Sala tira dritto: «Ho le mani pulite». Ma è pace armata col Pd

lunedì, 21 Luglio 2025
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Beppe Sala non si dimette. «Ho le mani pulite», ha scandito in Consiglio comunale utilizzando un’immagine che riporta ai tempi traumatici di Tangentopoli. «Dobbiamo mantenere gli impegni presi con gli elettori», ha aggiunto per motivare la sua decisione di rimanere alla guida di Palazzo Marino: «Se la maggioranza c’è, ci sono io».

A lasciare lo scranno è invece l’assessore  all’urbanistica Giancarlo Tancredi, pesantemente coinvolto nello scandalo. «Mi dimetto», ha detto fra le lacrime, «ma ho la coscienza pulita». L’assessore dimissionario si è detto anche deluso da «alcune forze della maggioranza»

Sala ha fatto un discorso all’offensiva («non potete destabilizzarmi», ha detto rivolto ai suoi avversari), ma il suo intervento si è svolto in un clima di tensione, dentro e fuori l’aula. Il sindaco è stato più volte interrotto dall’opposizione. Con un consigliere di FdI ha anche direttamente polemizzato. Si tratta di Enrico Marcora che ha diffuso un’immagine del sindaco in tenuta da carcerato. «Da certa politica – ha detto Sala – ho rilevato atteggiamenti sgraziati e maleducati».

Secondo i “retroscena” usciti oggi su vari giornali, Sala aveva preparato due diversi finali di discorso: uno che prevedeva la continuazione del suo mandato e l’altro invece le dimissioni. Questa seconda opzione sarebbe scattata qualora la condizione fondamentale per il suo mantenimento in carica fosse stato il sostanziale commissariamento del sindaco da parte del Pd, azionista di maggioranza della Giunta di Palazzo Marino. L’incontro chiarificatore che il primo cittadino ha avuto ieri con i vertici cittadini e regionali del partito ha scongiurato questa seconda ipotesi.

Ma tra Sala e il Pd è pace armata. Di sicuro le due parti hanno trovato diversi punti di compromesso, pur se si tratta di un esito in qualche modo obbligato, dal momento che eventuali elezioni anticipate a Milano comporterebbero un vero e proprio massacro per il partito di Elly Schlein.

La soluzione a breve termine riguarda il rinvio a settembre della delibera per la vendita a Inter e Milan dello stadio di San Siro (destinato alla demolizione), che il sindaco avrebbe voluto invece concludere entro la fine di luglio. Sia detto per inciso, dietro tale operazione c’è un lucroso business: sono diversi i cantieri già pronti a partire per cambiare il volto di quell’area urbana, compatibilmente, come è ovvio, con lo sviluppo dell’inchiesta avviata dalla Procura.

Ma le grandi questioni sullo sfondo riguardano la politica abitativa e quella sociale. L’indagine dei pm ha fatto ricordare al Pd di essere un partito che in teoria  dovrebbe trovarsi al fianco dei ceti più deboli, settori sociali che sono invece stati letteralmente travolti dallo sviluppo di Milano negli ultimi anni: caro immobili, caro affitti e caro vita stanno espellendo dalla città gli appartenenti alle fasce popolari e al ceto medio unitamente agli studenti fuori sede.

Il compromesso, in questo caso, è un piano per l’edilizia popolare e per affitti a prezzi sostenibili o calmierati, oltre al rilancio dei temi cari alla sinistra come le politiche green o gli interventi per la mobilità sostenibile.

A compromettere la convivenza tra Beppe Sala e il Partito democratico milanese potrebbe esserci, in prospettiva, la spiccata vocazione del primo cittadino al decisionismo, una caratteristica che mal si concilia, oggi, con le esigenze di un partito che dovrà trovare, di qui a due anni, un nuovo candidato sindaco (le elezioni per il Comune si svolgeranno a Milano nel 2027). È il caso di ricordare che, indipendentemente dall’inchiesta della Procura, l’attuale primo cittadino non sarà comunque ricandidabile per via dei due mandati consecutivi.

Per tutti questi anni, mentre Sala e i grandi manager del mattone edificavano una città a misura dei super ricchi, il partito della sinistra, erede del partito della “classe operaia” (il vecchio Pci) che fu, volgeva lo sguardo da un’altra parte. Ma ora non è più possibile per gli ex “compagni” fare finta di niente. La storia (ancorché con la esse minuscola) ha mandato il suo conto. E si tratta di un conto salato.        

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