’è un’assenza che brucia: nessun cenno a Claudio Ranieri, che pure era la prima scelta di Gravina. È stato lui a dire no, scegliendo la Roma e lasciando la Nazionale a un piano B diventato ora progetto ufficiale.

Gattuso è il nuovo commissario tecnico dell’Italia. Campione del mondo nel 2006, allenatore di temperamento e identità, prende in mano una Nazionale ferita e spenta. Ma nel suo sguardo non c’è esitazione, ma la fame e consapevolezza che ne hanno contraddistinto la carriera in campo.

Gattuso: “Con la paura non si va da nessuna parte”, le parole identitarie di Ringhio

“Spero di essere all’altezza. È un sogno che si realizza, ma so che ci sarà da lavorare tanto. Serve entusiasmo, senso di appartenenza, spirito di gruppo. Dobbiamo riportare la gente a tifare la Nazionale, ma possiamo farlo solo se ci crediamo per primi”, parla con schiettezza, Gattuso, e non nasconde l’urgenza del momento con l’Italia ad un passo dal baratro del terzo Mondiale di fila a casa.

Il tecnico però ha le idee chiare, bisognerà lavorare sulla testa: “Con la paura non si va da nessuna parte. L’ho detto ai miei giocatori in passato, lo ripeto ora: bisogna affrontare ogni partita con coraggio, testa alta e orgoglio. Il talento da solo non basta, servono le idee e la voglia di soffrire insieme.”

Chiaro anche quale sarà lo stile che porterà sulla panchina azzurra: “La figura da calciatore è difficile da cancellare. Tutti pensano a un Gattuso tutto cuore e grinta, ma oggi un Gattuso nella mia squadra non lo metterei, per come voglio giocare. Questa è la verità. Bisogna analizzare bene: con cuore e grinta non si sta undici-dodici anni ad allenare. Mi piace aggiornarmi, parlare di calcio. Negli ultimi anni il calcio è cambiato, ogni calciatore ha una testa e non tutti sono uguali. Oggi i calciatori sono più professionisti, ma fanno un po’ più fatica a fare gruppo”.

Gattuso non si presenta solo, ma anzi con un cuscinetto di persone pronte a supportarlo: “Ho Bonucci nel mio staff e poi altri cinque componenti che lavorano da anni con me. Prandelli, Zambrotta e Perrotta ci daranno una mano insieme a Viscidi. Io col Napoli ho perso una Champions con 77 punti, col Milan non ci sono andato per un punto. Con l’Hajduk dopo 19 anni ci siamo giocati il campionato con una squadra imbottita di giovani. Dipende poi come vengono scritte le cose: solo una squadra vince il campionato, poi bisogna vedere il lavoro e come ha lavorato, se ha fatto crescere i giovani e la squadra.”

Sulle nuove sfide del ruolo: “La quotidianità sarà diversa. Spero di non stressare i colleghi della Serie A e chi lavora all’estero, l’obiettivo è vedere un paio di giorni di allenamento, parlare coi giocatori e vedere le partite. Sarà questa la vita, treni, aerei, vedere i giocatori e fare le scelte migliori…”.

Un pensiero va a Lippi: “Cosa mi ha detto? Non posso dirlo. Mi ha detto ‘sei CT’, capite dove voglio arrivare…(ca*** tuoi, ndr). Io spero di fare ciò che ha fatto Marcello: non dico alzare la Coppa al cielo, ma creare quell’alchimia nello spogliatoio”, ha sottolineato ricordando lo spirito degli eroi del 2006 “Spero di ricreare quel senso di appartenenza, voglio vedere giocatori che arrivano a Coverciano col sorriso, che stanno bene. Devo riuscire a interagire coi giocatori in maniera corretta, i tempi sono cambiati e bisogna essere bravi a entrare nella loro testa, nel modo giusto. Non pensare che loro devono cambiare, siamo noi a dovergli andare incontro”.

Infine, un tocco personale: “Tanti messaggi in questi giorni. Ma sentire i miei genitori emozionarsi per l’opportunità che mi ha dato la Federazione è stato un bel momento, di gioia. Poi tanti altri messaggi, ma sentire papà e mamma emozionarsi ancora è stato bello”.

Gravina: “Condivisa, tecnica, convinta. Gattuso è l’uomo giusto”

A spiegare la scelta è il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, che nella conferenza affianca il nuovo tecnico, con accanto Buffon e tutto lo staff. Una scena ben diversa dall’addio a Spalletti, lasciato solo a fronteggiare le domande: “C’era bisogno di una scossa. Spalletti ha dato tanto, e a lui va il nostro ringraziamento, ma serviva un cambio di rotta netto. La scelta di Gattuso è tecnica, condivisa, convinta. Non è solo cuore o nostalgia: Rino è stato scelto per le sue competenze, per la sua conoscenza del calcio italiano e per la capacità di lavorare con i giovani.”

Gravina ammette che la decisione è frutto di un confronto interno ampio: “Buffon ha avuto un ruolo importante nel confronto. Abbiamo valutato varie ipotesi, poi abbiamo capito che Gattuso era l’uomo giusto. Conosce la pressione, conosce l’ambiente e soprattutto sa cosa vuol dire indossare questa maglia. Serve uno che sappia trasmettere entusiasmo e valori, non solo tattiche”. Nessuna parola su Claudio Ranieri, nonostante fosse stato il primo nome valutato. Nessuna spiegazione ufficiale sul suo rifiuto, dettato dalla volontà di tornare alla Roma con un incarico dirigenziale. Ora però la strada è segnata: è il tempo di Gattuso. E non ci sono più alibi, gli azzurri saranno messi davanti alle loro responsabilità. L’assenza dal Mondiale non può essere più contemplata.

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